Questione Meridionale e Terzo Settore
Contributo al Convegno “Diaconia Politica alla Prova”, Napoli 11 e 12 aprile 2026
Il convegno, organizzato annualmente dalla Commissione esecutiva del IV Distretto delle chiese metodiste e valdesi sulle opere sociali, quest’anno si terrà l’11 e 12 aprile presso il Centro sociale Casa Mia – Emilio Nitti di Ponticelli (Na). Il titolo importante e suggestivo («Diaconia politica alla prova») mi ha stimolato una riflessione più generale su tema del Mezzogiorno, della questione meridionale e del ruolo del Terzo Settore al Sud.
Ne è nato, non volendo, un piccolo opuscolo che ho messo a disposizione dei partecipanti, dal titolo Questione Meridionale e Terzo Settore. Appunti per un altro Sud.
Spero di aver dato, in questo modo, un contributo sui temi generali e “di contesto”, utile non solo al dibattito di questo convegno ma anche in generale all’interno delle nostre chiese e delle nostre opere, sul ruolo e sulle prospettive dell’azione sociale evangelica, qui al Sud. Con una duplice avvertenza: sono riflessioni di un “militante” evangelico, non di uno studioso; e, volendo affrontare questioni generali, non ho trattato alcun tema della diaconia evangelica, oggetto invece specifico di questo convegno.
La Questione “dimenticata”. Nel 1987, il giovane storico Paolo Naso scrisse un bel libro sulla questione meridionale e sul meridionalismo evangelico, dal titolo: La questione ricorrente. Introduzione ad alcuni temi meridionalistici, con prefazione del pastore Sergio Aquilante. Con quel titolo si voleva sottolineare che la questione meridionale era allora un tema presente e “ricorrente” nel dibattito politico e culturale del nostro paese. Mentre oggi è sostanzialmente sparita dall’agenda politica ed economica: una questione “dimenticata”. Rimasta viva solo nelle riflessioni, negli articoli e nei libri di qualche studioso e nel resoconto annuale della Svimez. Ogni tanto la politica si ricorda del Sud, ma in genere, salvo rare eccezioni, lo considera un problema “secondario”, regionale o elettorale.
Dopo circa quarant’anni da quel libro (e dopo oltre settanta anni dall’inizio dell’Intervento Straordinario al Sud), la questione meridionale e il divario con il Nord non sono stati risolti. E il Mezzogiorno rappresenta in realtà, ormai, solo un problema ingombrante e fastidioso, una “palla al piede”, di cui è difficile liberarsi, o tutt’al più una fatalità da accettare. Mentre in realtà la questione meridionale è stata, è e sarà, comunque, un tema complesso, sempre ancora attuale, di non facile definizione e di non facile sintesi e/o consensi.
Nuovi Meridionalismi. Per queste ragioni, ho pensato di effettuare una sintesi delle principali posizioni del nuovo meridionalismo, come si è sviluppato dopo la fine dell’intervento straordinario (1993) e fino ai giorni nostri. Anche se in realtà si dovrebbe parlare di nuovi meridionalismi, perché al di là di alcune posizioni, che sembravano quasi negare o abiurare la questione meridionale, ci troviamo di fronte a filoni nuovi e multidimensionali rispetto a quelli precedenti, e in alcuni casi anche con proposte originali, innovative, se non addirittura provocatorie. Con approcci multipli e spesso diversi tra loro, per cui sarebbe difficile racchiuderli in un’unica definizione, anche se tutti comunque consapevoli che, oltre agli aspetti politici e economici, siano fondamentali anche quelli culturali e sociali.
Sono convinto, per esempio, che proprio in questo nuovo scenario di globalizzazione, sia possibile far uscire il Mezzogiorno dall’attuale condizione di perifericità, ma solo se si riesce a ricollocare, a pieno titolo, come nuovo crocevia in un contesto euro-mediterraneo. Oggi nessuno può salvarsi da solo, a cominciare dall’Italia che sarà, un giorno, quel che il Mezzogiorno sarà. Ma per cambiare il Sud è necessario cambiare insieme anche l’Italia e viceversa.
Il Terzo Settore. Tra queste forze possibili del cambiamento, qui al Sud, il Terzo Settore può rappresentare oggi un punto di riferimento. Il mondo del non profit, parte integrante del Mezzogiorno, ne ha vissuto finora le stesse debolezze e le stesse difficoltà, tra cui una storia di una politica sociale povera e assistenzialista. Ma con il tempo questo scenario è cambiato, e oggi possiamo immaginare, tra limiti e rischi, un nuovo volontariato sociale che, fondato sulla cittadinanza attiva e sull’economia solidale, possa contribuire, se gestito in maniera corretta, a giocare un ruolo importante nello sviluppo democratico ed economico del Sud. A patto, però, che sappia esprimere e veicolare logiche e comportamenti virtuosi e legali, volti alla partecipazione, all’inclusione e alla coesione sociale e alla responsabilità, e che sappia evitare pertanto i retaggi e le criticità di un assistenzialismo strumentale, fuorviante e spesso clientelare.
(l’opuscolo, in versione digitale, è disponibile scrivendo a: [email protected])