Venezia. Una città dalle molte fedi

L’appello di comunità religiose e persone non credenti, in vista delle elezioni comunali, per la costruzione di una società veramente aperta e plurale

 

In occasione delle elezioni comunali a Venezia del 24 e 25 maggio prossimi, un gruppo di cittadine e cittadini «appartenenti a diverse religioni presenti nella città, assieme a persone non credenti che hanno a cuore il diritto alla libera scelta religiosa, come previsto dalla Costituzione italiana, in particolare dall’articolo 19» lo scorso 12 maggio ha elaborato e sottoscritto un “manifesto” intitolato «Una città dalle molte fedi: per una reale parità e libertà religiosa in città», rivolgendosi a tutti i candidati.

 

Anche il consiglio della chiesa metodista e valdese ha sottoscritto il documento, firmato a nome della presidente Roberta Colonna Romano. Gli altri promotori sono Gianfranco Bonesso (Gruppo Articolo 19); Hammad Mahamed, Elisa Tondelli, Sadmir Aliovski, Angelo Pistilli, Angela Soldà (Fraternità di Venezia) ; Carlo Bolpin, don Gianni Manziega, Laura Venturelli (Associazione Esodo); Diane Massaer (Comunità Murid Venezia); Kamal Hossain (Presidente Centro Culturale Islamico del Bangladesh – Marghera Cita); Giorgio Brunello (Pax Christi- Punto Pace Venezia); Enrico Cerasi (teologo);Aporn Chuenmuang (Associazione Thailandese nel Triveneto); Daniela Grikalovskaia (Associazione Parrocchia Ortodossa della Natività della SS Madre di Dio); Giovanna Lazzarin; Hasnahena Mamataz; Michele Leonardi.

 

Nel testo si lancia un appello con alcune richieste molto concrete ai futuri sindaco, consiglieri comunali, presidente e consiglieri di municipalità.

La premessa è che «la libertà religiosa, diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, non riguarda solo lo Stato, ma tutte le istituzioni, compresi i Comuni, che possono adottare misure per renderla effettiva, soprattutto se questa questione riguarda una parte molto significativa della popolazione residente». Rilevando una «situazione critica», il testo avanza «alcune richieste essenziali» riguardo a sette punti: garantire spazi adeguati affinché ogni comunità religiosa possa esercitare il proprio culto e promuovere il dialogo («finora quasi assente») con le minoranze «per definire percorsi di regolarizzazione definitiva dei luoghi di culto, nel rispetto del principio costituzionale sul pluralismo e delle normative vigenti». Dignità e bellezza sono citate come parole chiave per la costruzione partecipata di nuovi edifici a uso religioso e culturale, anche ristrutturando edifici già esistenti. 

 

Viene chiesto inoltre di garantire spazi di sepoltura rispettosi delle diverse tradizioni religiose (ad esempio orientamento delle tombe, cippi e altri elementi distintivi, ecc.) e di garantire l’assistenza religiosa secondo il proprio credo a tutti quanti lo richiedano, in ospedali, cimiteri e carceri.

 

Negli ultimi tre punti i firmatari chiedono ai rappresentanti delle istituzioni, «nel rispetto della laicità dello Stato», di essere attenti alla pluralità religiosa, per esempio «partecipando alle principali feste religiose» promosse dalle varie comunità, ma anche di «condannare pubblicamente ogni forma di intolleranza» e incitamento «all’odio, al razzismo e alla discriminazione». Infine, chiedono di incentivare il dialogo interreligioso nella società civile promuovendo la conoscenza delle diverse tradizioni religiose, a partire dalle scuole, dando la propria disponibilità a intervenire in questo ambito.

Richiamando lo spirito del Documento sulla Fratellanza Umana (Abu Dhabi, 4 febbraio 2019) ritengono «necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza rinunciando all’uso discriminatorio del termine minoranze che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità» (Grande Imam Ahmad Al Tayyeb, Papa Francesco), e infine, secondo i principi costituzionali, «ritengono che la libertà religiosa e la sua effettiva praticabilità siano fondamento di una Città più giusta, inclusiva e solidale».

 

 

Foto di Claudio Geymonat