Come essere chiese accoglienti

Concluso un ciclo di incontri per facilitare la partecipazione delle persone portatrici di necessità particolari

 

Martedì 28 aprile si è conclusa la serie di incontri su «Accoglienza e cura di persone con disabilità e caregiver» curati da Milena Martinat, pastora della chiesa valdese di Aosta, e organizzati dal X Circuito, un percorso in quattro tappe [gli incontri precedenti si erano tenuti il 10 febbraio e il 17 e 31 marzo, ndr] che ha fornito una panoramica completa toccando vari aspetti.

 

Nel primo incontro sono stati trattati gli accorgimenti nelle liturgie e gli interventi strutturali e logistici agli edifici di culto e agli spazi comunitari necessari per consentire una partecipazione piena, agevole e gradevole in base ai diversi tipi di disabilità (motoria, uditiva, visiva, nel linguaggio, problemi dello spettro autistico e di neuro divergenza, ecc.).

La seconda tappa ha esaminato i comportamenti (gesti, sguardi, comunicazione verbale, azioni, linguaggio del corpo) da attuare per metter a suo agio e far sentire accolte le persone con disabilità, ponendo al centro la loro dignità.

Relazionarsi con le sorelle e i fratelli che nelle nostre comunità si prendono cura di persone con disabilità (genitori, coniugi, figli ecc.) è stato l’oggetto del terzo incontro ponendo in evidenza che la comunità deve imparare ad accogliere e sostenere queste persone (care giver) sviluppando la capacità di ascoltare e di intercettare i loro bisogni, spesso taciuti per pudore o condizionamenti psicologici.

L’ultimo appuntamento è stato dedicato all’accoglienza di bambini e minori con disabilità e al rapporto con i loro genitori. La relatrice ha illustrato alcune soluzioni (area attrezzata per i più piccoli, dotazioni e accessori didattici adatti in base ai tipi di disabilità ecc), ha fornito alcuni cenni su come gestire atteggiamenti di intolleranza da parte degli altri “normodotati” per poi soffermarsi anche sulle difficoltà che talvolta caratterizzano il dialogo con i loro genitori. 

 

Il filo rosso di tutti gli incontri è stato l’invito a cambiare mentalità: non aspettare di fare qualcosa solo quando se ne presenta la necessità o vi è una richiesta esplicita, ma impegnarsi costantemente nella cura e nell’accoglienza degli altri perché, come ha affermato la pastora, «siamo chiamati ad accettare la parola scomoda di Gesù Cristo che ci chiedere di accogliere tutti».

Numerosi gli interventi che hanno espresso apprezzamento e gratitudine alla pastora Martinat per la chiarezza espositiva e la ricchezza di informazioni e buone pratiche fornite. La competenza maturata dalla relatrice attraverso l’indagine presso le nostre chiese, svolta su mandato della Tavola valdese due anni fa, unita all’esperienza di chi vive in prima persona gli ostacoli, non solo fisici, che complicano la vita alle persone con disabilità, hanno contribuito all’arricchimento dei partecipanti, in media 25, di cui oltre la metà di altre chiese, dalla Valle d’Aosta alla Puglia.

 

Così, strada facendo, è cresciuta la consapevolezza che su questi temi nelle nostre chiese permangono ancora molte carenze e che per diventare comunità sempre più inclusive vi è la necessità di proseguire in questo cammino di riflessione. Come è stato osservato, si è risvegliata la sensibilità che l’ascolto, l’accoglienza e la cura sono indispensabili per essere comunità di fede, a prescindere dalla specifica tematica della disabilità, poiché tutte e tutti, a causa delle difficoltà nello stabilire relazioni e nel comprenderci, necessitiamo di attenzione e cura reciproche. Il nostro annunciare l’Evangelo – ha concluso la pastora Martinat – è far sì che tutti si sentano accolti e a loro agio nell’ascoltare affinché possano percepire la bellezza della voce dell’Evangelo.

 

 

Leggi anche: