L’inclusività evangelica

Un giorno una parola – commento a Atti degli apostoli 17, 26

 

 

I cieli sono tuoi, tua pure è la terra; tu hai fondato il mondo e tutto ciò che è in esso. Hai stabilito il settentrione e il mezzogiorno

Salmo 89, 11-12

 

 

Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra

Atti degli apostoli 17, 26

 

L’apostolo Paolo proclama ad Atene: «Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra» rivelando, quindi, l’unità originaria dell’umanità per volere di Dio, che ne sottolinea la fratellanza e la sorellanza universale e l’universalità del Creatore.

 

In un’epoca segnata da divisioni razziali ed etniche, il testo sfida ogni “noi contro loro”. Tutti deriviamo “da uno solo”, e l’altro/a è fratello o sorella. L’inclusività evangelica ci insegna ad accogliere migranti e stranieri in fuga dalla miseria o dalle guerre nei loro paesi, riflesso della comune origine divina. Le migrazioni forzate dal clima e le ingiustizie economiche tradiscono questo disegno: Dio traccia i nostri passi sulla terra, ma l’avidità li devia. Il messaggio dell’Evangelo sostiene e la chiesa incarna l’unità celebrando le culture, favorendo il dialogo e promuovendo la giustizia.

 

La terra stessa è uno spazio condiviso per tutte le nazioni, un dono da abitare armoniosamente. Crisi climatica e deforestazione colpiscono soprattutto i vulnerabili – popoli indigeni, comunità povere – violando la fratellanza e la sorellanza umana. La terra non è merce, ma casa comune da custodire con equità intergenerazionale: riducendo emissioni, tutelando la biodiversità, garantendo risorse per tutti i popoli.

 

Per questo servono politiche accoglienti, educazione ambientale inclusiva e stili di vita sostenibili: trasporti green, consumi etici, impegno concreto. Come Paolo, anche noi annunciamo: «In Dio viviamo, ci muoviamo, esistiamo» (At. 17, 28). Il nostro destino e quello del creato è la riconciliazione cosmica in Cristo. Dall’unità scaturisce una responsabilità condivisa: tessere relazioni giuste e prenderci cura del pianeta per le future generazioni. Amen.