Sarah Mullally ora ufficialmente nuova arcivescova di Canterbury
Prima donna a guidare la Comunione anglicana
Con una cerimonia il 25 marzo che ha riunito Primati e rappresentanti anglicani provenienti da tutto il mondo Sarah Mullally è ora a tutti gli effetti arcivescova di Canterbury, la 106° della storia, la prima donna.
La funzione è stata una celebrazione della famiglia globale, con la rappresentanza di almeno 32 province della Comunione Anglicana, con 26 Primati presenti e altri delegati come rappresentanti ufficiali.
La funzione si è svolta nella festa dell’Annunciazione, quando la Chiesa ricorda come l’angelo Gabriele annunciò a Maria di essere stata scelta da Dio per essere la madre di Gesù.
L’Annunciazione è stata quindi al centro del sermone inaugurale dell’arcivescova Mullally, che ha ricordato con forza che tutti possono rispondere all’invito di Dio con parole semplici come quelle di Maria: «Eccomi». Al termine della sua omelia ha affermato: «Iniziando oggi il mio ministero come arcivescova di Canterbury, ripeto a Dio: Eccomi».
L’omelia ha rivolto un pensiero alle persone e alle comunità attualmente colpite dai conflitti nel mondo: «Alcuni dei nostri fratelli e sorelle anglicani non possono essere qui oggi a causa della guerra in Medio Oriente e nel Golfo. Preghiamo incessantemente per loro e per tutti coloro che si trovano nelle zone dilaniate dalla guerra, in Ucraina, in Sudan e in Myanmar, affinché possano sentire la presenza di Dio, così come preghiamo perché prevalga la pace».
Il sermone ha anche trattato l’importanza che la Chiesa globale risponda alla chiamata di Cristo: «Il nostro mondo oggi ha bisogno dell’amore, della guarigione e della speranza che troviamo in Gesù Cristo. Continuo a pregare affinché rinnoviamo la nostra fiducia in questa buona notizia e ci impegniamo nuovamente a condividere la gioia del Vangelo».
Ha inoltre auspicato «Una Chiesa per l’intera nazione e per il mondo, che cerchi modi per unirsi a persone di tutte le fedi e a chi non ne ha, in atti di servizio che trasformino. Una Chiesa che si estenda in tutto il mondo, con le nostre Chiese sorelle nella Comunione Anglicana, come parte dell’unica Chiesa santa, cattolica e apostolica, per incarnare l’amore di Cristo».
Il giorno seguente sempre nella Cattedrale di Canterbury si è celebrato il 60° anniversario della storica Dichiarazione Congiunta di papa Paolo VI e dell’arcivescovo Michael Ramsey (24 marzo 1966).
La giornata è stata caratterizzata da una breve funzione di preghiera ecumenica mattutina, guidata dal decano di Canterbury David Monteith.
La neoeletta arcivescova Mullaly ha letto un brano della Lettera di San Paolo agli Efesini e, al termine della celebrazione, ha pregato con il cardinale Kurt Koch, Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nel luogo del martirio di San Tommaso Becket.
Il cardinale Koch, che aveva letto il brano dell’Antico Testamento tratto dal Libro di Geremia, ha anche trasmesso un messaggio di saluto di papa Leone XIV.
Tra gli anglicani presenti anche Anthony Ball (direttore del Centro anglicano di Roma e rappresentante dell’Arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede), che ha guidato una preghiera di ringraziamento per il Centro e la sua testimonianza di riconciliazione per l’unità cristiana.
La Dichiarazione Comune del 1966, che portò alla fondazione del Centro Anglicano di Roma nello stesso anno, fu il primo documento condiviso di questo tipo proclamato da un papa e da un arcivescovo di Canterbury e diede inizio al formale rapporto ecumenico tra la Comunione Anglicana e la Chiesa Cattolica Romana. Fu letta in latino e in inglese durante una celebrazione liturgica congiunta nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.
La Dichiarazione ha inoltre dato i suoi frutti nell’operato della Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica Romana, della Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica Romana per l’Unità e la Missione e in numerose iniziative ecumeniche locali in tutto il mondo.