Confessione Augustana e dialogo luterano-cattolico

Luterani e cattolici avviano una nuova fase di dialogo sulla Confessione di Augusta, verso il 500° anniversario, tra teologia ed ecumenismo

 

L’avvio della sesta fase della Commissione internazionale luterano-cattolica per l’unità ha riportato al centro la Confessione di Augusta come luogo privilegiato di incontro tra tradizioni che per secoli si sono definite in opposizione reciproca.
A Moravske Toplice, nel nord-est della Slovenia, teologi luterani e cattolici hanno iniziato a lavorare a una dichiarazione congiunta in vista del 500° anniversario del 2030.

Per le Chiese luterane, la Confessione non è solo un documento storico, ma una testimonianza di fede che nasce dentro un conflitto e cerca la pace attraverso la verità dell’Evangelo. Proprio questo carattere “dialogico” viene oggi riscoperto come dono per il cammino ecumenico.

 

La sesta fase della Commissione internazionale, co-presieduta dalla vescova Patricia Lull e dal vescovo cattolico Raimo Goyarrola, riunisce teologi e teologhe da tutti i continenti.
Il gruppo è stato ospitato dalla Chiesa evangelica di Confessione di Augusta in Slovenia e accompagnato dal vescovo Aleksander Erniša e dal vescovo emerito Leon Novak.

 

Durante l’incontro, i membri della Commissione hanno visitato l’arcivescovo di Lubiana, le comunità locali e la Presidente della Repubblica, che ha incoraggiato il lavoro di dialogo in un’epoca segnata da polarizzazioni e conflitti.

Al centro, un obiettivo chiaro: giungere a una dichiarazione congiunta sulla Confessione di Augusta, capace di leggere questo testo fondativo non più come bandiera di contrapposizione, ma come possibile “piattaforma comune” per una comprensione condivisa del Vangelo.

 

La nuova fase del lavoro si colloca nella lunga traiettoria del dialogo tra la Federazione Luterana Mondiale (LWF) e la Chiesa cattolica romana, avviato nel solco del Concilio Vaticano II.

Già il cosiddetto “Rapporto di Malta” negli anni Sessanta aveva indicato la necessità di rileggere insieme i testi della Riforma.
Nel 1980, il documento Tutti sotto un solo Cristo aveva segnato il 450° anniversario della Confessione di Augusta come occasione di confronto, non solo di rivendicazione identitaria.

Tappe decisive sono poi state la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione (1999) e il testo Dal conflitto alla comunione, che ha reso possibile la commemorazione comune dei 500 anni della Riforma nel 2016.

La Commissione oggi si chiede come inserire la Confessione di Augusta dentro questo percorso: quali elementi dottrinali sono già condivisi? Dove gli sviluppi teologici del XX secolo hanno superato antiche condanne? E in quali punti restano differenze “reali”, che tuttavia possono essere riconosciute senza trasformarsi in ostilità?

 

Per la tradizione luterana, la Confessione di Augusta è un tentativo di dire la fede cristiana “davanti al mondo”, in un contesto segnato da tensioni politiche, paure e sospetti.
I riformatori cercavano di mostrare che la loro predicazione non demoliva la Chiesa, ma voleva riportarla al centro dell’Evangelo della grazia.

In un’epoca in cui la fede cristiana sembra spesso relegata ai margini dello spazio pubblico, questo carattere “pubblico” della Confessione assume un nuovo peso ecumenico.
Luterani e cattolici sono chiamati a chiedersi che cosa significhi, oggi, confessare Cristo in modo credibile: non contro altri, ma con altri.

Il lavoro della Commissione non è un esercizio accademico isolato. Ha implicazioni concrete: tocca la reciproca riconoscibilità dei ministeri, la partecipazione alla Cena del Signore, l’impegno comune per la giustizia, la pace, la salvaguardia del creato.
Leggere insieme la Confessione di Augusta significa anche interrogarsi su come testimoniare l’Evangelo in società polarizzate, segnate da sfiducia verso le istituzioni – comprese quelle ecclesiastiche.

 

Per la Chiesa Evangelica Luterana in Italia e per le Chiese cattoliche e protestanti presenti nel Paese, il 500° anniversario della Confessione di Augusta non è un tema solo “del Nord Europa”.
Lutero e Melantone parlano anche alle comunità che vivono oggi in minoranza, in contesti fortemente ecumenici come quelli italiani.

La rilettura congiunta della Confessione può diventare occasione per chiedersi, insieme: quali elementi della nostra fede condividiamo già oggi, pur appartenendo a tradizioni diverse?
In quali ambiti la collaborazione è già realtà – diaconia, accoglienza, cura del creato, impegno per la giustizia – e in quali possiamo osare passi ulteriori?

La prospettiva che emerge dai lavori in Slovenia non è quella di una “Chiesa perfetta” all’orizzonte, ma di una comunione che cresce nella misura in cui si lascia giudicare e rinnovare dall’Evangelo.
È in questo orizzonte che il lavoro della Commissione assume valore: come servizio alle Chiese locali, perché possano vivere il dialogo non solo come gesto simbolico, ma come conversione quotidiana allo stesso Cristo.