Perché il giornalismo d’inchiesta è sotto attacco

La vicenda del giornalista investigativo slovacco Ján Kuciak, assassinato insieme alla sua compagna Kušnírová, è stata oggetto di una grande inchiesta collettiva firmata da Irpi Media. Oggi un incontro all’Università di Torino 

 

«Quella notte incastrata tra il 25 e il 26 febbraio (del 2018, ndr) la neve scendeva copiosa a Roma. Erano le cinque di mattina quando, nella bufera, ci mettiamo alla guida. Dobbiamo raggiungere Catania dove la missione è raccogliere informazioni per il “Progetto Daphne”, ovvero l’inchiesta a cui stavamo partecipando per continuare il lavoro della giornalista uccisa con un’autobomba a Malta pochi mesi prima. Mentre l’auto slitta, mentre cerchiamo di raggiungere stazione Termini indovinando la strada nel bianco spettrale, non riesco a tenere a bada i battiti. C’è una profonda inquietudine in me: il giorno precedente mi era stato rubato il bagaglio da un’auto in affitto, spaccata in pieno centro. Oggi mi chiedo se quell’irrequietezza non fosse dettata dal sesto senso. Alle sette di mattina un sms ci informa della cancellazione del volo. Così rientriamo a casa, intirizziti, frustrati. Seduta alla scrivania, cerco di capire lo stato dei voli. Alle 7.50 mi arriva un messaggio dalla collega ceca Pavla Holcova: “Hanno ucciso il nostro collega slovacco”».

 

Così inizia il racconto di Cecilia Anesi, su Irpi Media, due anni dopo l’assassinio di Ján Kuciak, un giornalista (classe 1990) investigativo slovacco che lavorava come reporter presso il sito web informativo Aktuality.sk.

 

E stamane dalle 11 alle 13 presso l’aula L di Palazzo Venturi, in via Verdi 25 a Torino, si terrà un incontro (corso formativo) proprio a partire dal caso Kuciak, dalla sua e della sua compagna Martina uccisione e dal titolo: «Perché il giornalismo d’inchiesta è diventato il principale target della violenza politica (e mafiosa)».

 

La vicenda del giornalista investigativo slovacco Ján Kuciak, assassinato insieme alla sua compagna Martina Kušnírová, è stata oggetto di una grande inchiesta collettiva firmata da Irpi Media.

 

L’incontro di formazione parte proprio dal lavoro di Irpi Media per esplorare come e perché il giornalismo d’inchiesta sia diventato un bersaglio esplicito della violenza politica, criminale e mafiosa nel contesto europeo e non solo.

 

All’incontro parteciperanno Cecilia Sofia Anesi, Davide Mattiello, presidente di Articolo 21 Piemonte, Gian Mario Gillio giornalista di Riforma – Eco delle valli valdesi (settimanale tra i promotori dell’iniziativa) e direttore della Comunicazione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), Alessandro Rocca, giornalista e fotoreporter (e referente del Premio Morrione – Premio che proprio stamane a Roma sarà in conferenza stampa in Rai, sempre alle 11, per presenta le inchieste selezionate e lancerà le future giornate torinesi di premiazione) e Paolo Piacenza, coordinatore del Master in giornalismo dell’Università di Torino. 

 

Una settimana dopo l’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova nel febbraio 2018, in tutta la Slovacchia, esplosero le più grandi manifestazioni dalla caduta del comunismo nel 1989: mentre la rabbia cresceva per il ritmo a rilento delle indagini sull’uccisione di Jan e Martina, migliaia di cittadini slovacchi sono scesi in piazza per settimane chiedendo un’indagine indipendente per i due omicidi ed elezioni anticipate al governo per una minore corruzione interna e più trasparenza.

 

«Jan e la fidanzata Martina – si legge sul sito di Libera –, entrambi ventisettenni, furono stati uccisi il 21 febbraio 2018 nel loro appartamento di Velka Maca, a 65 chilometri da Bratislava. Il governo slovacco – dopo le molteplici dimostrazioni di piazza a Bratislava e in tutto il Paese – vide le dimissioni a marzo 2018 del primo ministro Robert Fico, subito dopo quelle del primo ministro Robert Kalinak (che nei mesi precedenti aveva anche sminuito le minacce ricevute da Kuciak) e successivamente di tre alti funzionari di polizia dell’Agenzia nazionale per la criminalità (Naka) – Peter Hraško, Robert Krajmer e Pavol Vorobjov – che erano tutti coinvolti a vari livelli nelle indagini del caso Kuciak. Travolto dalle polemiche sui legami con il presunto mandante dell’omicidio del giornalista Jan Kuciak, si è dimesso a maggio 2020 anche il giudice della Corte costituzionale slovacca Mojmír Mamojka. Con la sua uscita di scena ha evitato l’avvio di un procedimento disciplinare per chiarire i suoi rapporti con Marian Kocner, l’uomo d’affari sotto processo per reati finanziari e corruzione giudiziaria, oltre che per la morte di Kuciak».

 

«Stavamo lavorando ad un’inchiesta sulla ‘ndrangheta in Slovacchia – ricorda ancora Anesi nel suo report su Irpi Media –. Due famiglie diverse, una della zona del reggino, una del cosentino ma naturalizzata belga. La pubblicazione era prevista per la prima settimana di marzo: stavamo aggiustando la bozza, Jan aveva insistito per darsi una mossa. Era convinto che l’inchiesta avrebbe avuto un enorme impatto in Slovacchia, e che non si potesse aspettare oltre. Quella mattina è stato come prendere un muro di cemento in piena faccia. Altro che querela: a Jan avevano appena sparato. Sparato. Per minuti interminabili ho sentito solo il ronzio del silenzio e il pulsare del sangue nelle orecchie».

 

Il video di Davide Mattiello

https://www.instagram.com/reel/DV5xeMqDSRf

 

L’ultimo articolo di Kuciak pubblicato da Libera

https://www.libera.it/it-schede-232-l_ultimo_articolo_di_jan_kuciak_il_reporter_slovacco_ucciso_a_bratislava

 

 

 

 

Foto di Ing.Mgr.Jozef Kotulič