Dio ci darà riposo

Un giorno una parola – commento a Matteo 11, 28

 

 

Sia benedetto il Signore! Giorno per giorno porta per noi il nostro peso, il Dio della nostra salvezza

Salmo 68, 19

 

 

Gesù dice: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo»

Matteo 11, 28

 

Gesù invita tutti coloro che si sentono stanchi ed aggravati, ad andare a lui. Se questa esortazione è comprensibile rivolta ai discepoli suoi contemporanei, che potevano fisicamente recarsi da lui, come la possiamo intendere noi, che viviamo dopo due millenni?

 

Sia chiaro: andare a lui non significa morire (come spesso si è detto), bensì arrivare alla fede, credere nella promessa, indossare su di noi la realtà di Cristo. La nostra vocazione è vivere in una dimensione diversa della vita, intesa come testimonianza dell’amore di Dio e come capacità di leggere la presenza di Dio nella nostra esistenza.

 

Così compresa, ha senso la promessa del maestro: vi darò riposo. «Sia che viviamo sia che moriamo, noi siamo di Cristo», dice l’apostolo Paolo. Questo è il nostro “riposo”: vivere la dimensione della grazia di Dio, affidarsi a Lui e ritrovare così la serenità nei frangenti della vita. Il cristiano non è un fatalista, che trova la sua pace nel chinare la testa aspettando che la bufera passi. Egli è piuttosto un ribelle, che non accetta il male presente nel mondo e che combatte, con le deboli armi in suo possesso, per vincere il male – e che trova la sua pace nel fatto che sa che al di là di ogni cosa lui resta circondato, sostenuto e protetto dall’amore di Dio. Ciò non significa che i problemi siano eliminati, ma che la vita quotidiana viene illuminata da una luce nuova, la luce della speranza fondata sulla promessa di Dio.

 

Non dimentichiamo che è Gesù che si è fatto carico per primo del giogo della nostra umanità, per cui noi possiamo farci carico del “giogo” della sua parola, della sua volontà e del suo amore per ogni creatura. È in questa dimensione che vogliamo vivere. Amen.