Torino. Un Pinocchio terapeutico e biblico

Torna in scena lo spettacolo della Scuola di Teatro Reginald-AUI, sostenuta dall’otto per mille delle chiese valdesi e metodiste

 

Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, torna in scena il Pinocchio della Scuola di Teatro Reginald -Aui di Torino. Un’esperienza che unisce il linguaggio teatrale alla pratica sociale e terapeutica, di cui ci parlano la direttrice Maria Grazia Silvi Antonini, regista, drammaturga, drammaterapeuta, e la direttrice dell’area educativa, Blanca Briceño, psicoterapeuta biodinamica.

 

Dopo il successo dell’anno scorso, lo spettacolo viene riproposto a maggio con quattro repliche (informazioni su www.teatroreginald-aui.com/spettacoli/): Pinocchio, una storia che pensiamo di conoscere benissimo, riserva delle sorprese. Innanzitutto, va detto che le autrici hanno voluto scrivere un testo il più fedele possibile al libro di Collodi, spiega Maria Grazia: «Non abbiamo cercato di inserire idee nostre, anche perché, Collodi, di fantasia ne aveva già abbastanza; il nostro desiderio era essere il più possibile fedeli all’attenzione dell’autore verso l’educazione dei fanciulli, all’insegnare loro a discernere fra il bene e il male, fra la vita e la morte. Questo è il significato profondo di questo romanzo, che fa ridere, così come lo spettacolo, senza alterare il proposito ultimo dell’autore». E anche, aggiunge Blanca, «approfondire il profondo concetto dei “decreti della sapienza”, che si trovano in un solo posto», la Bibbia… 

C’è infatti un legame tra i due libri più letti e tradotti al mondo, la Bibbia e Pinocchio, su cui si è concentrato il lavoro di quest’anno. Continua Maria Grazia: «Il primo anno si è lavorato sulla scrittura e l’allenamento degli attori, nella fase delle repliche ci siamo concentrati maggiormente sull’interpretazione, sul sottotesto, il mondo di Collodi, ed è risultato imprescindibile il collegamento con alcuni passi della Bibbia: dalla parabola del figliol prodigo, a Giona nella pancia della balena…».

 

In questo lavoro è emerso anche un altro tema, l’equilibrio: le nostre vite sono in equilibrio tra lavoro, casa, famiglia, nel libro il tema emerge, in modo comico, nel fatto che Pinocchio non ha equilibrio e fatica a trovarlo, in senso fisico e metaforico: è un percorso che coinvolge l’attore e gli spettatori e li fa riflettere. Blanca sottolinea l’importante lavoro fatto per raccontare la coscienza del burattino (rappresentata dal grillo parlante), che si evolve: «Abbiamo lavorato sulla parola di Deuteronomio 30, 19 “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita affinché viva tu e la tua discendenza”, per raccontare la storia di un pezzo di legno che prende vita, e, interrogandoci su che cosa significa avere vita, la trasformazione del burattino e la crescita della sua coscienza».

 

Ma questo Pinocchio è particolare anche per un altro motivo, gli interpreti: come spiega Maria Grazia, nasce da «un progetto dedicato alle donne vittime di violenza, alle loro famiglie. Alla base c’è un laboratorio di drammaterapia che si svolge non per la scena. Poi, un gruppo sceglie di allenarsi per portare all’esterno il lavoro di elaborazione interiore fatto nel laboratorio durante l’anno. Quindi, gli interpreti sono gli allievi della scuola di teatro che hanno superato determinate problematiche, magari nel corso di tre o quattro anni, in un percorso di trasformazione costruttiva». Insieme al gruppo delle donne confluiscono nello spettacolo, ricorda Blanca, anche i partecipanti degli altri gruppi della scuola, che coinvolgono persone disabili, ragazzi e giovani.

Il percorso terapeutico è un valore aggiunto, ma è importante sottolineare che le problematiche originarie non vengono utilizzate per interessare allo spettacolo, che ha un valore artistico in sé. Certo, conclude Maria Grazia, «lo spettacolo riflette un percorso di vita vissuta degli attori, quindi sicuramente c’è del vero in questi attori, quando interpretano un personaggio…».

 

Il calendario prevede le seguenti date:

  • sabato 2 maggio 2026 ore 21 e domenica 3 maggio 2026 ore 17 al teatro Sant’Anna in via Brione 40 a Torino
  • Sabato 9 maggio ore 21 e domenica 10 maggio ore 17 al teatro Cardinal Massaia in via Sospello 32/c a Torino.