Predicare «a tempo e fuor di tempo»

Un giorno una parola – commento a II Timoteo 4, 2

 

 

Le labbra del sacerdote sono le custodi della scienza e dalla sua bocca si ricerca la legge, perché egli è il messaggero del Signore degli eserciti

Malachia 2, 7

 

 

Predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza

II Timoteo 4, 2

L’apostolo Paolo per descrivere la sua missione ha utilizzato una frase rimasta celebre: «Necessità me ne è imposta, guai a me se non evangelizzo» (I Corinzi 9, 16). Ed ora, verso la fine della sua vita, rivolge a Timoteo l’esortazione a predicare «a tempo e fuor di tempo», perché questa è l’essenza stessa della Chiesa. Se cessa di predicare, infatti, dimostra di aver perso la sua anima, il suo soffio vitale. Da tempo, però, si sente dire che soprattutto le Chiese storiche, cercando di rendersi più comprensibili per la gente, tralasciano i temi di fede e si esprimono piuttosto sui temi etici, tradendo al loro mandato. Il giudizio è severo, ma è un rischio che va preso sul serio.

 

In verità, quando parliamo della predicazione, come prima immagine ci viene in mente il pastore o la pastora in toga che fa il suo sermone all’assemblea riunita per il culto. In realtà essa è molto di più e investe tutti i campi della nostra vita, per questo deve essere pronunciata in ogni contesto in cui ci troviamo ad operare. I teologi ne hanno parlato usando in genere dei toni parecchio alti. Bonhoeffer, ad esempio, ha detto che la parola predicata, fondata biblicamente, è il Cristo incarnato stesso che è in cammino attraverso la sua comunità – tanto che Paolo poteva scrivere ai Galati che davanti ai loro occhi «Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo». Una parola vivente, dunque, non propaganda di una dottrina bensì annuncio gioioso di un fatto: la salvezza in Gesù Cristo.

 

Paolo avverte però il suo discepolo Timoteo che «verranno tempi in cui la gente non vorrà ascoltare», perché accecata da messaggi ingannevoli. Questa è la dimensione in cui in tutti i tempi si è trovata la Chiesa; ma non per questo deve scoraggiarsi. Anzi, legata saldamente alla Parola, che è l’àncora (Ebr. 6, 19) che ci permette di non andare alla deriva, potrà annunciare ad ogni creatura, con schiettezza, il giudizio e il perdono che sono presenti nella croce e nella resurrezione di Cristo. Amen.