Venezuela: i dispersi che nessuno conta
Oltre 4.100 morti, migliaia di dispersi, chiese danneggiate. La Federazione luterana mondiale continua ad aiutare
Il terremoto in Venezuela ha lasciato, oltre ai morti contati, una categoria di persone che sfugge a ogni bilancio ufficiale: i dispersi.
Il governo venezuelano non ha pubblicato una cifra, limitandosi a parlare genericamente di «migliaia».
Ma il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari e capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), Tom Fletcher, sostiene che oltre 50.000 persone risultano ancora non rintracciate.
Piattaforme indipendenti, nate dal basso per colmare il vuoto informativo, riportano stime tra i 18.000 e i 31.000 nomi.
Ed un caso terribile in una situazione già drammatica: un centinaio di venezuelani, appena rimpatriati dalle autorità statunitensi per l’immigrazione, sono scomparsi quando l’hotel in cui erano stati alloggiati a La Guaira è crollato sopra di loro, la notte stessa del loro ritorno a casa.
Il bilancio ufficiale dei morti, aggiornato all’11 luglio, supera ormai le 4.100 vittime — alcune fonti indicano 4.118, altre oltre 4.300. Decine di migliaia i feriti.
A quasi tre settimane dai due terremoti del 24 giugno, la distanza tra ciò che si sa e ciò che resta sconosciuto continua a crescere, non a diminuire.
Non sono crollate solo le case. Almeno 25 chiese della sola zona di Caracas hanno riportato seri danni.
La chiesa di San José de Ñaraulí a Cotiza ha visto crollare l’intera navata sinistra. Altre, tra cui la Cattedrale di Caracas, hanno subito danni definiti «più o meno seri». Alcune di queste chiese sono anche monumenti nazionali, patrimonio storico che ora richiede, oltre alla preghiera, un piano di ricostruzione.
Anche gli spazi del culto, dunque, portano le ferite di questa terra — un dettaglio che dice qualcosa sulla natura pubblica della fede in un paese colpito: le chiese non sono state esentate dal disastro, sono state parte del disastro, come lo sono state le case, le scuole, gli ospedali.
La Caritas Venezuela ha ricevuto finora 14.700 tonnellate di aiuti, distribuendone circa 9.000 — il 61 per cento del totale.
Sono numeri importanti, ma la Federazione luterana mondiale (Lwf), che opera a fianco delle chiese locali attraverso l’approccio comunitario già raccontato su questo sito, continua a segnalare che il grosso del lavoro deve ancora venire.
L’assistenza attuale, secondo la rappresentante Lwf Golda Ibarra, è «ancora in una fase iniziale».
I dati più recenti raccontano un paese che non si sta più contando solo per il numero dei morti, ma per l’ampiezza di ciò che manca: case, chiese, mezzi di sostentamento, e — soprattutto — persone di cui nessuno sa più dire con certezza dove siano.
È in questo spazio, tra chi è stato sepolto e chi resta semplicemente introvabile, che la comunità internazionale — compresa la Federazione Luterana — è chiamata a restare, senza che l’attenzione scemi insieme al passare delle settimane.