Dio ci chiama ad essere solidali e accoglienti
Un giorno una parola – commento a Proverbi 17, 5 e Giacomo 2, 5
Chi deride il povero oltraggia Colui che l’ha fatto; chi si rallegra dell’altrui sventura non rimarrà impunito
Proverbi 17, 5
Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?
Giacomo 2, 5
I passi previsti per oggi sono tra i più facili e contemporaneamente tra i più difficili da commentare: tra i più facili, perché l’opzione a favore dei poveri, dei sofferenti, degli stranieri, degli ultimi nella scala economica delle nostre società è molto chiaro a tutti e tutte. Sappiamo bene che l’Antico Testamento tutelava i soggetti più fragili (gli orfani, le vedove, gli schiavi) e che Gesù si è più volte speso a loro favore. E dunque questi versetti ci sembrano quasi banali, scontati, ci sembra ci dicano quello che già sappiamo e che non abbiamo bisogno di riascoltare per l’ennesima volta.
Ma contemporaneamente, sono tra i passi più difficili, perché qualsiasi commento non può che risultare un richiamo, un rimprovero, un colpo di frusta all’intera nostra esistenza; noi che siamo nati senza alcun merito nel nord del mondo, da cui cerchiamo di scacciare chiunque venga a chiederci le briciole, salvo farlo rientrare da clandestino per poterlo meglio schiavizzare. E dunque, qualsiasi riflessione seria rischia di essere stigmatizzata come moralistica, ideologica, politicamente di parte.
Eppure, non credo che ci siano molte alternative: non possiamo ignorare che la Bibbia intera ci chiede di essere uomini e donne solidali, accoglienti, amorevoli, ospitali; ci chiede di cambiare le nostre esistenze satolle, vivendo in armonia con la Terra e con tutti i suoi abitanti; né possiamo vivere tranquille e in pace mentre altri uomini e donne muoiono di fame a causa del nostro passato colonialista e del nostro attuale stile di vita.
Dunque, accogliamo il monito di questi versetti e cerchiamo di aprire le porte e i cuori, le menti e le nostre intere esistenze al povero, al sofferente, al fragile: facendolo sappiamo bene che apriamo la nostra stessa vita al Signore. Amen!