Gli Usa piangono due icone battiste dei diritti civili
I pastori John Perkins e Bernard Lafayette sono state due figure chiave dell’America che cercava di uscire da razzismo e segregazione
John M. Perkins, un influente autore e pastore battista, insegnante di teologia e sostenitore della riconciliazione razziale, è morto venerdì 13 marzo all’età di 95 anni.
«Per il mondo, era il dottor John M. Perkins, una voce per la giustizia, la riconciliazione e il vangelo di Gesù Cristo» ha scritto la figlia, Elizabeth, annunciando la sua morte su Instagram. «Ha ricevuto 19 dottorati onorari, ma soprattutto, è stato il devoto marito della sua sposa, Vera Mae Perkins, per 74 anni, e insieme sono stati benedetti con 8 figli».
Veterano delle battaglie per i diritti civili, pastore e cofondatore della Christian Community Development Association, Perkins era noto per la sua dedizione a un approccio collaborativo al ministero.
«John Perkins è probabilmente uno dei veri eroi non celebrati in America – non nell’America nera, non nella comunità ecclesiastica, ma in tutta l’America», ha detto la pastora Barbara Williams-Skinner, cofondatrice dello Skinner Leadership Institute. «Ha davvero fatto di più per abbattere le barriere e i muri razziali di quasi qualsiasi altra persona che conosciamo. Ha vissuto il vangelo del Buon Samaritano»,
Sua madre morì di fame, sì proprio di fame, nel 1930, lo stesso anno in cui lui nacque in Mississippi. Da adolescente, suo fratello è stato ucciso da un capo della polizia dopo che il giovane aveva afferrato il manganello che l’ufficiale aveva usato per colpirlo.
Perkins fuggì in California negli anni ’40, dopo la morte di suo fratello, e fondò un sindacato di lavoratori delle fonderie in quello stato un decennio dopo. In seguito è stato arruolato dalle Forze Armate degli Stati Uniti ed è stato per tre anni a Okinawa, in Giappone, dopo l’inizio della guerra di Corea. Tornato negli Stati Uniti, divenne cristiano e fu ordinato ministro battista.
Nel 1960, tornò nel suo stato natale e iniziò un ministero a Mendenhall, fornendo programmi per i giovani, asilo nido, agricoltura cooperativa e assistenza sanitaria.
Perkins ha visitato studenti universitari che erano stati arrestati dopo una protesta del 1970. È stato torturato e «colpito quasi a morte» aveva raccontao nel suo libro del 2021, “Count It All Joy: The Ridiculous Paradox of Suffering“.
«È stato picchiato solo per aver tentato di essere un essere umano in Mississippi» ha aggiunto Williams-Skinner. «Ma invece di essere amareggiato, è diventato un essere umano migliore e ci ha insegnato ad essere umani migliori».
Perkins ha continuato a sostenere gli studenti universitari e, nel 1976, ha pubblicato “Let Justice Roll Down”, che nel 2006 il sito web Christianity Today ha classificato al 14° posto nella sua lista dei primi 50 libri che hanno plasmato gli evangelici nei cinque decenni precedenti.
Ron Sider, ex presidente di Evangelicals for Social Action (ora Christians for Social Action), morto nel 2022, in un’intervista del 2021 aveva definito Perkins un’influenza «fenomenale», coltivando – forse più di «qualsiasi singolo americano» – ministeri olistici che soddisfacevano sia i bisogni fisici che spirituali delle persone in contesti rurali e urbani.
I suoi sforzi sulla riconciliazione razziale, ha detto Sider, hanno anche contribuito a una leadership evangelica più diversificato, al punto che la National Association of Evangelicals – nel cui consiglio Perkins ha servito negli anni ’80 – ha scelto un presidente del consiglio afroamericano, un presidente asiatico americano e una vicepresidente donna nel 2019.
Il Consiglio nazionale delle chiese cristiane degli Stati Uniti nelal sua newsletter settimanale ricorda il lavoro pionieristico e la straordinaria eredità del pastore battitsta Bernard Lafayette, figura chiave del movimento per i diritti civili, scomparso il 5 marzo. Fu cofondatore dello Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC) e stratega e partecipante ai sit-in di Nashville negli anni ’60.
A soli 19 anni, studente di seminario all’American Baptist College di Nashville, collaborò con il suo compagno di stanza John Lewis, insieme a Diane Nash, James Bevel e altri, per organizzare sit-in di protesta contro la segregazione razziale nel centro di Nashville.
Lasciò il college per dedicarsi completamente al movimento e fu arrestato almeno 10 volte in quattro stati diversi. In seguito, guidò le iniziative di registrazione degli elettori a Selma, che contribuirono a gettare le basi per l’approvazione del Voting Rights Act del 1965. Ricoprì inoltre ruoli di leadership all’interno della Southern Christian Leadership Conference (SCLC), tra cui il coordinamento della Campagna per i Poveri del Dr. Martin Luther King Jr.
Dopo l’assassinio di MLK , il Dr. Lafayette tornò alla sua alma mater per completare gli studi universitari. Successivamente, conseguì un master e un dottorato all’Università di Harvard. In seguito, guidò iniziative di educazione e formazione alla nonviolenza in tutto il mondo e fu il direttore fondatore del Center for Nonviolence and Peace Studies presso l’Università del Rhode Island. Sua moglie, Kate, fu spesso al suo fianco come valida collaboratrice nel suo lavoro.
L’eredità del pastore Lafayette attraversa generazioni, dalle prime linee del Movimento per i Diritti Civili alle aule scolastiche, alle chiese e alle comunità di tutto il mondo. Il suo coraggio, la sua umiltà e la sua incrollabile dedizione alla nonviolenza hanno contribuito a plasmare la direzione morale di una nazione che ancora oggi si sforza di raggiungere l’uguaglianza.