Accoglienza e cura di persone con disabilità e caregiver

Tre incontri online con la pastora Milena Martinat per parlare di chiese inclusive (o meno) e di come diventarlo

 

Tutti noi possiamo ritrovarci in una condizione, permanente o transitoria, di “disabilità” (motoria, visiva, uditiva…) e questo ci fa capire che il tema riguarda tutti e non solo una fetta della popolazione: ma al di là di questo, una comunità di fede dovrebbe essere accogliente a prescindere…

Da queste considerazioni nasce il ciclo di incontri online organizzato dal Consiglio del X Circuito (chiese metodiste e valdesi della Toscana e La Spezia) e curato dalla pastora Milena Martinat, aperto a tutti (anzi, trattandosi di incontri online l’invito è proprio a partecipare).

 

L’iniziativa, ci spiega la pastora, nasce sull’onda del lavoro svolto per conto della Tavola valdese nell’anno ecclesiastico 2023-2024, di cui la pastora Martinat ha riferito nel successivo Sinodo: «Dopo aver esaminato come avviene l’inclusione nelle chiese riformate in giro per il mondo (ho contattato 33 chiese europee e 11 nel resto del mondo, dalle Americhe, all’Africa all’Australia) ho cercato di capire com’è la situazione nelle chiese metodiste e valdesi in Italia. Il 98% delle chiese ha risposto, quindi ho incontrato online i vari consigli di chiesa, sensibilizzandoli al fatto che siamo tutti potenziali disabili e che quindi non possiamo attuare questo tipo di accoglienza solo “quando capita”. Dobbiamo essere pronti a farlo in ogni momento».

 

Alcune chiese si sono già attivate, l’hanno ricontattata e chiesto consigli su come abbattere le barriere architettoniche, uditive, o proposto momenti di formazione come ha fatto il decimo Circuito, che ha già visto la pastora (in servizio a Siena per nove anni) «“all’opera” in giro per il centro Italia, anche come presidente della Commissione esecutiva distrettuale, insieme a mia figlia con disabilità», incontrando varie situazioni di chiese più o meno pronte e “attrezzate” all’accoglienza.

Ci sono cose piccole che si possono fare da subito e che contribuiscono in modo fondamentale all’accessibilità di un luogo di culto e di incontro (pensiamo alle rampe al posto delle scale!): «Prevenire è un passaggio importante: non bisogna aspettare di trovarsi di fronte alla necessità; ci sono dei costi, ma non sono insormontabili. Le rampe mobili, i percorsi tattili o facilitati, non sono necessariamente costose e difficili da realizzare. Non è necessario avere rampe fisse, ma nel momento in cui si prepara il culto bisognerebbe predisporre anche questo, a prescindere che ci si aspetti o meno la persona con disabilità».

 

È un questione di sensibilizzazione, aggiunge, spiegando che «le nostre chiese sono ancora molto indietro, le persone con disabilità (motoria, uditiva…) sono ancora guardate con un po’ di sufficienza, o con l’idea “è solo uno”… ma se quell’uno fossi tu? Anche senza pensare a gravi incidenti, possono accadere cose piccole che influiscono sulla vita». E aggiunge: «La cosa importante che ci insegna l’Evangelo è a essere pronti ad accogliere tutti, soprattutto i minimi. Come a scuola: insegnare a chi è super intelligente è facile, ma con chi ha anche solo un piccolo problema ci vuole un impegno. Le nostre chiese devono fare quanto è scritto nell’Evangelo, tutti devono poter ascoltare, e – prima ancora – entrare!». Porsi al passo chi chi cammina più lentamente, insomma… «La cosa interessante è che paradossalmente, rallentando, chi di solito pensa di capire tutto scoprirà di capire meglio e capire delle cose nuove…».

 

Gli incontri si svolgeranno su Zoom dalle 18 alle 19,30 di martedì 10 febbraio (“Diventare comunità sensibili e inclusive verso le disabilità”), 17 e 31 marzo (“Relazionarsi e accogliere le persone con disabilità” e “Caregiver: super donne/uomini? Impegnarsi ad ascoltarli e sostenerli”), si può partecipare anche a uno solo, registrandosi a questo link oppure scrivendo (anche per avere ulteriori informazioni a [email protected].

 

In particolare segnaliamo il tema del terzo incontro (a cui seguirà probabilmente un quarto), sottolinea Martinat: «Vedremo chi sono i caregiver, che cosa fanno, come sono tutelati (o meno) dalla legge, che cosa possiamo fare come fratelli e sorelle di chiese per sostenere queste persone che fanno spesso più di quello che dovrebbero, senza chiedere aiuto, senza lamentarsi. Le chiese dovrebbero fare il primo passo, porsi all’ascolto…».

 

Ascolta l’intervista a Milena Martinat sul nostro canale audio Menabò: