La testimonianza cristiana inizia con una solidarietà attiva e incondizionata

L’impegno della Chiesa Evangelica in Marocco a fianco dei più vulnerabili

 

Abbiamo re-imparato a conoscere Ceuta, le difficoltà del Marocco e dell’Unione europea a gestire uno dei tanti fronti aperti nel comparto migratorio di questi anni. Ma l’emergenza e l’assistenza durano al di là delle cronache.

Il Comitato Internazionale di Mutuo Soccorso (Cei), braccio sociale della Chiesa Evangelica in Marocco (EEAM), è in prima linea.

Da Casablanca a Oujda, da Rabat ad Agadir o Fez, la rete parrocchiale ha intensificato le proprie azioni sul campo durante tutta l’estate e ha messo in atto un sistema di sostegno completo per le persone vulnerabili, in particolare i migranti subsahariani.

 

Le iniziative, supportate dal team di progetto di Cevaa, la Comunità di chiese in missione di cui è parte fondativa e integrante l’Unione delle chiese metodiste e valdesi,  si strutturano attorno a due pilastri fondamentali. Da un lato, il CEI distribuisce beni di prima necessità e kit igienici, garantendo l’accesso alle cure mediche di emergenza e alle terapie continuative. Dall’altro, le comunità mantengono aperti i loro laboratori di formazione professionale. Corsi di cucito, parrucchiere, artigianato e lingue: questi spazi permettono ai beneficiari di acquisire competenze pratiche per costruire la propria autonomia. Inoltre, offrono un prezioso supporto psicologico e assistenza legale per aiutarli a orientarsi tra le complesse procedure amministrative.

 

Questa mobilitazione non è semplicemente un atto filantropico; scaturisce da una visione teologica ben definita. Per l’EEAM, una minoranza protestante che vive in un paese a maggioranza musulmana, accogliere lo straniero è un imperativo spirituale assoluto.

Ispirata al Vangelo, questa teologia dell’ospitalità considera ogni persona dotata di una dignità inalienabile, creata a immagine di Dio. L’ambiente parrocchiale diventa così uno spazio di grazia dove le barriere di nazionalità, status sociale o religione svaniscono di fronte al dovere di fraternità.

 

Alla base di questo slancio c’è un’autentica posizione politica. In un contesto mediterraneo caratterizzato da politiche migratorie e controlli alle frontiere sempre più restrittivi, l’azione della CEI rappresenta un atto di affermazione etica. La Chiesa si rifiuta di ridurre la migrazione a una questione di sicurezza e si impegna attivamente, insieme alla società civile, per il rispetto dei diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla salute, alla protezione e al lavoro.

 

«Accogliere lo straniero non è un’opzione per la nostra Chiesa, ma il cuore stesso della nostra fede», afferma la pastora Karen Thomas Smith, presidente dell’EEAM. «Attraverso il CEI, cerchiamo di trasformare la sofferenza in speranza e di ricordare a tutti che la dignità umana non conosce confini».

Mantenendo vivo il suo impegno anche durante la stagione estiva, l’EEAM ci ricorda che la testimonianza cristiana inizia con una solidarietà attiva e incondizionata.