Genitorialità in crisi, fra aridità emotiva e poca consapevolezza

Con Gianluca Palmieri, responsabile del servizio di counseling della Diaconia valdese a Firenze, parliamo dell’importanza di includere i genitori nei percorsi con gli adolescenti

 

Negli anni, il servizio di counseling (attività professionale di supporto psicologico e relazionale, basata su ascolto attivo ed empatia) della Diaconia valdese fiorentina («PerForma») si è ampliato e dal 2025 comprende, in convenzione con la Società della Salute, anche percorsi di sostegno alla genitorialità: «Abbiamo proposto questo progetto perché riteniamo importante una presa in carico del nucleo familiare – spiega Gianluca Palmieri, responsabile del servizio –. Lavorando solo con i ragazzi si rischia di alterare degli equilibri e acuire i conflitti. Quando fu proposto, non era scontato che funzionasse, perché è molto complicato lavorare con i genitori, invece sta andando molto bene: certo è impegnativo, ma salvo casi di elevato conflitto, cerchiamo di lavorare con entrambi i membri della coppia. Adesso stiamo lavorando per unire il percorso con gli adolescenti e quello con i genitori in un’unica convenzione perché, oltre alla semplificazione amministrativa, potrebbero aprirsi possibilità nuove, con risultati maggiori».

 

È una strada nuova anche per l’ente pubblico? «Sì, l’aspetto più “pionieristico” è la possibilità di fare interventi sull’intero nucleo con un lavoro più intensivo, ovviamente stando attenti ai tempi: si inizia con un percorso rivolto ai genitori o al figlio, poi si lascia uno spazio di “decantazione”, e successivamente si attiva l’intervento sull’altro membro della famiglia».

Spesso Lei ha detto che non si può aiutare un adolescente senza pensare anche ai genitori (per esempio in una precedente intervista qui), che spesso sono almeno la concausa dei problemi: «Più che individuare un “colpevole”, bisogna partire dal fatto che spesso gli adulti hanno un carico alle spalle inerente alla propria storia personale e quindi al rapporto con i propri genitori, che ha delle ricadute anche nel loro modo di esercitare il ruolo genitoriale: siamo molto meno liberi di quanto pensiamo! L’obiettivo del servizio è fondamentalmente di promuovere consapevolezza, aiutare i soggetti a capire quello che sta succedendo nella relazione, nel rapporto con i figli. Poi è chiaro che a seconda delle circostanze è possibile approfondire, affrontare nodi più o meno complessi, ci sono a volte delle situazioni veramente molto difficili, però il primo step fondamentale è ridare consapevolezza, capire quello che sta accadendo e ridare autonomia agli adulti, responsabilità, perché molto spesso vediamo relazioni talmente esautorate, talmente complicate che viene perso il senso, la narrativa delle cose».

 

E continua con una testimonianza personale, ricordando gli inizi del suo lavoro di educatore, ancora all’Università: «La maggior parte dei ragazzini veniva da situazioni di difficoltà economiche, di scarso livello socioculturale; adesso non è più così, ci sono problematiche a tutti i livelli sociali, talvolta in forme ancora più complesse rispetto ai contesti più difficili da un punto di vista socioculturale o economico. C’è una grossa difficoltà nella genitorialità in generale».

Che cosa ha fatto esplodere queste situazioni? «Ci sono tante chiavi di lettura, ma credo che alla base di tutto ci sia una scarsa consapevolezza soggettiva della persona, le famose domande “chi sono, cosa voglio, dove vado”. Ci sono molte persone che vivono un po’ “a propria insaputa”, stiamo smarrendo una certa profondità, viviamo tempi molto riassuntivi. E persistono dinamiche problematiche, come l’idea fallimentare di avere figli per risanare la relazione di coppia…».

 

E a farne le spese sono bambini e ragazzi… «Certo, anche perché a tutto questo si aggiunge la difficoltà nella sintetizzazione emotiva con i figli, nella legittimazione delle emozioni; fortunatamente i bambini e i ragazzini l’aspetto emotivo, empatico ce l’hanno ancora, però molto spesso esso non è legittimato dal genitore, che non ascolta e non dà attenzione a quella parte, quindi si creano delle fratture e i genitori molto spesso non se ne accorgono nemmeno. Faccio spesso un esempio: quando un bambino dice di avere paura di un cane, il genitore risponde che è buono o che è legato, senza accorgersi di delegittimare l’emozione espressa».

 

«PerForma», insieme ai Servizi sociali e all’Azienda sanitaria, sta lavorando al proseguimento della collaborazione: dopo i convegni e i seminari del 2022 e 2025, molto partecipati e seguiti, la richiesta di formazione sul tema resta molto alta, non soltanto da parte degli “addetti ai lavori” in senso stretto.