«No alla sospensione temporanea del diritto di asilo»

Lo chiedono 37 organizzazioni umanitarie ai leader europei; «Ciò significa che le persone potrebbero essere respinte alle frontiere europee prima ancora di poter spiegare perché necessitano di protezione»

 

Al Consiglio europeo del 15-16 ottobre 2026, i leader dell’UE hanno affrontato il tema della sospensione temporanea delle domande d’asilo in situazioni di emergenza e strumentalizzazione dei flussi, senza però arrivare a una decisione definitiva.

 

Un gruppo di 16 Paesi membri (tra cui l’Italia) ha espresso forte sostegno all’idea di poter chiudere temporaneamente le frontiere e bloccare in modo mirato le domande d’asilo in scenari critici o di strumentalizzazione da parte di attori statali. La presidente Ursula von der Leyen ha confermato l’intenzione della Commissione di presentare entro la fine del 2026 un European Emergency Response Framework (quadro europeo di risposta alle emergenze) per consentire reazioni rapide a minacce straordinarie. Pochi giorni prima del vertice, la Corte di Giustizia dell’Unione europea (nella causa C-249/25) ha stabilito che la sospensione automatica o il congelamento generalizzato dell’esame delle domande di asilo violano il diritto dell’UE, limitando il margine d’azione per blocchi indiscriminati.

Nelle conclusioni ufficiali del vertice i leader hanno preso atto del dibattito e accolto con favore il lavoro della Commissione sul quadro di emergenza, rimandando una decisione più approfondita alle prossime riunioni.

 

37 organizzazioni umanitarie europee, fra cui Amnesty, la Diakonie della Chiesa evangelica in Germania, Pane per il Mondo, United4Rescue, Sea Watch, ma anche il Servizio per i rifugiati dei Gesuiti, hanno per l’occasione prodotto un comunicato per chiedere di non procedere con una ulteriore stretta in materia, a pochi mesi appena dall’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo, già di per sé assai più restrittivo rispetto alle precedenti normative.

 

«Nella riunione del Consiglio europeo si è discusso per la prima volta di proposte per sospendere il diritto d’asilo in determinate situazioni, ad esempio in caso di un numero molto elevato di arrivi dovuto al sospetto utilizzo della migrazione da parte di paesi terzi» si legge nel comunicato.

«Ciò significa che le persone potrebbero essere respinte alle frontiere europee prima ancora di poter spiegare perché necessitano di protezione. Non verrebbe valutato se siano vittime di persecuzioni, guerre o torture. Molti richiedenti asilo subiscono già violenze alle frontiere europee. Il diritto di chiedere asilo viene negato attraverso i cosiddetti respingimenti. L’UE potrebbe essere sul punto di legalizzare questa violazione dei diritti umani, contraria ai diritti fondamentali.

 

Gli eventi di Ceuta vengono utilizzati per giustificare queste proposte. L’arrivo di decine di migliaia di persone in un brevissimo lasso di tempo ha indubbiamente posto enormi sfide alle autorità locali e alle capacità di accoglienza e assistenza esistenti. Allo stesso tempo, la situazione era estremamente rischiosa per le persone stesse: secondo le organizzazioni per i diritti umani, più di 140 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’enclave spagnola. Questa situazione straordinaria e le conseguenti sofferenze devono essere prese sul serio. La risposta dovrebbe risiedere nel sostegno reciproco e nella solidarietà tra gli Stati membri, nonché nella ricerca di soluzioni comuni che garantiscano la protezione delle persone e, al contempo, rafforzino la capacità di azione dell’UE. Una sospensione del diritto d’asilo, d’altro canto, non solo metterebbe in pericolo le persone specificamente perseguitate, ma indebolirebbe anche la credibilità dell’UE.

Il diritto d’asilo è parte integrante dei diritti fondamentali europei. L’articolo 18 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea garantisce il diritto d’asilo. L’articolo 19 protegge dalle espulsioni collettive e dalla deportazione in caso di minaccia di tortura o trattamenti inumani. Chiunque sospenda il diritto d’asilo mette quindi in discussione una componente centrale della tutela dei diritti fondamentali europei e l’autopercezione dell’Unione europea come spazio dei diritti umani, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà.

Una sospensione del diritto d’asilo approvata dall’UE costituirebbe una grave violazione dei diritti fondamentali europei. Questi diritti sono conquiste ottenute a caro prezzo. Devono essere tutelati e difesi, soprattutto in situazioni difficili. Chiunque oggi sospenda questi diritti in determinate circostanze rafforza coloro che ne chiedono l’abolizione e sposta i limiti di ciò che è politicamente e legalmente consentito: un pericoloso precedente per i diritti fondamentali nell’Unione europea».