Moschea di Torino: «No alla strumentalizzazione politica delle libertà religiose»

La chiesa valdese del capoluogo piemontese interviene dopo le polemiche esplose per il via libera ai lavori per il luogo di culto

 

È stato rilasciato il permesso di costruire per il progetto di riqualificazione dell’ex Fonderia Nebiolo di via Bologna, a Torino. A comunicarlo è la Confederazione islamica italiana (Cii). Vi sorgerà una moschea da circa mille posti.

Complesso industriale costruito nel 1922 per ospitare la Fonderia caratteri della Nebiolo è il primo a utilizzare l’energia elettrica per scaldare le macchine da fondere, a vantaggio dei processi produttivi e lavorativi. Il fabbricato viene bombardato nel novembre 1942 e gravemente danneggiato. La Fonderia è stata dismessa negli anni Settanta e versa in stato di abbandono.

 

Ora si passa al progetto esecutivo e l’obiettivo dichiarato è quello di aprire il cantiere entro la fine del 2026.

 

Come ricorda il sito La Voce nell’agosto scorso Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci, aveva scelto proprio la moschea torinese per una delle sue prime mobilitazioni cittadine. Una cinquantina di militanti si era presentata davanti a Palazzo Civico con lo slogan «No alla moschea» e con una proposta di deliberazione popolare che puntava a rimettere in discussione la destinazione dell’area. La proposta è stata poi dichiarata inammissibile e il partito ha annunciato di valutare un ricorso al Tar.

 

Ieri invece è stato il turno dei rappresentanti di Fratelli D’Italia Augusta Montaruli e Maurizio Marrone. Quest’ultimo, vice presidente della Regione Piemonte, ha annunciato l’intenzione di modificare la legge urbanistica regionale per introdurre criteri di distanziamento minimo obbligatorio tra gli edifici di culto, con il chiaro obiettivo di bloccare legalmente il cantiere.

 

Il Quotidiano Piemontese dà notizia che a difendere il progetto interviene invece la consigliera regionale del Partito Democratico Nadia Conticelli, che accusa la Regione di utilizzare la vicenda per una battaglia politica.

«L’area della ex Nebiolo attende da tempo questo progetto di trasformazione e recupero, affinché restituisca vita a questo angolo di territorio e recuperi il degrado», sostiene Conticelli.

Secondo la consigliera, il progetto della Confederazione Islamica Italiana sarebbe stato costruito attraverso un percorso che ha coinvolto il Comitato Interfedi di Torino, il Politecnico e diversi soggetti del territorio.

Per la consigliera dem, l’uscita di Marrone sull’«islamizzazione selvaggia» è invece «disinformazione a scopo di propaganda elettorale. Un luogo di culto moderno, a norma, aperto al territorio è la miglior garanzia per la sicurezza di tutti».

 

Sulla vicenda interviene con una nota la Chiesa valdese di Torino: «Non si può strumentalizzare a fini elettorali un progetto di riqualificazione urbana e di libertà di culto come quello della ex-Nebiolo – scrive il presidente del Concistoro della chiesa Sergio Velluto -. Il riconoscimento della libertà di culto per tutti ai sensi dell’art. 19 della carta Costituente è garantito a prescindere dalla stipula o meno di una Intesa, ed è necessario individuare e facilitare l’accesso a adeguate aree per il culto ad ogni confessione di fede.

 

Cambiare la legislazione regionale per rendere più difficile l’esercizio di un diritto costituzionale è sbagliato oltre che discriminatorio e contrario ai principi espressi dalla Costituzione sulla libertà religiosa. Sempre più le religioni assumono un ruolo fondamentale, nel dialogo con le altre fedi, nel processo di integrazione e civile convivenza all’interno di una realtà multiculturale.

 

Riconoscere e facilitare l’apertura di luoghi di culto adeguati contribuisce a far emergere un fenomeno che, sommerso, può portare a derive degenerative anche di ordine pubblico. Inoltre, ad evitare speculazioni politiche sulla necessità o meno di aprire nuovi luoghi di culto, si conviene che, sempre in riferimento alla Giurisprudenza (Corte costituzionale, nella sentenza n. 254/2019), nel destinare spazi pubblici alle sedi di attività di culto delle diverse confessioni, regioni e comuni devono tenere conto della loro presenza nel territorio di riferimento.

 

Proprio per questo più che di distanza tra luoghi di culto si deve parlare di progettare strutture adeguate alla loro funzione e integrate nel territorio, proprio come è il caso ex-Nebiolo. Emerge da tutti gli studi di sociologia e di urbanistica, sviluppati da Università e Politecnico di Torino e non solo, che la crescita delle confessioni religiose diverse dalla Cattolica ha raggiunto livelli tali nella città di Torino da rendere urgente una programmazione che ne tenga conto. Un solo esempio è il dato per cui, sin dal 2021 (Tesi magistrale di Architettura Celenza), a Torino i luoghi di culto delle diverse fedi hanno superato il numero di chiese cattoliche (161/159). Un approccio e un’apertura che riguarda tutte le fedi, non solo quella islamica».