In memoria di Giuliana Fiorentino Tedeschi
Il Comune di Torino dedica un’area verde alla testimone e «scrigno di memoria», una delle poche donne italiane ad essere sopravvissuta alla Shoah
Giuliana Fiorentino Tedeschi (9 aprile 1914 – 28 giugno 2010) è stata . Al suo rientro a casa all’età di trentuno anni «con nel cuore la terribile esperienza della non vita del lager di Auschwitz Birkenau e l’inconsolabile dolore della perdita del marito, poté riabbracciare le due figlie che in tenera età aveva dovuto abbandonare».
Il Comune di Torino, l’Amicizia Ebraico Cristiana e la Comunità ebraica di Torino, lo scorso 17 aprile hanno dato vita a una cerimonia ufficiale d’intitolazione dell’area verde antistante l’Istituto Isef (in Piazza Bernini) «a ricordo perenne di una delle voci più coraggiose e toccanti della memoria della deportazione».
«Chi ha avuto il privilegio di incontrarla – scrive Claudia De Benedetti su Shalom – porta dentro di sé tracce che non si cancellano a 16 anni dalla sua scomparsa.
Giuliana – prosegue De Benedetti – ha parlato per tutta la vita di nazismo e di antisemitismo, e sapeva lasciare il segno: c’era in lei la dignità di chi ha attraversato la vita con profonda consapevolezza, senza perdere la capacità di credere nei giovani».
Al Teatro Regio di Torino, infatti, ricorda ancora De Benedetti: «di fronte ad una platea immensa disse: “Abbiamo lasciato laggiù milioni di essere umani, consumati dalle malattie, dagli stenti, dalle violenze; milioni di donne, bambini, vecchi trasformati in fumo. Siamo tornati in un mondo in cui ci siamo subito sentiti estranei, dove non abbiamo trovato ascolto ma sola una desolata solitudine. Allora abbiamo scritto: prima gli uomini, poi a poco a poco le donne che faticosamente uscivano dalla propria riservatezza e dai propri pudori. Abbiamo scritto con le lacrime per un bisogno estremo di sfogo personale e con disperata rabbia per vendicare le offese e le violenze subite. Ma oggi abbiamo la certezza di avere condannato, con la nostra testimonianza, all’esecrazione universale, una intera generazione di feroci, disumani assassini, per i quali non potrà mai esistere perdono. Le parole sono pietre e pietre auspichiamo che restino i nostri racconti, li lasciamo a Voi perché li trasmettiate agli altri, in una catena che non trovi interruzione, perché i nostri racconti rappresentano anche le voci di chi non è tornato”», citando quelle intense parole.
E all’inaugurazione, venerdì scorso, oltre alla presenza del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e del Centro culturale protestante di Torino (Odv), Daniele Garrone, c’era Maria Lodovica Chiambretto (già presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana) che da tempo perorava la causa dell’intitolazione. Sul palco, Chiambretto, salutando i partecipanti, le istituzioni e citando il presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana Marco Rolando e Dario Di Segni (presidente della Comunità ebraica di Torino) ha ricordato che, l’idea meritoria dell’intitolazione fu però di «Luisa Ricaldone (referente della Società italiana delle Letterate per la Commissione toponomastica). Lei – ha chiosato Chiambretto – ebbe l’idea di questa intitolazione nel lontano 1986. Molti di noi conobbero Giuliana Tedeschi e poterono apprezzarla. Oggi nel ringraziare tutti voi e Luisa Ricaldone vorrei leggere la lettera che Ricaldone – assente per motivi di salute – ha voluto dedicare a Tedeschi per questa occasione speciale. Parole di Ricaldone, che saranno anche le mie».
Alla cerimonia sono intervenuti: Ludovica Cioria, vicepresidente del Consiglio comunale; Alberto Re, presidente della Circoscrizione 4; Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica; Simone Santoro, pronipote di Giuliana Fiorentino Tedeschi e, appunto, Maria Lodovica Chiambretto.
Ad aprire la serie degli interventi – ricorda anche il sito ufficiale del Comune di Torino–, Alberto Re, che ha ricordato quanto la cerimonia d’intitolazione non fosse solo da intendere come l’attribuzione di un nome ad uno spazio verde. Quanto, invece, «una scelta consapevole per decidere quali storie rendere visibili, quali esempi offrire alla comunità, quali memorie si vogliono custodire e trasmettere.
In questo senso – ha proseguito Re –, ricordare Giuliana Fiorentino Tedeschi, testimone lucida e coraggiosa della tragedia della deportazione, tra le poche donne sopravvissute all’orrore dei campi di sterminio, significa certo renderle omaggio ma, anche e soprattutto, prendersi l’impegno di non dimenticare e continuare a educare alla responsabilità civile attraverso la memoria e all’esercizio di una cittadinanza protagonista e consapevole».
Dario Disegni ha invece posto l’accento sulle vicissitudini che coinvolsero Giuliana Fiorentino Tedeschi, e «l’esperienza drammatica del lager – si legge ancora sul sito del Comune di Torino –, il ritorno alla normalità e la volontà di essere testimone significativo di quel dramma verso le nuove generazioni».
Intenso, in particolar modo, il ricordo del pronipote Simone Santoro, che ha accompagnato i presenti in un viaggio personale e della memoria mettendo in luce tutta «l’umanità, la forza e il coraggio della bisnonna Giuliana. Donna capace di superare il periodo più buio della storia di famiglia; dieci mesi che hanno pesato come cento anni e sempre in maniera squisitamente pacata, mai “rabbiosa” o violenta. Semmai desiderosa di rivalsa, certo, verso un dramma che si è portata dentro per tutta la vita».
Tema trattato nella lettera di Luisa Ricaldone letta da Maria Lodovica Chiambretto, nella quale è emerso il lascito di Giuliana Fiorentino Tedeschi, ossia, «la consapevolezza che le donne possono».
Ludovica Cioria ha chiuso la serie di interventi prima dello scoprimento della targa sottolineando che «il lavoro di Giuliana Fiorentino Tedeschi non è solo retaggio del passato, ma che, grazie al suo lavoro e alla sua testimonianza, con questo giardino a lei dedicato aumenteranno gli spazi per contribuire a renderla parte della memoria collettiva della città».


