Svizzera, no al taglio del canone
Bocciato il referendum che rischiava di minare il pluralismo televisivo e di portare alla cancellazione delle trasmissioni religiose
Il popolo svizzero si è espresso attraverso il referendum e ha scelto di non appoggiare la proposta che puntava a dimezzare il canone pubblico radio-televisivo. Non una manovra autolesionista, ma una matura rappresentazione di consapevolezza di quanto le entrate economiche servano a garantire un servizio di informazione pubblico efficiente e pluralista,
Ne erano ben consapevoli le chiese che avevano messo in guardia sul concreto rischio di veder cancellate le storiche trasmissioni religiose che sono parte caratterizzante della cornice sociale elvetica.
La proposta puntava a ridurre lil canone radio-televisivo dagli attuali 335 franchi a 200 franchi e intendeva esentare tutte le aziende dal pagamento del canone. Ciò avrebbe comportato una riduzione del budget della SSR (azienda di servizio pubblico radio-televisivo in Svizzera, NDR) dagli attuali 1,2 miliardi di franchi a circa 630 milioni.
Qualcosa cambierà comunque perché un processo di riduzione delle accise era già in corso. Il canone scenderà con gradualità fino a 300 franchi nel 2029. Per la SSR ciò si traduce in una contrazione del 17% del budget (270 milioni di franchi in meno), nonché in una serie di riforme inevitabili, e già iniziate.