Folk Club, la musica è finita?
Dal 1998 lo storico locale torinese ha proposto musica dal vivo ai massimi livelli. Paolo Lucà: «Si chiude. Dalla Regione il colpo di grazia»
Un locale unico come il Folk Club, prezioso, lungimirante, amato dagli artisti e capace di portare a Torino il meglio della musica mondiale (nel suo sottoscala), chiude.
Laconico, inesorabile, è arrivato ieri l’annuncio in un post su facebook. A scriverlo, il direttore del locale Paolo Lucà, figlio di Franco Lucà, storico ideatore dell’iniziativa culturale.
Paolo Lucà ha spiegato il perché sia a stato costretto ad annunciare lo stop delle attività e dei concerti, dopo ben trent’otto anni di attività: «Per la prima volta, in venticinque anni, non abbiamo ottenuto i contributi regionali e si è creato un buco di 50mila euro. In graduatoria davanti a noi c’erano tanti progetti senza alcuna storia alle spalle».
Impossibile citare i nomi dei tanti artisti che hanno percorso le scale del locale per raggiungere la sala concerti. Pareti corredate da fotografie con volti di artisti, situazioni e suggestioni capaci di raccontare la storia del locale di via Perrone, 3bis.
Luogo (meglio sarebbe chiamarlo, progetto culturale) che ne ha generati tanti altri, come ha ricordato Lucà nel suo post: «oltre 1.800 concerti, senza contare i tantissimi festival “in esterno” [Occitanica (2000 – 2008); Donne dall’Inferno (2002); Spedizioni Folk (2001 – 2007); Torino Blues Festival (1997 – 2005); Nord & Sud (1999 – 2003); Folk Al Teatro Milanollo (1996 – 2002); International Folkdance Festival (2001 – 2008); Flamenca (2003 – 2008); Concerti al Forte di Vinadio – Sentinelle Delle Alpi (2003 – 2004), Piazza Profana (2001 – 2008), e Pellerossa (1994 – 2002)] e i tanti concerti ospitati per il Torino Jazz Festival (2018 – 2026)».
Uno spazio che, a dispetto delle sue ridotte dimensioni, ha accolto in quattro decadi oltre 110.000 spettatori e oltre 6.000 artisti e musicisti provenienti dai cinque continenti, tra cui innumerevoli “big” di livello nazionale ed internazionale e «tantissimi artisti che – ha proseguito Lucà – hanno calcato il nostro palco ai loro esordi per poi spiccare il volo; 58.458 associati, ormai giunti alla terza generazione; uno scantinato sobrio, amichevole e intimo dove tutti – artisti e avventori – si sentono accolti come a casa, con una qualità di ascolto senza pari e un’ineguagliabile atmosfera di vicinanza e “comunità”; un’attenzione storica e costante – ha scritto ancora Lucà – per il valore culturale delle proprie proposte e verso generi musicali considerati “secondari”, certamente non commerciali o “main-stream”; una posizione di grande prestigio nel panorama musicale cittadino, nazionale e internazionale. Un nome, quello del Folk Club – ha ribadito Lucà – che è da molto tempo sinonimo e garanzia di rigorosa qualità e musica ai massimi livelli…».
Inutile, infatti, citare tutti gli artisti “scesi” sul palco del Folk Club. Ne citiamo uno appena: Egberto Gismonti, pianista e chitarrista brasiliano capace di stupire per la sua qualità artistica e musicale ineguagliabile.
A fine anni Novanta, inizi Duemila, Paolo Lucà e Davide Valfrè (braccio destro di Franco e Paolo), frequentavano Radio Beckwith (Rbe), in quanto l’emittente comunitaria valdese di Luserna San Giovanni era l’unica radio piemontese (forse italiana) ad aver avuto l’idea (poi conquistata) di chiedere una collaborazione con lo storico locale torinese (dapprima diventando radio ufficiale di Occitanica) per poi proporre un programma (in esclusiva) intitolato “Folk Club”.
Ogni martedì sera l’emittente valdese trasmetteva brani e registrazioni “rubate” ai concerti, proponeva interviste agli artisti e commentava la musica “folk, jazz, etnica, fusion, pop” insieme ai protagonisti di quell’ambizioso progetto “i” Lucà padre e figlio e a Davide, ospite fisso in studio, tutte e tre persone capaci di visioni lungimiranti.
Come quella di far vivere il Centro di cultura popolare Michele Straniero, di aver fondato il Crel e per questo conquistato 58.000 soci sparsi tra l’Italia e l’Europa che ricevevano il giornale del locale.
Un bel video, un medio metraggio dal titolo Infernòt. Viaggio nella musica folk, presentato in anteprima assoluta al festival Seeyousound nel 2023, celebra le vicende del Folk Club.
Il film, del regista Elia Romanelli, traccia una breve storia del folk in Italia: dalla nascita ai giorni nostri e dove le voci di musicisti, ma anche di storici, musicologi e i testimoni ne tratteggiano l’epoca “dentro al locale”.
Il film ha avuto la possibilità di poter utilizzare parte inedita dell’enorme archivio del Centro Regionale Etnografico Linguistico (il Crel citato) gestito dal Folk Club.
Era il 19 marzo 1992 quando Michele Straniero, Emilio Jona, Giovanni Beccaria e Franco Lucà fondarono il Centro Etnografico Linguistico della Regione Piemonte: tra i primi in Italia a munirsi di una stazione di salvataggio audio-computerizzata, grazie alla quale i nastri magnetici venivano lavorati e poi riversati su supporti digitali.
Insomma, la chiusura del Folk Club è molto di più che la chiusura di un locale, eccezionale… è la chiusura di un patrimonio culturale e regionale di infinito valore, la chiusura di un progetto culturale unico, per il quale la musica, la cultura, la tradizione sono sempre state al centro di un immenso impegno, di «un incommensurabile tesoro di umanità», ha ricordato Paolo Lucà.