Germania: tocca alle Chiese?
Il partito AfD in Sassonia-Anhalt punta a tagliare fondi alle Chiese: cosa c’è in gioco per diaconia, democrazia e fede
Cosa succede in Sassonia-Anhalt?
Le notizie che arrivano dalla Sassonia-Anhalt non sono un semplice episodio della politica regionale tedesca.
La bozza del programma di governo dell’AfD, come anticipato dall’epd (Evangelischer Pressedienst) ,dichiara apertamente di voler “attaccare le chiese che riscuotono l’imposta ecclesiastica”.
Un salto di qualità nel dibattito pubblico, in cui le Chiese diventano esplicitamente un bersaglio politico.
Per le Chiese si tratta di un attacco frontale alla loro presenza pubblica, al loro servizio sociale e, in ultima analisi, alla struttura stessa della democrazia.
Ma la situazione in Sassonia assume anche un significato simbolico non irrilevante.
La Sassonia, infatti, è un luogo simbolo della Riforma e della vita di Martin Lutero. In questi luoghi, infatti, Lutero ha operato e vissuto.
Un programma che promette uno scontro
La bozza del programma dell’AfD per le elezioni regionali del 6 settembre in Sassonia-Anhalt è chiara:
- interrompere i finanziamenti statali alle Chiese “senza ulteriori indennizzi”;
- porre fine alla riscossione dell’imposta ecclesiastica tramite gli uffici fiscali;
- colpire in modo mirato le Chiese che, a loro giudizio, non “sosterrebbero più la fede cristiana” ma promuoverebbero la cosiddetta “ideologia arcobaleno”.
In un Land dove l’AfD è accreditata intorno al 39% nei sondaggi e viene classificata dall’Ufficio per la Protezione della Costituzione come partito di estrema destra, queste non sono semplici dichiarazioni identitarie: sono ipotesi di governo.
Il vescovo luterano Friedrich Kramer parla senza mezzi termini di “dichiarazione di guerra alle chiese e alla nostra società libera e democratica”.
Mentre il vescovo cattolico Gerhard Feige arriva a dire che chi vota AfD “vota per i metodi di Donald Trump in Sassonia-Anhalt”: un linguaggio insolitamente duro, che mostra la gravità percepita della situazione.
Diaconia sotto attacco: quali conseguenze?
La proposta di interrompere i contributi statali alle Chiese ignora volutamente il contesto storico e concreto.
I finanziamenti pubblici non sono “regali” alle Chiese, ma in gran parte compensazioni per le espropriazioni subite dalle stesse Chiese nel XIX secolo e dopo la Seconda guerra mondiale.
Ma vi è di più: questi fondi mantengono un diffuso, esteso e centrale sistema di welfare al servizio della collettività.
Le Chiese luterane e le opere diaconali, insieme alle realtà cattoliche, sono infatti tra i principali gestori di:
- asili nido e scuole,
- ospedali e case di cura,
- centri di consulenza,
- servizi di assistenza sociale nelle aree dove lo Stato spesso è poco presente.
Tagliare i finanziamenti “senza ulteriori indennizzi” significherebbe, di fatto, mettere a rischio l’esistenza di una fitta rete di opere diaconali.
Dietro l’attacco alla Chiesa c’è, in realtà, un attacco alle persone più fragili: bambini, anziani, malati, persone migranti, famiglie in difficoltà. La diaconia evangelica, infatti, non è un “lusso”: è un pezzo rilevante ed essenziale di quello che in Italia chiameremmo “stato sociale” diffuso nei territori.
Migranti, asilo e “industria dell’integrazione”
La bozza programmatica dell’AfD colpisce in modo mirato Diakonie e Caritas, accusate di far parte di una presunta “industria dell’asilo e dell’integrazione”.
La retorica è nota: insistere su un presunto abuso di fondi pubblici, contrapporre i richiedenti asilo alla “popolazione locale”, alimentare sospetto e risentimento.
La realtà è diversa:
- i progetti di integrazione e i corsi di lingua sostengono l’ingresso nel mondo del lavoro, anche in settori scoperti come l’assistenza e la sanità;
- il numero reale dei casi di “asilo religioso” è bassissimo (17 casi registrati a fine 2025 in tutto il Land), ben lontano dall’immagine di un “sistema” fuori controllo;
- il lavoro delle Chiese contribuisce a coesione sociale, prevenzione dei conflitti, accompagnamento delle persone.
Il direttore della Diakonie della Germania Centrale, Christoph Stolte, riassume così la situazione: quando la convivenza viene minata emarginando gruppi di persone, screditando stili di vita e delegittimando le istituzioni sociali, “alla fine ne soffrono tutti”.
L’impegno diaconale nasce infatti da umanità, compassione, carità cristiana. Mettersi contro questi valori significa, di fatto, scegliere una società più dura, più divisa e più fragile.
L’impegno luterano: libertà religiosa, di coscienza nello spazio pubblico
La tradizione luterana non è estranea al rapporto tra Chiesa e potere politico.
Proprio per questo, è particolarmente sensibile quando il potere politico cerca di ridurre la Chiesa a un attore addomesticato o da punire.
Le proposte dell’AfD non riguardano solo i conti delle Chiese: toccano questioni di fondo per ogni società democratica.
- Mettere in discussione accordi giuridici consolidati tra Stato e Chiese significa indebolire la fiducia nello Stato di diritto.
- Attaccare chi si occupa di persone migranti, poveri, malati e fragili, significa colpire i “legami di cura” che tengono insieme una società.
- Trasformare le Chiese in nemiche interne perché difendono la dignità di chi è ai margini, significa rifiutare quella pluralità di voci che è essenziale alla democrazia.
La tradizione luterana, nel confronto con la storia del XX secolo, ha imparato a proprie spese cosa significa tacere di fronte alla disumanizzazione.
Per questo, oggi molte Chiese luterane sentono come compito evangelico dire con chiarezza che il messaggio di Gesù Cristo è incompatibile con ideologie che alimentano odio, razzismo e disprezzo per i più deboli.
Un problema oltre la Germania
Quello che accade in Sassonia-Anhalt non è un episodio isolato.
In diversi Paesi europei, questo sentimento politico individua nelle Chiese critiche verso forme politiche autoritarie un bersaglio da colpire: riduzione dei finanziamenti, campagne mediatiche delegittimanti, attacchi al lavoro sociale e all’impegno per i diritti umani.
Per le Chiese – in Germania, in Italia e in Europa – non si tratta, quindi, di un caso isolato, ma di un campanello di allarme.
Un invito a rafforzare la consapevolezza del legame tra fede, democrazia e diritti umani per sostenere con convinzione la diaconia, rimanendo vigili quando la politica tenta di mettere a tacere le voci scomode.
La posta in gioco non è solo la sopravvivenza di strutture ecclesiastiche, ma il volto stesso della convivenza: se sarà orientata alla difesa dei privilegi di pochi o alla tutela della dignità di tutti.