Il potere delle parole che guariscono
Un giorno una parola – commento a Marco 7, 34-35
Poiché egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa apparve
Salmo 33, 9
Poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: “Effatà!” che vuol dire: “Apriti!”. E gli si aprirono gli orecchi; e subito gli si sciolse la lingua e parlava bene
Marco 7, 34-35
Gesù guarisce un sordomuto, si rivolge al cielo, al Padre, e poi pronuncia una parola: “Effatà!” che vuol dire: “Apriti!”. Gesù compie miracoli di guarigione anche agli stranieri, a coloro che non sono ebrei, perché è pronto a riconoscere chi ha fede in lui, chi può cambiare grazie ad una sua parola, ad un suo gesto.
Gesù non ha bisogno di urlare, di fare lunghi discorsi, per cambiare la vita di crede in lui. Gesù si rivolge a tutti e tutte, ma non sempre chi lo ascolta è pronto a ricevere i suoi insegnamenti, c’è anche chi lo rifiuta e chi lo ritiene pericoloso. Sappiamo come è finita la storia di Gesù, morto sulla croce e risorto, sappiamo chi non condivideva i cambiamenti che portava e sappiamo perché le sue parole venivano considerate sovversive. In questi testi si comprende qual è la potenza della sua parola.
La parola può trasformare la realtà, può dare un’indicazione, può aiutare e sostenere. Se noi riflettessimo sull’importanza della parola, del suono che emettiamo e del suo valore, forse parleremmo con più attenzione e consapevolezza. Con una parola mal detta si può ferire, si può umiliare, si può rendere insicuri e fragili. Se usiamo parole di incoraggiamento e sostegno, al contrario, possiamo rendere una persona forte e sicura di sé.
Anche noi possiamo usare la parola per aiutare ed essere vicini a qualcuno, per rafforzare e fortificare una persona in difficoltà. Non abbiamo bisogno di imparare a fare lunghi discorsi, possiamo ascoltare, accogliere il dolore del prossimo e far sentire la nostra presenza. Abbiamo anche noi tutti gli strumenti per rendere una vita migliore, anche senza fare un miracolo, ma guidati dall’amore che Gesù ci ha trasmesso. Amen.