Tornare a Dio
Un giorno una parola – commento a Matteo 3, 2
Allora i figli d’Israele gridarono al Signore e dissero: «Abbiamo peccato contro di te, perché abbiamo abbandonato il nostro Dio»
Giudici 10, 10
Giovanni il Battista disse: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino»
Matteo 3, 2
Ravvedersi non è in primo luogo un ripiegarsi su di sé, ma un accorgersi di una dimensione della nostra vita di fede oggi, quindi vicino. È riconoscere una realtà altra che cammina accanto a noi e ci chiede di prendere posizione, di cambiare direzione. Inoltre, ravvedersi, convertirsi, significa cambiare il modo di pensare, quindi un cambiamento di mente, di spirito, che ha come risultato un cambiamento di atteggiamento, un modo diverso di vivere. Non pugni chiusi, ma mani aperte; non confini chiusi, ma braccia distese.
Il Regno è vicino là dove le mani si incontrano, dove si crea spazio per accogliere e per trasmettere, per donare. Convertirsi è imparare a vivere a braccia aperte. Non perché tutto sia già a posto, ma perché Dio è già più vicino di quanto avessimo osato sperare.
Oggi l’appello di Giovanni non risuona come un colpo che schiaccia, ma come un movimento: un invito a voltarci, a tenderci in avanti, perché il Regno è a portata di mano, non è un miraggio. Quest’appello suona anche ora. Questa parola è rivolta a noi nella situazione in cui viviamo. La società in cui viviamo è ben lontana da ciò che dovrebbe essere. Molte cose sono lontano da ciò che Dio ha in mente per l’umanità. A livello internazionale vediamo guerre e ingiustizie; a livello personale, non prendiamo davvero le distanze da situazioni che producono dolore, tristezza, conflitto e paura.
Facciamo entrare nel nostro modo di vivere la fede quest’appello a cambiare la mente, a cambiare pensiero. Non riduciamo il ravvedimento a dire un “mi dispiace”, che poi non conduce a un cambiamento. Si tratta di un radicale cambio di mentalità che porta a una trasformazione della vita, che ci fa sentire la vicinanza di Dio e il suo Regno, già oggi. Amen.