Perquisizioni in due chiese battiste nell’Ucraina occupata dai russi

Secondo i dati forniti dall’organizzazione per i diritti umani Forum 18, nel mirino delle autorità russe ci sono soprattutto le chiese non registrate

 

Il 25 gennaio, la polizia e le autorità militari russe hanno effettuato irruzioni coordinate durante i culti domenicali di due congregazioni del Consiglio delle Chiese Battiste nella città di Krasnodon (nota in Ucraina come Sorokyne), nella regione occupata di Luhansk.

Secondo quanto riferiscono i leader delle chiese, alcuni agenti erano equipaggiati con armi da fuoco automatiche.

Il pastore Vladimir Rytikov ha dichiarato a Forum 18 – organizzazione per i diritti umani che promuove la libertà religiosa, di stanza in Norvegia – che gli agenti sono entrati nella sala di culto, hanno ordinato agli uomini presenti di alzarsi e hanno registrato le identità di diversi membri di chiesa. In seguito, il pastore è stato portato in una stazione di polizia e interrogato in merito al rifiuto della chiesa di registrarsi ai sensi della legge russa.

 

«Hanno detto che se non ci fossimo registrati, sarebbero intervenuti a ogni funzione e ne avrebbero impedito lo svolgimento», ha detto il pastore Rytikov.

La seconda congregazione battista in un villaggio vicino, Teple, è stata perquisita da agenti dell’unità di polizia incaricata di contrastare l’estremismo.

 

Le perquisizioni di gennaio fanno parte di un più ampio schema di azioni repressive contro le comunità religiose nelle aree dell’Ucraina occupate dalla Russia.

Tra luglio e dicembre 2025, si sono verificate almeno sette perquisizioni durante le funzioni religiose nelle regioni di Donetsk e Luhansk. La maggior parte ha coinvolto congregazioni del Consiglio delle Chiese battiste, che operano senza registrazione statale per principio (il principio battista della separazione tra stato e chiese, ndr.)

Cinque leader religiosi sono stati multati a seguito di queste perquisizioni ai sensi della legislazione russa “anti-missionaria”, che punisce le attività religiose condotte senza autorizzazione ufficiale.

 

Le autorità russe di occupazione insistono sul fatto che tutte le comunità religiose debbano registrarsi secondo la legge russa o notificare formalmente alle autorità la propria esistenza. I leader sono inoltre tenuti a possedere la cittadinanza russa. Le comunità che si rifiutano di farlo, o che mantengono legami con strutture religiose ucraine, sono considerate illegali.

I tribunali russi hanno ripetutamente confermato le multe contro i pastori nell’Ucraina occupata su questa base, anche quando le funzioni religiose si tenevano in case private o in luoghi di preghiera di lunga data.

 

Le Nazioni Unite hanno ripetutamente criticato le restrizioni alla libertà religiosa nel territorio ucraino occupato dalla Russia e hanno invitato le autorità russe a consentire alle comunità religiose di praticare liberamente la propria fede.

 

In un rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il Segretario generale António Guterres ha dichiarato: «Nessun individuo dovrebbe essere incriminato penalmente o detenuto semplicemente per aver praticato la propria religione, anche nelle forme di culto collettivo e proselitismo, in conformità con il diritto internazionale dei diritti umani.

I gruppi religiosi nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina dovrebbero avere accesso ai loro luoghi di culto e potersi riunire liberamente per la preghiera e altre pratiche religiose».

 

I gruppi per i diritti umani affermano che le azioni di coercizione contro chiese e altre comunità religiose fanno parte di una più ampia campagna di pressione nei territori occupati, che include la chiusura o il sequestro di chiese e altri luoghi di culto, la sostituzione di leader religiosi con figure ritenute fedeli a Mosca e la detenzione o l’espulsione di membri del clero che si rifiutano di obbedire.

Ex detenuti e investigatori per i diritti umani affermano che alcuni leader religiosi hanno subito gravi abusi durante la custodia, tra cui percosse, isolamento prolungato e altre forme di maltrattamento fisico e psicologico.

Il Center for European Policy Analysis (CEPA) riferisce che in diversi casi, sacerdoti e pastori sono scomparsi per settimane o mesi dopo essere stati portati all’interrogatorio, mentre altri sono stati costretti a fuggire o ad accettare la rimozione dai loro incarichi.

 

All’inizio del 2026, centinaia di comunità religiose nelle regioni occupate si sono registrate secondo la legge russa, mentre altre non possono o non vogliono farlo.

Le comunità legate alle strutture ecclesiastiche ucraine, tra cui molti gruppi protestanti, cattolici e ortodossi, sono tra quelle più frequentemente prese di mira. Il risultato di tali azioni è un clima di incertezza in cui il culto continua sotto la costante minaccia di ispezioni, multe o chiusura.

Dal canto loro, i funzionari russi – contattati dai giornalisti – si sono rifiutati di spiegare le motivazioni legali o di sicurezza per il coinvolgimento di polizia, procuratori e servizi di sicurezza, nelle incursioni nei luoghi di culto.