Elvis, la Bibbia e il rock

Presley crebbe nelle chiese evangeliche pentecostali del Sud degli Stati Uniti. Un nuovo film ora nelle sale italiane racconta il ritorno di Elvis sulla scena nel 1970

 

Elvis Presley – ricorda l’informazione in rete – nutriva una profonda e sincera fede cristiana, leggeva regolarmente la Bibbia e viveva una forte spiritualità, studiava testi profetici ed era incuriosito dalla filosofia.

 

Nonostante la sua immagine dura, spavalda da rocker, era dunque un devoto cristiano: «per rilassarsi cantava gospel e pregava prima di salire sul palco per i suoi concerti. La musica per lui era una missione divina».

 

E proprio di Elvis si è tornati a parlare con forza in questi giorni per l’uscita del film «Elvis Presley in Concert» di Baz Luhrmann (il trailer), arrivato nelle sale italiane il 5 marzo scorso per la Universal Pictures.

 

L’uscita è stata accompagnata dalla colonna sonora in formato digitale dell’opera e in cd; mentre il doppio Lp in vinile uscirà il prossimo 24 aprile.

 

«Pescando negli archivi della Warner – si legge sul sito mymovies.it –, Baz Luhrmann ha trovato un tesoro: ossia, le scene tagliate di due documentari capaci di testimoniare il ritorno di Elvis sulla scena nel 1970 all’International Hotel di Las Vegas (Elvis: That’s the Way It Is) e la prima grande tournée nelle arene nel 1972 (Elvis on tour)».

 

Le immagini, riportate al loro originario splendore dalla magia digitale del team di Peter Jackson, regalano oggi un ritratto elettrizzante di «Elvis the Pelvis», un appellativo che lui non amava ma legato al suo movimento del bacino. 

 

«Vestito di bianco e di luce – si legge –, con camicie psichedeliche, pantaloni gessati, cinture e frange, gioielli e occhiali cromati, “il Dio del Rock” è intoccabile e accessibile insieme, assediato dai fan e accompagnato dai suoi musicisti, da linee di fuga che convergono sul suo petto, scoperto da una jumpsuit (il capo di abbigliamento intero che combina top – camicia, blusa, maglia,ndr) portata a raso pelle».

 

Ma Epic, non è soltanto un concerto filmato, è di fatto un racconto in prima persona, e la voce di Elvis accompagna le immagini di concerti, di alcuni filmini di famiglia in Super8 e di alcune straordinarie session musicali.

 

«Una parentesi dorata – puntualizza Mymovies – da cui restano però fuori gli aspetti più oscuri».

 

Nel lavoro di Luhrmann e nella leggenda di Elvis emergono con forza la fede e l’infanzia, due esperienze personali legate alla sua famiglia pentecostale, dove si cementarono i legami con la musica gospel.

 

Prima ancora che il re del rock – ricorda su Avvenire Angela Calvini –, Presley fu infatti «un ragazzo cresciuto nelle chiese evangeliche pentecostali del Sud degli Stati Uniti. I suoi genitori, Gladys Love Smith e Vernon Elvis Presley, erano assidui frequentatori delle Assemblies of God, e proprio sui banchi della chiesa il giovane Elvis incontrò la musica che avrebbe segnato la sua vita. Non a caso portava sempre con sé una Bibbia e non smise mai di considerare il gospel come la sua radice più autentica. Da ragazzo, raccontano le biografie, sgattaiolava anche nelle chiese afroamericane – cosa tutt’altro che scontata nell’America segregata degli anni Quaranta – per ascoltare la predicazione e soprattutto i grandi cori spiritual. Da quell’esperienza nacque un amore mai venuto meno».