Referendum sulla giustizia: vince il No
La Costituzione bene collettivo da tutelare e applicare, non da cambiare a colpi di maggioranza
Intanto l’affluenza, oltre il 58%, finalmente di nuovo abbastanza elevata, ed è sempre un bel segnale. Il tema su cui eravamo chiamate e chiamati a esprimere un assenso o una bocciatura, la riforma della giustizia, non era di semplice divulgazione, e di conseguente comprensione. Si è capito però subito che la questione era soprattutto, diciamo pure quasi totalmente, politica. Schieramenti dunque contrapposti, quasi allo stesso modo che durante le elezioni parlamentari, con poche eccezioni su entrambi i fronti.
Ma la Costituzione appartiene a tutte e tutti, devono aver pensato gli elettori nel segreto della cabina elettorale: non può essere una parte soltanto a pensare di cambiarla, a colpi di maggioranza. Troppo alti i principi che contiene il testo, troppo delicati gli equilibri che garantisce. Modificarne delle parti, hanno spiegato più volte vari studiosi, rischia di far scricchiolare l’intera impalcatura.
L’elettore medio, svogliato di fronte a una politica sempre più lontana dalle sue attese e quindi sempre meno affezionato all’appuntamento con le schede elettorali, deve aver fiutato ancora una volta (troppo facile pensare al precedente del referendum renziano del 2016) che dietro questa tornata si nascondeva qualcosa di potenzialmente pericoloso, anche soltanto in ipotesi. E ha quindi voluto render chiaro ancora una volta che ci sono valori, soglie e paletti che sono patrimonio comune. Potremmo dire che è stata compresa l’importante posta in gioco.