Manutenzione: uomini a nudo, un resoconto
Lo spettacolo di Monica Lanfranco per parlare di rapporti di genere da un altro punto di vista, portato in scena per iniziativa del Gruppo contro la Violenza di Genere della chiesa valdese di Milano, coinvolgendo anche le chiese battiste e metodista
Questa volta abbiamo dato parola agli uomini. Invece di analizzare i dati sugli ultimi femminicidi, raccogliere le testimonianze delle donne o affrontare i pregiudizi nascosti dietro alle differenze di genere, abbiamo chiesto a 12 uomini di parlarci dei loro rapporti con le donne. E l’abbiamo fatto in un modo inedito, portando nella chiesa valdese di Milano uno spettacolo teatrale sociale, rivolto ad attori non professionisti, a cui hanno partecipato le chiese valdese, metodista e battiste della città. Manutenzione Uomini a Nudo è stato anche un grandissimo successo di pubblico: a vederlo c’erano più di 170 persone.
L’iniziativa è nata dal Gruppo contro la Violenza di Genere della chiesa valdese di Milano (qui l’intervista che racconta del gruppo, ndr) che ha coinvolto Monica Lanfranco, regista e co-autrice del testo, riduzione teatrale del suo libro Uomini che odiano amano le donne-virilità, sesso, violenza: la parola ai maschi (Marea ed.). Uno spettacolo che sta girando per la penisola da 10 anni ed è stato messo in scena già in 50 comuni italiani.
La particolarità? È una pièce pensata per persone comuni, non attori. Un modo diverso per sensibilizzare il pubblico sulle differenze di genere. Sul “palco” della chiesa valdese sono quindi saliti 12 uomini, diversi per generazione e professione, ma uniti dall’idea di parlare per una volta su temi scomodi, come la sessualità, la virilità e la violenza. Rispondendo così a domande come: «Che cos’è per te la sessualità?», «Pensi che la violenza sia una componente della sessualità maschile più che di quella femminile?», «Cosa provi quando leggi di uomini che violentano le donne?», «Essere virile: che cosa significa?», «La pornografia influisce, e come, sulla tua sessualità?».
Il testo dello spettacolo nasce da un’indagine sulla mascolinità fatta da Monica Lanfranco a cui hanno risposto 300 uomini. Le risposte più interessanti sono diventate l’ossatura dello spettacolo teatrale. «Siamo felici che diversi uomini delle nostre chiese abbiano accolto la proposta e si siano messi in gioco in prima persona», spiega Laura Baldassini. «Questo progetto si inserisce nel lavoro di sensibilizzazione sulla violenza di genere che da diversi anni portiamo avanti. L’obiettivo? Dare una testimonianza culturale e sociale nella città e approfondire una riflessione teologica legata al pensiero protestante».
Ma come hanno valutato lo spettacolo gli “attori-non-attori” che hanno partecipato a questa iniziativa? Che cosa portano dentro di sé di questa esperienza? «È un progetto che ha dato voce a problematiche maschili spesso poco visibili», spiega Marcelo Catalini. «Ciò che mi ha colpito di più è stato lo spazio di confronto autentico, un luogo per mettersi in gioco, condividere esperienze e sentirsi chiamati a partecipare attivamente. Dire “eccoci” è stato il gesto più importante: riconoscere che, come uomini, possiamo essere parte del problema, ma anche assumere la responsabilità di diventare parte della soluzione». «È stato bello partecipare a questo spettacolo», aggiunge Shardy Dave Joseph. «Mi è sembrato interessante affrontare insieme temi di cui spesso gli uomini non parlano molto tra loro. Per me è stato utile perché mi ha fatto riflettere e ascoltare punti di vista diversi». «È stata un’opportunità per affrontare il problema dando voce agli uomini, che spesso preferiscono evitare il discorso», dice Davide Grassi. «Le risposte alle domande di Monica Lanfranco che abbiamo letto sono state molto diverse tra loro. Ma hanno fatto comunque emergere un disagio diffuso e la necessità di un lavoro culturale che va fatto con gli uomini e tra gli uomini per superare gli stereotipi, prevenire la violenza e vivere in modo sano il rapporto con le donne».
L’idea di uno spettacolo teatrale è una buona occasione per riflettere sul rapporto tra generi proprio all’interno delle chiese? Lo abbiamo chiesto ai nostri “attori-non-attori” che hanno partecipato allo spettacolo.
«Secondo me sì, il teatro aiuta a parlare di temi importanti in modo semplice e fa pensare le persone. Guardando le scene, ognuno può riconoscersi in alcune situazioni e capire meglio il punto di vista degli altri, anche se si tratta di uno spettacolo con attori non professionisti», dice Shardy Dave Joseph. «Il teatro offre un linguaggio diretto e coinvolgente, capace di avviare dialoghi su temi complessi», dice Marcelo Catalini. «Partire da materiale condiviso e sperimentato facilita la riflessione, ma ogni percorso resta significativo solo se ciascuno lo confronta con la propria esperienza. Il teatro può aprire la porta, ma ciascuno è chiamato a camminare attivamente nella propria riflessione». Sicuramente è stato coraggioso portarlo all’interno di una delle nostre chiese. Ma forse abbiamo proprio bisogno di eventi come questo per metterci davvero in gioco. «Perché il primo sforzo per evolversi gli uomini lo devono fare proprio nelle comunità che frequentano», dice Davide Grassi. «Solo così potranno proiettare un modo migliore di relazionarsi su questi aspetti all’esterno. L’auspicio è che questo evento non rimanga un episodio isolato, ma sia l’inizio di un percorso di riflessione che possa sfociare in altre iniziative simili». E chissà: magari l’idea di uno spettacolo sulle differenze di genere o sulla mascolinità potrà essere replicato anche in tante altre chiese bmv sparse per l’Italia.
Foto di Daniela Di Carlo