Quando la fede chiede una svolta

Un giorno una parola – commento a Atti degli apostoli 17, 23

 

 

Mosè dunque tornò al Signore e disse: «Ahimè, questo popolo ha commesso un grande peccato e si è fatto un dio d’oro; nondimeno, perdona ora il loro peccato!»

Esodo 32, 31-32

 

 

Paolo disse: «Passando e osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: Al dio sconosciuto. Orbene, ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annuncio»

Atti 17, 23

 

 

L’umanità non è molto cambiata dai tempi dell’apostolo Paolo e i temi di ieri sono più o meno gli stessi di oggi. Ad Atene, centro della cultura antica, l’apostolo si trova dunque a dover predicare ad un uditorio che vive a metà fra un pensiero filosofico molto elevato e il gossip o la superstizione. Egli inizia dunque il suo discorso all’Aeropago facendo un collegamento fra ciò che è annunciato dalla fede biblica e ciò che dice la cultura del suo tempo. Ma ad un certo punto il suo discorso cambia registro. Non si può dire solo ciò che la gente si aspetta di sentire. Occorre fare il salto di qualità dalla religiosità popolare alla fede – cioè da quello che può essere un discorso sulla spiritualità umana all’annuncio liberante dell’amore di Dio per l’umanità. E così, Paolo, ad Atene come farà anche a Corinto (I Cor 2, 2), annuncia agli ateniesi il Cristo morto e risorto come l’atto che Dio ha compiuto per la salvezza del mondo. E nello stesso tempo richiama gli uditori alla necessità della conversione.

 

La predicazione può certamente cercare un linguaggio che le persone siano in grado di comprendere, ma ad un certo punto essa deve andare al cuore del messaggio cristiano.

 

A queste parole, come tutta risposta, gli ascoltatori se ne vanno dicendo: «su questo ti ascolteremo un’altra volta…». Vanno via, chiudono la porta perché la resurrezione annuncia un mondo nuovo, per accogliere il quale è necessaria una conversione della mente e dell’esistenza tutta. E la gente non ama la conversione. L’amore (di Dio per noi e l’amore reciproco) e la speranza non sono sentimenti mielosi, ma l’edificazione della propria vita su nuove basi – e non tutti sono disponibili a compiere una tale scelta.

 

Gli ateniesi se ne sono andati. La predicazione di Paolo è dunque un fallimento completo? Non c’è speranza per la predicazione di Cristo? Non necessariamente. Luca ci tiene a farci sapere che qualcuno accoglie il messaggio di Paolo. La semina ha comunque prodotto il suo frutto che durerà nei secoli. Amen.