Comunicazione: mettere in comune
Il versante interno e quello esterno rispetto alle nostre chiese
Da oggi e fino a venerdì vi proporremo ogni giorno due articoli relativi ai lavori delle recenti Conferenze distrettuali delle chiese valdesi e metodiste, strumento intermedio di governo delle chiese
Sono quattro i distretti territoriali delle chiese metodiste e valdesi: I Distretto (Valli Valdesi del Piemonte), II Distretto (Italia settentrionale e Svizzera), III Distretto (Italia centrale), IV Distretto (Italia meridionale). Oggi al via con il I Distretto.
Di Paola Cesano
Tra tutti gli argomenti trattati nella Conferenza del I Distretto, uno è stato trasversale a quasi tutti gli altri: il tema della comunicazione. Non potrà di certo stupirci: la comunicazione è al centro delle relazioni e una Chiesa è fatta di relazioni.
Come Chiesa, abbiamo bisogno della comunicazione per tenerci legati gli uni agli altri, per trasmetterci reciprocamente informazioni, per organizzare le nostre attività e condividere le cose che facciamo, per testimoniare la Parola del Signore al nostro interno e all’esterno, per fare rete ed essere presenti nella società, esprimendo il nostro pensiero. Dalla Conferenza distrettuale emerge, dunque, l’importanza di curare la comunicazione sia all’interno delle nostre chiese sia verso l’esterno.
Sovente diamo per scontate alcune procedure e informazioni, senza pensare che i membri di chiesa e dei concistori variano e possano non conoscere ciò che per altri è un dato di fatto o, semplicemente, non se lo ricordano più. Prendiamo, per esempio, le numerose sigle che appaiono sui nostri scritti e documenti, sovente non conosciute a tutte e tutti o semplicemente dimenticate. Il loro utilizzo complica la comprensione di quanto si legge e, se non decodificate, danno un senso di inadeguatezza ed estraneità. Migliorare la comunicazione significa diventare più inclusivi, permettendo a tutte e tutti di sentirsi parte del gruppo e di poter interagire attivamente.
Con questo obiettivo in questo anno ecclesiastico sono stati attuati due momenti di formazione su come migliorare la comunicazione nei gruppi di educazione alla fede e nei nostri culti e ambienti ecclesiastici, con una particolare attenzione verso chi non ha facoltà della comunicazione verbale. Non è poca cosa, infatti, entrare negli spazi fisici della tua chiesa e avere la possibilità di accedere a ciò che ti serve, grazie al fatto che le indicazioni sono chiare e comprensibili da ognuno. Avere le porte aperte, far sentire a proprio agio le persone, significa anche questo. Anche nel rapporto tra le Chiese e la Commissione sinodale per la diaconia, si è manifestata la necessità di migliorare e rendere più efficace la comunicazione, allo scopo di avviare condivisioni e scambi arricchenti tra chi si occupa di predicazione e chi di opere concrete.
Negli ultimi anni, la Commissione “Predicazione e Nuovi Media” ha dato un notevole supporto alle chiese del I Distretto nell’utilizzare nuove vie di comunicazione. Il sito web ora sembra funzionare e l’annesso calendario delle iniziative può essere un utile strumento da utilizzare nella programmazione delle attività, sia per condividerle sia per non sovrapporle. L’importante è che le singole chiese utilizzino questi strumenti. Dunque, l’invito è di curare le relazioni all’interno e tra le nostre comunità e, come espresso nell’Atto relativo, si è ritenuto che la comunicazione tra chiese, circuiti e opere sia sempre più importante e si invita la Ced e le chiese a prestare attenzione a tutte le forme di comunicazione all’interno del Distretto, affinché siano ampie ed efficaci. Allo stesso modo, si invitano tutti i membri di chiesa a curare i rapporti interpersonali, nell’ascolto e nella comunicazione.
Come dicevamo, però, la comunicazione va curata anche verso l’esterno. In questo anno ecclesiastico si sono presentate diverse occasioni nelle quali le chiese del I Distretto hanno sentito il bisogno di comunicare al mondo la propria posizione; hanno sentito la necessità di fare rete per resistere ad alcune posizioni della società. Alcune volte c’è stata la necessità che questo avvenisse in tempi brevi, affinché la nostra testimonianza non giungesse quando il dibattito nazionale o internazionale fosse già altrove. Dunque, come procedere in questi casi in cui non è possibile riunirci per confrontarci?
In risposta, la Conferenza distrettuale ha evidenziato la necessità che la Ced, qualora ne emerga l’urgenza, possa rilasciare comunicati ufficiali su questioni di rilevanza pubblica locale, nazionale o internazionale che interrogano la Chiesa, e lo faccia sulla base degli atti e dei mandati delle passate Conferenze e Sinodi, a nome delle chiese valdesi del I Distretto.
Concludo con alcune suggestioni che ci ha portato la Commissione d’esame nella sua relazione: comunicare significa “mettere in comune”, quindi è qualcosa che si avvicina alla condivisione, è uno scambio, un legame che unisce le persone. Per questo è importante salvaguardarne la qualità.