«Dalle porte chiuse alle porte aperte»
La prima visita di Jerry Pillay, segretario generale del Cec, all’Incontro dei leader delle Chiese del Pacifico nelle Fiji
Alle Fiji, il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), Jerry Pillay – ha partecipato all’Incontro dei leader delle Chiese del Pacifico nelle Fiji e ha ricordato che in quei luoghi, «la memoria e la storia fanno vivere le identità, che si tramandano di generazione in generazione».
L’ha fatto predicando presso la Chiesa Presbiteriana di Sant’Andrea a Suva lo scorso 12 aprile esprimendo nell’occasione la sua profonda gioia per «l’opportunità di poter condividere la parola di Dio con le comunità del Pacifico».
Per molti popoli del Pacifico, ha proseguito, «l’Oceano è al tempo stesso vita e pericolo» perché «nutre, unisce e sostiene, ma può anche minacciare e sopraffare».
Allo stesso modo, la vita porta con sé sia benedizioni che timori: «Vedere Gesù nel contesto del Pacifico significa riconoscerlo come presente in mezzo alla tempesta – ha esortato Pillay –. Vedere Gesù significa innanzitutto riconoscere che Lui è con noi, anche quando ci sentiamo soli».
Pillay ha poi riflettuto sul fatto che spesso desideriamo vedere e ricordare l’immagine di Dio senza ferite: ossia quella di un Dio potente, distante, immune al dolore, «ma il vero Cristo – ha chiosato Pillay –, si riconosce dalle sue cicatrici».
«Vedere Gesù chiaramente, significa comprendere che Dio ci incontra nella sofferenza, non al di fuori di essa. E non solo: le nostre ferite, se affidate alle Sue mani, possono diventare il luogo in cui inizia la vita della risurrezione».
Molte isole portano ferite: quelle della colonizzazione, dello sfollamento, della perdita di terre, della distruzione culturale e di una catastrofe climatica inesorabile: «Anche le famiglie portano le loro ferite fatte di dolore, difficoltà, sacrificio. Pure il Cristo risorto non è senza cicatrici».
Le sue ferite non vengono cancellate, ma trasformate: «Vedere Gesù significa comprendere che Dio non cancella la nostra storia, ma la redime. Le cicatrici rimangono, ma non definiscono più il futuro. In molte culture del Pacifico, la narrazione è sacra. La storia delle ferite di Gesù è la storia d’amore di Dio; una storia che incontra la nostra e la trasforma».
Gesù, dunque, non si limita ad apparire, ma incarica: «Vedere Gesù non è mai solo un’esperienza privata, ma conduce alla missione».
Pillay ha infine osservato che i discepoli passano dalla paura allo scopo, ossia attraversano il guado passando «Dalle porte chiuse alle vite aperte». E che quando vediamo veramente Gesù, «siamo trasformati».
I leader delle chiese di tutto il Pacifico si sono riuniti a Suva dal 13 al 17 aprile per l’Incontro dei leader delle Chiese del Pacifico (Pclm). Un importante incontro regionale promosso dalla Conferenza delle Chiese del Pacifico (Pcc) incentrato sul rafforzamento dell’unità della riflessione teologica e dell’azione collettiva di fronte alle crescenti sfide regionali e per riflettere su temi di interesse comune, tra cui il cambiamento climatico, le migrazioni, lo sviluppo della leadership e il crescente impatto sociale dell’uso di droghe.
Questa è stata la prima visita di Pillay nella regione (accompagnato da Marcelo Schneider, membro dello staff del Cec) da quando ha assunto l’incarico di segretario generale del Cec nel gennaio 2023. Oltre a predicare durante la funzione di benvenuto, Pillay ha tenuto anche diversi incontri su temi quali: l’ascesa dell’autoritarismo e del nazionalismo religioso e il pellegrinaggio ecumenico globale del Cec. L’incontro rappresentava anche un’importante tappa nella preparazione della XIII Assemblea Generale della Conferenza delle Chiese del Pacifico (Pclm) del 2027.