Insieme, per la salute del popolo di Gaza
Una donna ebrea e una palestinese, a partire dalla tragedia del 7 ottobre, hanno costruito un progetto che oggi aiuta decine di migliaia di persone nella Striscia. Il sostegno della chiesa valdese di Torino
«Ci siamo conosciute l’8 ottobre 2023, il giorno dopo l’attacco di Hamas e mentre iniziava la reazione israeliana. Da settimane era stato pianificato in quel giorno il primo appuntamento organizzato da un gruppo di dialogo sulla condizione in Palestina e Israele, che riunisce cittadini di entrambi i fronti che non vogliono arrendersi a questa spirale di violenza. Ovviamente eravamo tutti sconvolti per quanto stava accadendo».
Nata e cresciuta a Gaza, Seba Abu-Daqa si è laureata in Cisgiordania per poi trasferirsi prima in Egitto e poi a Berlino. Tom Kellner invece è nata ad Haifa in Israele, e si è trasferita a sua volta a Berlino dove è ricercatrice universitaria di letteratura ebraica con la passione per il violoncello. Il progetto che le ha fatte incontrare nella capitale tedesca è quello di Neve Shalom Wahat al-Salam, che vi abbiamo già presentato sul nostro giornale, sostenuto anche dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e in visita proprio alle chiese evangeliche italiane lo scorso anno.
Le abbiamo incontrate a Torino, ospiti della locale chiesa valdese e del Gruppo di studi ebraici, per presentare il progetto che, generato dal dolore di quei giorni, oggi è una realtà capace di fornire assistenza a decine di migliaia di persone nella Striscia di Gaza.
«Nelle settimane successive a quel primo incontro – racconta Abu-Daqa-, passavo le mie giornate al telefono con tutta la mia famiglia bloccata nella Striscia. Tutte le mie azioni si concentravano in quella direzione, e ho iniziato a tentare di inviare prime forme di aiuto».
Tom la contatta per esprimere solidarietà: stringono amicizia, decidono di organizzarsi per raccogliere fondi da spedire alla popolazione allo stremo. I contatti quotidiani di Abu-Daqa con la famiglia le fanno comprendere presto le reali priorità della popolazione allo stremo: «Acqua e servizi igienici. Acqua desalinizzata per bere e cucinare, acqua pulita per lavarsi e water per evitare pericolose epidemie in un contesto dove la rete fognaria non esiste più». Un tema quest’ultimo soprattutto femminile, dicono a una sola voce «Perché spesso sono le donne a dover accudire sia gli anziani che i bambini, e sono sempre loro a dover percorrere lunghe distanze per raggiungere i bagni pubblici».
Decidono quindi di darsi una struttura, aprono una organizzazione no profit, la chiamano Clean Shelter (rifugio pulito).
Il loro è un attivismo inarrestabile: convogliano ogni sforzo nel tentativo di inventarsi modalità di aiuto e diversificano il loro ambito di intervento. «L’essere un ente piccolo – ci spiega Kellner- ha il vantaggio di garantirci grande flessibilità e grande rapidità di adattare le risposte alle necessità che possono presentarsi». Di strada ne hanno fatta, insieme ai tanti donatori che hanno dato loro fiducia: due de-salinizzatori garantiscono acqua per vivere a sessantamila persone ogni giorno, centinaia sono i servizi igienici installati in tutta Gaza.
A ciò si somma la costruzione di campi di accoglienza e il ripristino, grazie a un team di artigiani creato in loco, delle abitazioni ancora in qualche modo in piedi. «Perché tornare in una casa, meglio se la propria, è quanto tutti sperano – dice Abu-Daqa. Dal momento che non è praticamente possibile fare entrare nulla nella Striscia per i blocchi imposti da Israele, cerchiamo di recuperare i materiali in loco. Legno, tende, ferro, per provare a intervenire dove possibile e in sicurezza».
Kellner e Abu-Daqa sono in Italia perché instancabilmente incontrano la società civile in giro per il mondo al fine di trovare varie forme di aiuto, economico, di idee.
Perché proprio a Torino? Perché nel settembre 2025, quando la società civile mondiale esprimeva in varie forme sdegno e solidarietà per le sofferenze della popolazione civile palestinese a causa della continua reazione bellica di Israele all’efferato attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, fu presentato in città l’appello “Mai più per nessuno”, redatto e sottoscritto da credenti di varie fedi: ebrei, mussulmani, protestanti, buddisti e cattolici.
Il documento nasceva dalla necessità di dover prendere una posizione ferma di condanna della violenza, rispetto alla drammatica situazione della popolazione civile a Gaza e in Cisgiordania, per la salvaguardia dell’umano e che fosse premessa di ogni futuro dialogo tra ebrei e palestinesi.
Dopo un ciclo di incontri svoltisi tra il 2025 e il 2026 la Chiesa valdese e il Gruppo di Studi Ebraici insieme ai firmatari dell’appello “Mai più per nessuno” hanno scoperto, approfondito e infine deciso di sostenere Clean Shelter «come azione concreta di aiuto agli sfollati di Gaza» hanno raccontato durante l’incontro che si è tenuto nella sala Carpanini del Municipio torinese, alla presenza anche del sindaco Stefano Lo Russo, a rimarcare la vicinanza anche delle istituzioni nei confronti di un progetto che dal dialogo fra una donna ebrea e una palestinese sta mostrando che narrazioni diverse da quelle di odio sono possibili.