Minneapolis. La resistenza delle comunità di fede

Chiese, fede e nonviolenza nella città del Minnesota segnata dalle operazioni dell’ICE. Intervista al pastore battista Travis Norvell

 

Da settimane seguiamo con apprensione gli eventi violenti ad opera di agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) che stanno sconvolgendo Minneapolis e altre città del Minnesota: dall’uccisione di Renée Good il 7 gennaio scorso fino all’assassinio di Alex Pretti avvenuto il 24 gennaio, oltre a retate nei quartieri, nei luoghi di lavoro e perfino nei pressi delle scuole, con un clima di paura che coinvolge non solo gli immigrati, ma intere comunità.


Qual è il clima che si respira in questi giorni a Minneapolis? Ne parliamo con Travis Norvell, pastore della Judson Memorial Baptist Church di Minneapolis.

 

«L’atmosfera è tesa. La gente è allo stesso tempo spaventata, con gli agenti federali ovunque, e furiosa, a causa della crudeltà e dell’aggressività degli agenti federali».

 

Come stanno reagendo i cittadini, sia immigrati sia cittadini americani? Che tipo di risposta sta emergendo?

«Sono stati formati gruppi di sorveglianza di quartiere, sia di persona che online. Ogni giorno le persone pattugliano i loro quartieri a piedi, in bicicletta e in auto. Non appena vengono individuati agenti dell’ICE, del DHS (Department of Homeland Security) o del CBP (Customs and Border Patrol), il quartiere viene allertato. I vicini iniziano a fischiare, a filmare la scena e a sostenersi a vicenda».

 

Le chiese e le comunità religiose che ruolo stanno assumendo in questa fase? In particolare, come si sta muovendo la sua chiesa di fronte a ciò che sta accadendo?

«Le chiese e le comunità religiose sono fondamentali per il movimento di resistenza. I nostri santuari e le nostre sale comuni sono luoghi di incontro per i gruppi della comunità, le nostre cucine forniscono pasti, le persone si riuniscono per riscaldarsi e per elaborare strategie. In particolare, la Judson Memorial Baptist Church ha aperto le sue porte ai gruppi della comunità offrendo loro spazi di incontro. Ogni settimana i gruppi si incontrano per condividere informazioni, tenere riunioni strategiche e definire piani di protezione del quartiere. Abbiamo anche aperto la nostra cucina in modo che i gruppi cittadini possano preparare pasti per i bambini che hanno troppa paura di andare a scuola (alcuni bambini della nostra comunità non sono tornati a scuola in presenza dal 12 dicembre!)».

 

Da più parti giunge l’appello a mantenere la calma. A Minneapolis il ricordo delle proteste seguite all’uccisione di George Floyd è ancora vivo: quali sono oggi le paure e le preoccupazioni più grandi?

«Temevo che la città bruciasse di nuovo, ma non è successo! Credo che abbiamo imparato dalla nostra esperienza dopo l’omicidio di George Floyd a proteggere i nostri vicini e le nostre comunità da agitatori esterni. Temevo anche che le persone potessero rivoltarsi l’una contro l’altra, ma siamo rimasti uniti. Ogni volta che l’ICE fa qualcosa di più crudele, la comunità diventa ancora più unita. Mi sono detto: “Le azioni dell’ICE sono così cattive che hanno radicalizzato i moderati!”».

 

I fatti che stanno avvenendo richiamano l’eredità del movimento per i diritti civili e della nonviolenza, guidato da pastori come M. L. King. Di quell’esperienza storica, cosa ritiene ancora attuale e utile per leggere il presente?

«Mi sono laureato alla Colgate Rochester Crozer Divinity School, l’alma mater di King. I suoi ritratti erano ovunque nella scuola e il suo ricordo era palpabile. Amavo studiare i suoi sermoni e i suoi scritti nella tranquillità del mio studio. Non avrei mai pensato, tuttavia, che i suoi scritti e le sue azioni sarebbero stati un modello per me nella vita reale. Sono grato a King e alla sua testimonianza, ma fa paura seguire le sue orme.

Questo movimento è diverso sotto molti aspetti: non ci sono “leader principali”, ma non è un movimento senza leader, è piuttosto un movimento pieno di leader, decentralizzato. È una combinazione di gruppi religiosi, sindacati, organizzatori e cittadini interessati. Eppure, i leader religiosi sono centrali in questo movimento. Noi siamo simboli e le nostre azioni simboliche e morali hanno un impatto sugli altri. L’insistenza del pastore M. L. King sull’azione diretta nonviolenta in questo movimento sta producendo risultati sorprendenti. Non abbiamo fatto rivolte né siamo ricorsi alla violenza. Abbiamo denunciato, registrato la verità sui nostri telefoni, protetto i nostri vicini e siamo stati una presenza morale più e più volte. Questi atti di nonviolenza stanno cambiando la narrazione e cambiando i cuori e le menti. L’amministrazione ha i proiettili e la forza del governo federale, noi abbiamo fischietti e cuori abbastanza grandi da amare gli altri in vista di una nuova esistenza».

 

Di fronte alla violenza indiscriminata compiuta dagli agenti federali verso persone fragili e indifese, come si può restare fedeli al comandamento di Gesù di amare e pregare per i propri nemici?

«La tentazione più grande che vedo nel movimento è non diventare come coloro a cui stiamo resistendo. Sappiamo che gli agenti federali ci disumanizzano, ma non possiamo disumanizzarli. Sono parte di un sistema che sta rovinando le loro anime, il nostro compito come leader religiosi è assicurarci che il governo federale non rovini le nostre anime. Prego per gli agenti federali, prego per il governo federale. Prego che si pentano e prego per la loro sicurezza. Lo confesso: quasi tutte le mattine devo impostare una sveglia per ricordarmi di bere caffè, fare colazione e pregare. Non so se mi sono mai sentito così vicino a Dio come durante questa esperienza. Ora mi rendo conto, più che mai, di aver bisogno dell’esempio e dell’amore di Gesù nel mio cuore. Sono sostenuto dalle preghiere di amici e colleghi pastori provenienti da tutto il paese e dalla nazione. Ogni giorno posso sentire le preghiere degli altri in quest’opera. Permettetemi di esprimere una speciale parola di gratitudine alle preghiere delle comunità battiste di Roma e d’Italia: ogni domenica condivido le vostre preghiere e le vostre parole di incoraggiamento con la Judson Memorial Baptist Church».

 

 

 
 
Foto del pastore Norvell