Da Augusta ad Azusa: luterani e pentecostali

Luterani e pentecostali si incontrano a Giacarta per esplorare culto e Spirito Santo: due tradizioni diverse, un cammino comune

 

C’è una distanza apparentemente incolmabile tra il rigore liturgico della tradizione luterana e l’espressività carismatica del culto pentecostale.

Chi dall’esterno osserva queste due forme di vivere la fede cristiana potrebbe pensare che tra una chiesa dove il canto si muove nei binari dell’innologia della Riforma e una dove la preghiera esplode in lingue e gesti liberi non ci sia terreno comune.

 

Eppure la domanda che le attraversa entrambe è la stessa: dove e come agisce lo Spirito Santo?

Un incontro di dialogo tra la Federazione Luterana Mondiale (LWF) e la Pentecostal World Fellowship, svoltosi dal 10 al 16 aprile a Giacarta, in Indonesia, ha cercato risposte proprio lì — nel punto in cui le pratiche di culto dividono o, al contrario, rivelano una radice condivisa.

 

Il professor Dirk Lange, vice segretario generale della LWF per le Relazioni Ecumeniche, ha tracciato un arco che collega due luoghi e due epoche: Augusta, dove nel 1530 i riformatori professarono la loro fede nella Confessio Augustana (Confessione di Augusta), e Azusa Street a Los Angeles, dove all’inizio del Novecento il moderno movimento pentecostale mise radici.

La connessione non è soltanto cronologica. Il movimento di riforma di Lutero, ha osservato Lange, fu esso stesso un risveglio che si diffuse con rapidità — un’esperienza in cui lo Spirito Santo ruppe gli schemi consolidati della Chiesa del tempo. La giustificazione per sola fede — cuore della teologia luterana — non è forse, in ultima analisi, il riconoscimento che l’azione di Dio precede e supera ogni nostra costruzione dottrinale?

 

L’incontro di Giacarta — secondo appuntamento di una fase di dialogo iniziata in Brasile nel 2025 — ha posto al centro proprio il culto e la formazione cristiana nelle due tradizioni.

I partecipanti hanno condiviso momenti di preghiera con la Chiesa protestante cristiana Batak (HKBP) nel quartiere di Menteng e con i membri della Chiesa pentecostale El Roi.

Lange ha descritto l’accoglienza come straordinaria, con momenti di preghiera e canto vibranti che hanno offerto spunti di riflessione profonda.

È nelle pratiche di culto così diverse, ha riconosciuto, che troppo spesso nascono incomprensioni e sospetti tra le due tradizioni.

Il modo in cui si prega, si canta, si invoca lo Spirito diventa il terreno dove il pregiudizio si radica o dove, al contrario, si scopre che l’altro non è poi così lontano.

 

La professoressa pentecostale Lisa Stephenson, intervenuta nella conferenza pubblica presso il Seminario Teologico di Giacarta, ha contribuito a un confronto che non ha eluso le differenze ma le ha attraversate.

Lo Spirito Santo si esprime in molti modi diversi, mai confinato alle definizioni o alle categorie — spesso rigide — che le chiese costruiscono attorno a sé.

È un’affermazione che suona luterana nella sua essenza: la Riforma nacque precisamente dalla convinzione che la Chiesa debba lasciarsi riformare dallo Spirito, non proteggersi da esso.

E la stessa Confessione di Augusta, ha ricordato Lange, non fu concepita come un manifesto di separazione ma come una proposta ecumenica alla Chiesa intera.

 

L’ecumenismo non è perciò una raccolta di concetti elevati.

È fatto di pratiche di trasformazione concrete, in cui lo Spirito spinge — o trascina — lungo il cammino dal conflitto alla comunione, dalla diffidenza alla riconciliazione.

Per chi vive in contesti come quello italiano, dove luterani e pentecostali condividono la condizione di minoranza all’interno di un panorama religioso a larga maggioranza cattolica, l’incontro di Giacarta non è può rimanere una notizia lontana.

È il promemoria che il dialogo ecumenico non si fa soltanto nei documenti e nelle commissioni, ma nei luoghi dove le persone pregano, cantano e cercano Dio — ciascuna con il proprio linguaggio, tutte con la stessa sete.