La Buona novella. Solidarietà in cucina
La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie
Al ristorante “Kreuzberger Himmel” di Berlino sono pressoché tutti rifugiati, dall’apprendista lavapiatti all’amministratore delegato. Provengono soprattutto da Iraq, Siria, Afghanistan, giunti in Germania per cercare di costruirsi una nuova vita lontano da morte e terrore.
I partiti di ultradestra tedeschi ripetono la litania che per gli stranieri non c’è posto, che bisogna impegnarsi piuttosto per i tanti senzatetto con passaporto tedesco, 55mila solo nella capitale, secondo gli ultimi censimenti. Il ristorante in questione risponde con i fatti agli slogan: sono proprio loro, i rifugiati che qui hanno trovato una seconda chance, a cucinare per i mendicanti della città. Un modello di integrazione che diventa dunque un esempio anche per la politica, fra solidarietà, collaborazione e anche imprenditoria.
Perché il ristorante non è soltanto un’attività filantropica, è una realtà commerciale che ogni giorno riceve i clienti e che garantisce un reddito dignitoso a chi vi lavora. A ciò ha affiancato fin da subito la preparazione dei pasti per chi è in difficoltà. L’idea è stata di Andreas Tölke, un ex giornalista che a partire dalla crisi migratoria del 2015 ha prima ospitato molte persone in transito e poi ha pensato a come aiutarle.
«Abbiamo ricevuto aiuto, ora possiamo restituire qualcosa», racconta Bakri Kamurghi. Il 46enne era un avvocato ad Aleppo, in Siria. È arrivato in Germania come rifugiato nel 2015. Ha iniziato a lavorare presso “Kreuzberger Himmel” nel 2018. Oggi ne è l’amministratore delegato, mentre Tölke per questo impegno nel 2021 ha ricevuto la Croce al merito dal Presidente federale Frank-Walter Steinmeier. 400 pasti al mese che sono altrettanti abbracci, gesti di attenzione verso i troppi che vivono al margine, anche nelle nostre città, e che abbiamo imparato a ignorare sistematicamente.