Battesimo. Un dialogo in Italia, con una visuale europea
Comunione di chiese protestanti e Federazione battista: il percorso e le prospettive
Della Commissione battista, metodista e valdese che ha organizzato il convegno in programma a Ecumene nei giorni 17-19 aprile sul tema del battesimo fa parte il pastore valdese Pawel A. Gajewski, attualmente in servizio a Napoli, che fa anche parte del Consiglio della Comunione delle Chiese protestanti in Europa (Ccpe) e membro del gruppo di lavoro sul dialogo che quest’ultima intrattiene con la Federazione battista europea. Gli abbiamo posto alcune domande.
– Il dibattito in corso in Italia fra le chiese battiste, metodiste e valdesi sul tema del battesimo trova un suo corrispettivo in una serie di occasioni di dialogo fra le Chiese che fino al 2003 erano riunite dalla “Concordia di Leuenberg” e oggi fanno parte della Comunione delle Chiese protestanti in Europa (Ccpe), da un lato, e la Federazione battista europea (Ebf) dall’altro: quali sono state le principali tappe di questo percorso?
«I primi passi verso un dialogo ufficiale sono iniziati circa 28 anni fa (intorno al 1998), con l’obiettivo di esplorare le possibilità di una comunione ecclesiale più stretta, nonostante le diverse interpretazioni teologiche dei temi inerenti al battesimo. In seguito, ha cominciato a tenersi una prima serie di incontri teologici ufficiali, che hanno portato alla pubblicazione di un rapporto nel 2004. Questo documento valutava le convergenze sulla comprensione del Vangelo e dei sacramenti, gettando le basi per una cooperazione più strutturata.
Sulla base dei risultati del dialogo precedente, nel 2010 le due organizzazioni hanno poi deciso di formalizzare il proprio legame diventando “corpi mutuamente cooperanti”. Questa fase ha segnato il passaggio da una discussione prettamente teologica a una collaborazione pratica. In questo periodo, i campi di azione comune sono cresciuti sensibilmente, nella direzione delle questioni socio-etiche e sociopolitiche; delle migrazioni; della rappresentanza istituzionale, cioè la promozione di una voce protestante unita presso le istituzioni dell’Unione Europea.
Ad agosto 2023, le delegazioni si sono riunite al Seminario teologico di Elstal (Germania) per valutare i risultati di questi primi 25 anni di relazioni. A marzo 2026, la Ebf e la Ccpe hanno ufficialmente lanciato un nuovo ciclo di dialogo per approfondire ulteriormente l’unione. Il processo prevede una serie di incontri tematici, con la pubblicazione di un rapporto finale prevista per il 2028».
– Quali sono allora i riferimenti più forti a partire dai quali si può strutturare un dialogo costruttivo? Fino a che punto, cioè, il dialogo riguarda la prassi ecclesiologica, e in che modo invece si struttura in questioni più direttamente teologiche?
«I “punti fermi” sono determinati dall’Evangelo della Grazia, riscoperto della Riforma del Cinquecento, in cui le chiese battiste si riconoscono pienamente: le due organizzazioni ecumeniche ormai da decenni collaborano con ottimi risultati. I due principali nodi teologici riguardano l’ecclesiologia e la prassi battesimale. Nell’ambito dell’ecclesiologia il tema centrale è l’appartenenza alla chiesa locale e l’appartenenza alla Chiesa Universale, ovverossia alla Chiesa di Gesù in relazione al battesimo e alla confessione pubblica della fede».
– Quanto al battesimo, fra pochi giorni avremo al centro Ecumene il convegno bmv preparato dalla Commissione: in che modo si collegherà con il lavoro a livello europeo?
«Il nostro gruppo di lavoro Cpce-Ebf ha deciso di inserire tutto il materiale del convegno di Ecumene nella sua agenda, e di analizzarlo attentamente durante il suo prossimo incontro, che si terrà dal 21 al 23 ottobre a Vienna. Negli anni 2027 e 2028 avremo due incontri plenari ogni anno. Il risultato dovrebbe essere un ampio documento di studio che sarà inviato alle chiese locali e in seguito discusso in un’ampia consultazione che si terrà nel corso del 2029».
– Il dialogo tra le nostre chiese bmv viene visto come un esempio concreto di laboratorio utile a realtà più grandi e complesse: è ancora così? Con quali attese?
«Le chiese battiste, metodiste e valdesi in Italia hanno precorso i tempi rispetto al resto del protestantesimo europeo. Il riconoscimento reciproco e la piena comunione ecclesiale delle chiese bmv nel nostro paese risalgono al 1990. Un’altra esperienza simile, anzi quasi uguale, si può trovare in Svezia (Uniting Church of Sweden), ma il suo inizio ufficiale risale al 2011. Le attese nei nostri confronti sono impegnative. Insieme alle sorelle e ai fratelli della Svezia siamo gli unici a testimoniare la fattibilità e un buon funzionamento di una piena comunione tra chiese battiste, metodiste e riformate. Va da sé che rispetto alla Svezia la nostra esperienza è decisamente più lunga».
– E allora, rispetto al cammino europeo come si pongono in Italia le chiese bmv?
«Se tutto si svolgerà secondo i piani, se l’Assemblea generale della Cpce prevista per il 2030 approverà il risultato dei colloqui dottrinali, allora anche l’Unione battista in Italia e le sue chiese potranno diventare membri della Ccpe a pieno titolo. Credo che questo sarà un significativo coronamento di un percorso – non sempre facile – durato quarant’anni. Rimane ovviamente il fatto, più che evidente, che il piccolo protestantesimo italiano, apparentemente poco significante, ha tracciato un solco lungo il quale oggi si stanno muovendo le grandi chiese protestanti europee».