Una chiesa tra le frane

Per le chiese metodiste e valdesi del XII Circuito (Abruzzo e Molise) il periodo pasquale quest’anno è stato particolarmente difficile a causa delle piogge

 

Per le chiese metodiste e valdesi del XII Circuito (Abruzzo e Molise) il periodo pasquale quest’anno è stato particolarmente difficile. I culti del Giovedì e del Venerdì santo sono stati tenuti on line, come al tempo del Covid, solo la chiesa valdese e la chiesa battista di Campobasso hanno potuto riunirsi insieme per il culto in presenza.

 

Siamo stati circondati da una serie di inondazioni, frane, allagamenti e crolli che hanno reso la viabilità particolarmente precaria. I lettori avranno visto le drammatiche immagini delle frane che hanno interessato la costa molisana in particolare. Questo dramma si inserisce però in un quadro già particolarmente precario. Quello che non è andato in onda nei telegiornali nazionali o nei canali on line è il dissesto del territorio e le varie piccole e grandi frane che hanno impedito la viabilità, dunque gli spostamenti e i trasporti, anche nelle aree più interne delle nostre due Regioni.

 

In questo quadro il Molise soffre maggiormente per una complessità territoriale storica e cronica: assenza di collegamenti ferroviari, rete stradale limitata a due statali principali che non sono adeguate al trasporto odierno, strade interne di collegamento di aree abitate ma più isolate, che spesso sono soggette a deviazioni o chiusure. È evidente che non sarà mai possibile uno sviluppo del territorio, un aumento della popolazione, una crescita industriale che garantisca lavoro senza una rete stradale e ferroviaria adeguate. La conseguenza è il continuo abbandono soprattutto delle aree interne e delle montagne che aiuta, inevitabilmente, a peggiorare la situazione.

 

L’Abruzzo e il Molise, come anche le più grandi regioni del Mezzogiorno d’Italia, non sono più nell’agenda delle priorità della politica del nostro paese. Oltre alle questioni relative al dissesto idrogeologico ricordiamo il lento e continuo smantellamento delle strutture sanitarie di prossimità nelle aree interne che perdono la qualifica di presidii di aree disagiate. I governi regionale e centrale si limitano a intervenire nel tentativo di trovare soluzioni alle emergenze del momento, ma poi non si interviene seriamente con un approccio di sistema per risolvere le problematiche alla base. L’esempio dell’isolamento regionale è anche stato reso evidente da alcuni titoli di giornali che dichiaravano che, con il risveglio della frana di Petacciato, la Puglia è isolata! Non c’è stata alcuna cura, neanche nella comunicazione, che rendesse chiaro il dramma dell’Abruzzo e in particolare del Molise che risulta isolato da tempo.

 

Che fare come chiese? Se siamo in questo territorio, non possiamo esimerci dall’interrogarci su come possiamo essere presenti nelle criticità del territorio stesso con le risorse che abbiamo. Siamo chiamati a prendere seriamente in considerazione l’esortazione biblica a essere coloro che si prendono cura del bene della città, come scrive Geremia agli esuli di Babilonia, soprattutto quando la città, il territorio di cui prendersi cura è particolarmente in crisi e minacciato. Vogliamo vivere la nostra vocazione teologica in una chiave pubblica e politica reagendo al degrado delle aree interne, alla non cura dei territori, allo smantellamento della sanità, all’impoverimento dei posti di lavoro. Ma he cosa potremo fare come piccole chiese di questi territori? Volgiamo mandare un appello alla chiesa tutta per sostenere una riflessione ampia, che sia teologica e politica su come interpretare la presenza della chiesa nei territori partendo dal nostro Sud.

 

Dobbiamo riprendere in mano la riflessione sull’attuale situazione del Mezzogiorno e, partendo dalle situazioni locali dei nostri territori, dobbiamo interrogarci su come vogliamo essere chiese nel Sud Italia in particolare. Questo deve fare una “chiesa tra le frane”, non si tratta di farsi vedere sui bordi delle frane, come hanno fatto alcuni politici ma si tratta di entrare nelle frane della società civile, frane simboleggiate perfettamente dal crollo del ponte sul Trigno sulla Statale 16. Si tratta di frane sociali e fisiche che fanno crollare ponti di comunità e di comunicazione. Non possiamo tirarci indietro ma, facendo rete con altre forze della società civile, dobbiamo sostenere la protesta e proporre progettualità di sistema per la salvaguardia e la crescita delle aree più interne del nostro Paese, che favoriscano sviluppo e crescita sia delle aree locali sia dell’intera Regione. Anche questo, per noi, significa annunciare il Regno di Dio.

 

 

Foto: vista di Carunchio