Guardare a Dio significa guardare al futuro

Un giorno una parola – commento a Geremia 23, 5

 

 

«Ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «in cui io farò sorgere a Davide un germoglio giusto, il quale regnerà da re e prospererà, eserciterà il diritto e la giustizia nel paese»

Geremia 23, 5

 

 

Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»

Matteo 16, 16

 

Le forti espressioni della predicazione di Geremia indicano che l’opera di liberazione di Dio non è confinata nel passato: non si dirà più che il Signore ha liberato il suo popolo dall’Egitto, perché una seconda liberazione sarà operata in un futuro più o meno prossimo, la liberazione da Babilonia. Il presente è difficile, ma ritornando al Signore, dice il profeta, ritroveremo il senso profondo della nostra esistenza. Infatti, «la mano di Dio non si è accorciata» e la liberazione è promessa anche per il futuro.

 

Guardare a Dio significa guardare al futuro. Ce lo dice anche la parola di Paolo in Romani 13: amatevi, tanto più che ora viviamo in un tempo “accorciato” «perché adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo». Vivere la dimensione del Regno di Dio, di cui noi siamo chiamati ad essere testimoni e parabola, non significa pensare che sia inutile impegnarsi per il mondo qui e ora; al contrario, significa che dobbiamo operare per migliorare questa umanità ribelle. Si tratta di un cambiamento urgente a livello politico, economico e culturale.

 

Utopia? Il pastore Tullio Vinay diceva giustamente che l’utopia non è un sogno irrealizzabile, una realtà impossibile, ma è ciò che non è ancora avvenuto.

Guardando così le cose, non si può pensare che dalle Chiese (o dalle religioni) possa venire una parola forte per costruire la giustizia sconfiggendo la violenza che spesso abita, in primo luogo, nei nostri cuori?

 

Le religioni non devono pretendere di avere tutte le risposte, ma sicuramente devono saper porre le domande giuste al mondo. E le domande fondamentali sono: è per il bene comune quello che stiamo facendo o è solo per il nostro bene privato? Risponde al senso di umanità? Sono domande impegnative.

 

«I tempi vengono», dice il Signore per bocca del profeta: è questo il gioioso annuncio dell’Evangelo. Possiamo quindi lanciare con coraggio il nostro sguardo verso il Cristo che viene, confidando nella prossimità del Signore. Amen.