Irlanda del Nord, le chiese sulle violenze razziste
Inviti alla responsabilità dopo gli assalti alle abitazioni di persone straniere presenti nel Paese
8 giugno. Inizia a fare il giro del web il video di un’aggressione da parte di una persona di origine straniera che a Belfast in Irlanda del Nord accoltella in strada un uomo di carnagione chiara, gravemente ferito ma non in pericolo di vita. I social network si riempiono di messaggi di odio e di promesse di vendetta. Che sono state mantenute in fretta.
Già dalle ore immediatamente successive centinaia e centinaia di persone hanno assaltato abitazioni e quartieri abitati per lo più da immigrati. Una caccia all’uomo, un vero e proprio pogrom che si è esteso ad altre città. Auto e edifici in fiamme, scontri con la polizia, una situazione apparsa a tratti fuori controllo, alimentata anche da dichiarazioni, anch’esse incendiarie, di vari personaggi pubblici, a partire da Elon Musk, attivo come non mai sul social di sua proprietà “X”.
Le chiese dell’isola sono intervenute con forza per denunciare le violenze e invocare la calma.
La Chiesa Metodista in Irlanda ha «condannato fermamente l’attacco avvenuto a Belfast. I pensieri e le preghiere dei fedeli metodisti in Irlanda sono rivolti alla vittima, alla sua famiglia e a coloro che sono stati colpiti o hanno assistito a questo traumatico incidente.
Esortiamo tutti ad agire con calma e responsabilità e a consentire alle forze di Polizia di proseguire le indagini. Condanniamo fermamente qualsiasi tentativo di alimentare le tensioni, diffondere disinformazione o seminare divisione nelle nostre comunità. Al contrario, incoraggiamo i leader comunitari a tutti i livelli ad aiutare a placare le tensioni e a fornire spazi in cui legittime preoccupazioni possano essere espresse.
Eventi come questo possono accrescere l’ansia e la paura nei gruppi minoritari che sono parte integrante delle nostre comunità. Ogni essere umano è creato a immagine di Dio e continuiamo a pregare per una società in cui tutti si sentano al sicuro».
La Chiesa presbiteriana, che proprio la scorsa settimana stava svolgendo la sua annuale assemblea, è intervenuta attraverso le parole del moderatore uscente, il pastore Richard Murray: «Il feroce assalto ci ha lasciati tutti inorriditi. Ma anche la rivolta ci ha lasciati inorriditi. E mentre in una democrazia, le persone hanno il diritto di protestare, non hanno il diritto di ribellarsi, intimidire, minacciare o persino togliere la vita.
Come moderatore parlando a nome di questa denominazione, voglio fare appello alla comunità più ampia per la pace e la calma, perché prevalga il buon senso».
L’arcivescovo della Chiesa anglicana d’Irlanda John McDowell in una lunga nota ha dichiarato che «Le scene di violenza che hanno avuto luogo in alcune delle nostre città sono una fonte di grande vergogna per l’Irlanda del Nord. Nascondendosi dietro l’invenzione di “preoccupazioni legittime” ma in realtà motivati dal razzismo nudo e crudo, gruppi di giovani (e le persone che nell’ombra li controllano) hanno pianificato e condotto attacchi alla società civile e alla democrazia. Il danno che hanno causato non è solo materiale; non può essere semplicemente spazzato via.
Come discepoli di Gesù Cristo, chiamati a rispettare la dignità di ogni persona fatta a immagine e somiglianza di Dio, dovremmo metterci nei panni di qualcuno intrappolato all’interno di una casa o di un ostello mentre una folla inferocita si riunisce fuori. Deve essere assolutamente terrificante. Immaginate l’impatto duraturo di un tale terrore su un bambino.
Le persone che sono il bersaglio di proteste così squallide sono venute in questo paese per guadagnarsi una nuova vita. Proprio come ci rifiuteremmo giustamente di essere giudicati dalle azioni criminali di qualsiasi individuo che per caso sia della nostra stessa nazionalità o etnia, così dovremmo mettere in discussione coloro che lo fanno degli altri».
Una situazione analoga era accaduta giusto un anno fa a seguito di presunte molestie sessuali da parte di una persona di origine straniera nella cittadina di Ballymena che aveva portato a diverse giornate di violente proteste. Anche allora come oggi un ruolo chiave l’avevano avuto i social network con contenuti pubblicati senza alcun controllo o tipologia di moderazione. Urgono strumenti efficaci di controllo per impedire che essi siano una zona franca priva di qualsiasi regola. Intanto sabato 13 giugno una grande manifestazione antirazzista ha riempito le strade di Belfast per cercare di mostrare al mondo un volto diverso. Troppi politici stanno cavalcando le proteste, soffiando pericolosamente sul fuoco. Speculare sulle tensioni, proprio quello che una classe dirigente seria dovrebbe aborrire.