Smat, fra perdite di rete e nuovi pozzi
La Società Metropolitana Acque Torino (Smat) che gestisce il comparto acqua nel Torinese ha in cantiere diverse opere di miglioria. Ma non mancano le critiche come quelle di Ataai (Associazione per la Tutela degli Ambienti Acquatici e dell’Ittiofauna (che potete leggere in calce all’articolo).
Minori precipitazioni nel periodo invernale, neve sempre più tardiva e dunque difficoltà a gelare creando una importante riserva. Se si aggiunge che il caldo precoce causa un repentino scioglimento della neve accumulata in quota, si ha una situazione, a proposito della disponibilità di acqua, davvero critica.
Acqua che ha vari utilizzi, da quello idropotabile all’irrigazione dei campi, ma in prima battuta quello di garantire la vita dei corsi d’acqua, con i loro abitanti.
La stessa acqua svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio naturale, ancora in troppe aree messo a dura prova dagli scarichi di case e attività industriali se non esiste o mal funziona un sistema depurativo.
La siccità di questa estate ha ancora una volta fatto emergere varie criticità, in particolare a Bricherasio, Angrogna e Cumiana. «Il sistema di telecontrollo ci consente di monitorare in tempo reale la situazione delle portate e dei livelli vasca e se possibile di intervenire in campo alla ricerca perdite o a eseguire anche in remoto manovre di interconnessione sistemi acquedotto comunicanti, laddove esistenti. Abbiamo iniziato a portare acqua con le autobotti ai Marin di Bricherasio il 2 giugno – sottolineano i referenti di Smat che aggiungono –: alla Vaccera di Angrogna siamo saliti ancora una volta il 24 settembre. Sempre ad Angrogna stiamo mandando in appalto le opere per la captazione della sorgente di località Casse e di realizzazione dei tre sollevamenti necessari per raggiungere loc. Vaccera dove questa fonte è destinata proprio per potenziare il sistema ed evitare il ricorso dell’autobotte, il cui utilizzo è ovviamente disagevole vista la distanza dei luoghi da raggiungere e la conformazione delle strade da percorrere con mezzi d’opera grandi. Il tubo cui si collegano i risollevamenti anzidetti è stato posato lo scorso anno e anche la fornitura elettrica è stata realizzata».
Angrogna porta poi il problema specifico e scottante della borgata di Buonanotte; ci sono parecchi abitanti, attività economiche e d’estate tornano anche gli ospiti di tante seconde case: una fontana privata fornisce acqua a qualche abitazione ma non a tutti. Gli abitanti storici della zona dicono che è una fontana ricca d’acqua. Il Comune si è mosso contattando Smat e la risposta c’è stata: «Prima di fare investimenti importanti dobbiamo verificare per un periodo abbastanza lungo e significativo la reale portata».
«Non sono mancate le azioni di ricerca perdite, di valutazione della qualità dell’acqua, di verifica sui nuovi inquinanti, di educazione all’uso responsabile limitando quello irriguo per i giardini e gli orti privati», aggiungono da Smat.
Un intervento che potrebbe rivelarsi decisivo è il progetto di «Dorsale Idrica Val Pellice». In sostanza l’idea propone la realizzazione di una nuova condotta acquedottistica di circa 40 km che proviene da un nuovo campo pozzi a Bobbio Pellice che trasportando circa 200 l/sec di acqua potabile si sviluppa lungo la val Pellice secondo un tracciato che interconnette i diversi sistemi acquedottistici locali dei comuni attraversati fino a raggiungere l’abitato del comune di Pinerolo e dunque i comuni del pedemontano e della pianura pinerolese.
«Il sistema – spiega l’ing. Raffaella Turaglio di Smat, precedentemente responsabile del settore di Acea – serve 26 Comuni per un bacino complessivo di circa 110.000 abitanti residenti. I comuni raggiunti dalla nuova dorsale Val Pellice sono Bobbio Pellice, Villar Pellice, Torre Pellice, Luserna San Giovanni, Lusernetta, Angrogna, Bibiana, Bricherasio, San Secondo di Pinerolo, Campiglione Fenile, Cavour e Pinerolo e, per tramite la dorsale Dorsale Idrica Val Chisone e la Dorsale Idrica della Pianura del Pinerolese con le quali a Pinerolo la dorsale Val Pellice si collega, sono raggiunti anche i comuni di San Pietro Val Lemina, Roletto, Frossasco, Cantalupa, Cumiana, Osasco, Garzigliana, Buriasco, Macello, Piscina, Airasca, Scalenghe, Cercenasco e None.
L’intervento è prioritario e strategico per garantire la continuità del servizio idropotabile, il potenziamento e l’adeguamento delle infrastrutture idriche, anche al fine di aumentare la resilienza del sistema idrico ai cambiamenti climatici. Contestualmente all’efficientamento dell’approvvigionamento idropotabile, il progetto prevede lo sfruttamento del salto geodetico della dorsale per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile attraverso la produzione idroelettrica di due centrali la cui energia prodotta risulta superiore al fabbisogno energetico del nuovo campo pozzi generando un saldo energetico positivo».
LE OSSERVAZIONI DI ATAAI
L’Ataai, associazione che opera per la tutela degli ambienti acquatici e della fauna acquatica, riflette sul progetto della condotta idrica da Bobbio Pellice fino alla pianura pinerolese e prende posizione segnalando alcune perplessità, anzitutto sul metodo della proposta.
«Siamo stupiti che un’opera di queste dimensioni venga comunicata alla popolazione del territorio con queste modalità, dandone per scontata la realizzazione, nel momento in cui non è ancora disponibile la documentazione progettuale e non esiste quindi alcuna valutazione controllabile e condivisa delle ricadute ambientali, economiche e sociali che possono interessare l’area in questione. Purtroppo, bisogna dire, questa è una modalità operativa che abbiamo già visto in altri casi, ma che, a nostro parere, non è accettabile dal punto di vista delle garanzie democratiche».
« In realtà, – prosegue il comunicato Ataai – quello che il territorio si aspettava era piuttosto un’accelerazione nei lavori di progettazione e realizzazione del collettore fognario, che dovrebbe collegare al depuratore di Castellazzo (Cavour) anche i Comuni di Torre Pellice, Villar Pellice e Bobbio Pellice, ora serviti da impianti obsoleti e inefficienti, che causano, con i reflui rilasciati, problemi diffusi di perdita di qualità delle acque superficiali, con conseguenze preoccupanti e, si teme, potenzialmente pericolose per la salute umana (come messo in evidenza già anni fa da monitoraggi e studi condotti dall’Università di Torino)».
Nella presentazione della nuova «dorsale idrica» non si fa parola del collettore fognario, quasi che questa opera, così importante per la tutela della salute della popolazione e della risorsa idrica, abbia ormai un significato secondario e residuale.
«Dato quanto abbiamo potuto osservare in altri contesti similari (in particolare ci riferiamo alla valle Orco), ci chiediamo quali valutazioni siano state fatte, a monte della fase progettuale, su una serie di questioni che riteniamo della massima importanza e, in particolare: aumento della pressione (già imponente) sul ciclo dell’acqua a livello di bacino montano e non solo; pericolo di depauperamento delle falde superficiali e profonde; messa in crisi delle dinamiche di scambio falda/acque superficiali; diminuzione della disponibilità idrica a valle (nei comparti ambiente, agricoltura ed energia); peggioramento del (già ora difficile) rapporto quantità/qualità dell’acqua».
«La scelta che viene fatta – conclude Ataai – è quella di spostare il problema a monte, andando a captare, tutto dove possibile, le acque della montagna che sembrano aver mantenuto una qualità migliore e più sicura. Al di là di un atteggiamento che in passato sarebbe stato giudicato di tipo “colonialista”, quello che si rischia di ottenere è però un impatto ulteriore sulla risorsa idrica, peggiorando la situazione di porzioni sempre più vaste dell’alta pianura e delle valli alpine, senza troppo curarsi delle possibili conseguenze e con una sempre più pesante eredità lasciata alle generazioni future».