In Olanda 500 giorni di culto non stop per solidarietà
L’incredibile traguardo per evitare la deportazione di una famiglia uzbeka
La domenica di Pasqua, Aleksa, Amelia, Ariana, Aram, Karina e Aleksandr Babayants avranno trascorso esattamente 500 giorni tra rifugio, dimora, sonno e vita nella chiesa Open Hof di Kempen nei Paesi Bassi. Senza mai uscirvi. 12.000 ore, circa 3.000 fra pastori, volontari e musicisti, migliaia e migliaia di visitatori per non interrompere mai il culto.
Dal 21 novembre 2024, la comunità protestante offre asilo religioso alla famiglia Babayants, di origine uzbeka, ma che vive in Olanda da molti anni, minacciata di deportazione. L’asilo ecclesiastico è una tradizione secolare grazie alla quale le chiese offrono protezione alle persone perseguitate o a rischio di deportazione. Secondo un vecchio articolo di legge, la polizia non è autorizzata a fare irruzione nei luoghi di culto per arrestare e portare in un centro di detenzione per l’espulsione le persone al suo interno, soprattutto se è in corso una funzione. Ecco perché da quasi un anno e mezzo culto è non stop!
La speranza è di impedire l’espulsione da parte del Servizio Immigrazione e Naturalizzazione. Undici anni fa la famiglia fuggì nei Paesi Bassi, ma la loro domanda di asilo, dopo anni di ricorsi, è stata infine respinta.
«Dalla Pasqua, domenica 5 aprile, alla Pentecoste, domenica 24 maggio, trascorrono esattamente 7 settimane (50 giorni)- si legge sul sito della chiesa – . La Pasqua simboleggia la resurrezione, la nuova vita, un nuovo inizio. È anche il periodo in cui la natura si risveglia e fiorisce. La Pentecoste è incentrata sullo spirito di fede, speranza, amore, compassione e calore umano.
Da Pasqua a Pentecoste: 50 giorni per impegnarsi a fondo in un nuovo inizio e in una nuova vita per la famiglia Babayants e per tutti coloro che si trovano in situazioni simili».
La portavoce della chiesa Esther Stomphorst li descrive come «semplicemente una famiglia olandese. Sono completamente integrati, parlano la lingua, i bambini vanno a scuola qui e si sono costruiti una vita».
Il pastore Kasper Jager è consapevole della finitezza di questa azione. «Sappiamo che un giorno finirà, ma speriamo che prima venga trovato un buon accordo per questa famiglia e per gli altri bambini che hanno messo radici nei Paesi Bassi. Non si tratta solo di loro, ma di circa 350 bambini che vivono qui da più di cinque anni e sono completamente olandesi».