Salmo a quattro voci, nel solco di Bach

Una nuova composizione del musicista valdese Furio Rutigliano

 

Aveva suscitato interesse, e anche curiosità, la composizione di un Sanctus et benedictus da parte di un musicista e compositore valdese: ne avevamo parlato in vista del Natale 2022, quando il coro della parrocchia cattolica di Saint-Martin ad Arlon, non lontano dal confine tra Belgio e Lussemburgo, per opera del suo direttore Giacomo Di Tollo si apprestava a fare eseguire il brano composto da Furio Rutigliano e basato su un Salmo, il n. 10, nella sua versione francese: in francese un po’ perché questa è una delle lingue del Belgio e un po’ perché è stata per secoli lingua dei valdesi. Ora è la volta di un nuovo brano, un “corale” secondo le regole di Bach. Ne parliamo con l’autore.

 

– Il corale è un genere che, nel panorama della musica, sacra è molto familiare alle nostre chiese. Di che cosa si tratta?

«Il corale è un canto tipico nato con la Riforma protestante, molto semplice nella melodia e nel ritmo, su testi biblici o comunque con forte riferimento biblico, in lingua madre, al fine di mettere quante più persone nella possibilità di cantarlo e di partecipare così più attivamente al culto».

 

– La dizione precisa di questa composizione («Lungo gli altieri fiumi», Salmo 132, dalla raccolta dei Sessanta salmi di David edita da G. B. Pinerolio a Ginevra nel 1566, con prefazione di Giovanni Calvino) è: “corale figurato”: che cosa si intende, dal punto di vista tecnico? E perché diciamo che esso è stato composto secondo le regole di Bach?

«Il corale può essere eseguito così com’è, in modo che tutti cantino la stessa parte, in semplicità. Fin dai primi tempi, però, si affermò la pratica di comporre altre tre melodie in aggiunta a quella principale, dividendo così il coro in quattro voci. Se l’insieme conserva la semplicità originaria, abbiamo un corale semplice, più accessibile anche a chi suona l’organo durante il culto. Se invece le melodie aggiunte sono più mosse, più complesse e articolate, abbiamo un corale figurato. Questo corale segue, salvo qualche piccola eccezione, le stesse regole di composizione che Bach utilizzava nei corali da lui armonizzati in modo figurato».

 

– A un primo ascolto l’armonia che caratterizza questa composizione si presenta con un carattere moderno, che tuttavia echeggia una storia di secoli, anche di epoche e compositori precedenti il tempo di Bach: è così?

«Sì, la melodia originale è arcaica, risente del Canto Gregoriano e delle litanie della Chiesa composte ancor prima della Riforma, perciò colora di aspetti arcaici tutto l’insieme del pezzo».

 

– Il lettore, e successivamente l’ascoltatore, potranno chiedersi: ma perché proprio questo Salmo?

«Ho scelto questa melodia per la sua irregolarità metrica, che alle nostre orecchie di oggi può risultare insolita, e per la sua particolare lunghezza».

 

– Anche questo brano è frutto della collaborazione con il musicista Giacomo Di Tollo, che dopo la sua permanenza in Belgio, è ora tornato a Ortona, in provincia di Chieri. In che cosa consiste questa bella collaborazione, anche ecumenica?

«Anni fa avevo partecipato a dei concorsi di composizione organizzati dal maestro Giacomo Di Tollo, in Abruzzo: ci siamo così incontrati, e all’epoca gli avevo parlato dei valdesi e della musica della Riforma, argomenti che lo hanno molto interessato sia musicalmente sia teologicamente, e che lo hanno spinto a propormi dei lavori che rientrassero in questo filone, recuperando materiali musicali antichi. Di Tollo, tra le diverse sue attività musicali, è anche organista in ambiente cattolico abruzzese, e per questo mi ha proposto di comporre anche lavori organistici».