Un mondo in disordine. L’obiettivo di una pace giusta
Un successo la presentazione online della nuova pubblicazione del Centro studi Confronti
Grande successo martedì sera 21 aprileper la presentazione su Zoom della nuova pubblicazione di Confronti Un mondo in disordine. L’obiettivo di una pace giusta, a cura di Fulvio Ferrario, traduzione italiana del documento Welt in Unordnung – Gerechter Friede im Blick, elaborato dal Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd).
L’incontro, moderato da Claudio Paravati (direttore di Confronti), ha riunito Heinrich Bedford-Strohm (Vescovo luterano, Consiglio ecumenico delle Chiese), Debora Spini (New York University in Florence), Simone Morandini (Segretariato attività ecumeniche), Ilaria Valenzi (Sapienza Università di Roma), Paolo Naso (Centro Studi Confronti) e Fulvio Ferrario (Facoltà valdese di Teologia di Roma).
Un dibattito tra etica, diritto e politica internazionale
Il primo intervento è stato quello di Heinrich Bedford-Strohm, vescovo luterano e già presidente della EKD, oggi impegnato nel Consiglio ecumenico delle Chiese, che ha ricostruito la genesi del documento e il suo impianto etico: «In Germania la discussione su questo memorandum sulla pace giusta nasce dall’idea di scrivere un nuovo documento dopo quello del 2007, perché i tempi sono cambiati e abbiamo ritenuto necessario aggiornarlo». Sul piano teologico ed etico, Bedford-Strohm ha ribadito una posizione netta: «Per le nostre Chiese la guerra non può mai essere giusta: la violenza delle armi non può mai essere giusta. È sempre espressione di una resa». Pur riaffermando il primato della nonviolenza, ha tuttavia fatto riferimento alla complessità delle crisi contemporanee con un ricordo del genocidio del Ruanda nel 1994, quando 800mila persone furono uccise mentre i caschi blu dell’Onu sono rimasti a guardare: «Penso che la violenza sia sempre la soluzione peggiore, ma avrei voluto che i peacekeeper dell’Onu avessero protetto i tutsi dallo sterminio. Abbiamo quindi cercato di riflettere su quando la violenza possa diventare necessaria. Non è mai una soluzione buona e non deve mai essere lodata, ma in certe situazioni può essere il minore di due mali». E ha aggiunto che nel documento uno dei punti fermi è che: «La Chiesa ha detto chiaramente “mai” riguardo alla deterrenza nucleare».
Un’occasione per il dibattito pubblico italiano
La politologa Debora Spini (New York University in Florence) ha sottolineato il valore dell’apertura del testo al pubblico italiano: «Il dibattito pubblico italiano non è molto abituato alla pluralità. Rendere disponibile questo documento è un’occasione importante per il nostro Paese». Al centro della sua analisi il passaggio concettuale decisivo: «Dal punto di vista politico il punto qualificante è che la pace non è semplice assenza di conflitto, ma una condizione di giustizia. La transizione dalla guerra giusta alla pace giusta è fondamentale». Il documento, ha aggiunto, «si inserisce in una lunga riflessione ecumenica su pace, ambiente e sostenibilità, radicata nell’etica della responsabilità».
Pluralismo delle Chiese e nodi aperti
Il teologo Simone Morandini (Segretariato attività ecumeniche) ha evidenziato la ricchezza ecumenica del testo: «Esso testimonia una realtà evangelica articolata, in un momento in cui circolano troppe immagini di pastori evangelicali che benedicono leader bellicosi». Ha inoltre richiamato il dialogo interconfessionale in corso con il mondo cattolico: «C’è un rifiuto della teoria della guerra giusta, ma anche il riconoscimento di una pluralità di posizioni nelle Chiese cristiane». Non sono mancate osservazioni critiche: «Mi crea difficoltà il punto dove si afferma che se l’acquisto di armi di distruzione di massa è imminente e tutti i mezzi diplomatici sono esauriti, una reazione militare può essere considerata autodifesa. Questo mi preoccupa, perché potrebbe essere utilizzato per giustificare scenari molto problematici».
Diritto, Europa e pluralismo
La giurista Ilaria Valenzi (Sapienza Università di Roma) ha letto il documento alla luce del diritto europeo e internazionale: «Il testo sposa un’idea di europeismo prima ancora che di diritto: è il prodotto di una Chiesa che colloca il proprio ruolo in una prospettiva europeista». Ha poi evidenziato le quattro dimensioni della pace giusta: «Protezione dalla violenza, promozione della libertà, riduzione delle diseguaglianze e gestione della pluralità, in cui la protezione dalla violenza integra le altre e introduce il tema dell’uso della forza, ma sempre dentro una prospettiva che tende al suo superamento». Al centro del suo intervento anche la questione del diritto: «Quale diritto può giustificare l’uso legittimo della forza? Il documento affronta apertamente questa domanda, richiamando il monopolio statale della forza dentro lo Stato di diritto». E una domanda politica cruciale: «L’Unione europea può essere il vettore della pace giusta? Il documento sembra suggerire una risposta positiva quando richiama la difesa dei diritti nelle democrazie liberali e quando sottolinea la necessità di tutelare minoranze e richiedenti asilo anche in contesti segnati dal terrorismo».
Oltre le polarizzazioni
Secondo Paolo Naso (Centro Studi Confronti), il valore del testo sta nel superamento delle contrapposizioni ideologiche: «Il dibattito su guerra e pace tende a essere semplificato e polarizzato. Questo documento prova invece a uscire da queste polarità». Critico sia verso il militarismo sia verso un pacifismo astratto, «da un lato blocca la tentazione militaristica di un certo nazionalismo cristiano, molto evidente oggi negli Stati Uniti, dall’altro lato problematizza anche l’idea di interventismo militare “facile”, quello che pretende di esportare democrazia e diritti umani con la guerra. Il documento dice: “anche quando la causa sembra giusta, l’intervento militare deve sempre essere reso problematico e contestualizzato”». E una conclusione etica: «La coscienza cristiana non esce mai “pulita”: né accettando la guerra, né ignorando la realtà del conflitto». Proposta finale di Naso: «Le Chiese europee chiedano all’Ue di destinare la stessa quota investita nella Difesa nella costruzione della pace».
Crisi dell’autorità internazionale e risorsa dei diritti umani
Il curatore Fulvio Ferrario (Facoltà valdese di Teologia di Roma) ha concluso l’incontro richiamando il quadro geopolitico globale: «Il problema centrale resta quello dell’autorità internazionale: senza istituzioni credibili, né il pacifismo radicale, né la pace giusta hanno strumenti efficaci». E ha aggiunto: «Siamo in un momento storico in cui mancano modelli politici funzionanti. E tuttavia la prospettiva dei diritti umani, che in Europa ha ancora una certa forza, resta una risorsa». Chiudendo con una nota sul valore del pensiero protestante: «Il protestantesimo tedesco oggi attraversa grandi difficoltà. Però le idee che arrivano da lì continuano ad aiutarci a pensare».
Il volume
Il libro Un mondo in disordine. L’obiettivo di una pace giusta è disponibile gratuitamente in formato digitale.
carica il PDF qui: https://confronti.net/negozio/Un-mondo-in-disordine-Lobiettivo-di-una-pace-giusta-PDF-p823807621
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