Investire su giovani e bambini è una responsabilità evangelica

Riflessioni di ritorno da «Connect 2026», il Congresso dello Youth and Children Ministry della EBF che si è tenuto in Inghilterra

 

In un’epoca segnata da conflitti globali che generano paure, polarizzazioni e confusione, la Federazione Battista Europea (EBF) – che unisce Unioni Battiste dell’Unione Europea, del Regno Unito e del Medio Oriente – rappresenta una delle realtà in cui sembra ancora possibile immaginare e praticare la pace. Uniti nel segno della misericordia di Dio, anche quest’anno Connect 2026, il Congresso dello Youth and Children Ministry della EBF ha radunato a Highbury (Londra), dal 20 al 23 gennaio, rappresentanti provenienti dai Paesi europei, dal Regno Unito, dal Libano e dalla Giordania. Purtroppo, a causa della cancellazione del volo per la situazione di conflitto tuttora presente, non è stato possibile avere con noi anche il rappresentante israeliano.

Culture diverse, accenti e lingue differenti, storie e ferite non sempre sovrapponibili: uniti per parlare di presente e di futuro, per cercare insieme strade di speranza per le nuove generazioni.

 

“Engaging with the Bible”

Il tema di Connect 2026 – Engaging with the Bible – ha fatto da filo conduttore a giorni intensi di formazione, confronto e creatività condivisa. La domanda di fondo non era soltanto come leggere la Bibbia oggi, ma come renderla viva, accessibile e significativa nei contesti reali in cui giovani e bambini crescono: contesti plurali, attraversati da lingue, culture e biografie differenti.

 

Una Bibbia, molti contesti

In questo quadro si è collocata la mia sessione, One Bible, Many Contexts, dedicata alla lettura biblica in prospettiva interculturale. Partendo dall’assunto che ogni lettura è sempre situata, abbiamo esplorato come il testo biblico incontri i contesti personali, culturali e comunitari dei lettori. Attraverso la storia del Libro di Rut, abbiamo riflettuto su migrazione, accoglienza, vulnerabilità e reciprocità, scoprendo come la Bibbia si arricchisca quando è ascoltata da molte voci e attraversata da esperienze diverse.

 

Storytelling e pratiche bibliche

Accanto a questa prospettiva, altre sessioni hanno approfondito la metodologia dello storytelling come strumento privilegiato per avvicinare giovani e bambini alla Scrittura: non un insieme di nozioni da trasmettere, ma una storia che incrocia le loro storie.

Non sono mancate riflessioni bibliche con forti ricadute pratiche: a partire da Atti degli Apostoli 2, con la sua visione di una comunità plurale unita dallo Spirito, fino al Vangelo di Matteo, in particolare il Sermone sul monte, letto come proposta concreta di vita quotidiana e non come ideale irraggiungibile.

 

Dalla Bibbia alla vita quotidiana

Un filo rosso ha attraversato l’intera conferenza: Engaging with the Bible non significa soltanto trovare modalità creative per spiegare il testo, ma accompagnare giovani e bambini a portare la Bibbia nella loro vita di ogni giorno. La Scrittura diventa così compagna di viaggio, lente per leggere studio, lavoro, relazioni, paure e speranze.

 

Lo sguardo che viene dalla Giordania

Particolarmente incisivo è stato l’intervento della referente del ministero giovanile battista della Giordania, che ha raccontato l’enorme investimento messo in campo a favore dei giovani, sia cristiani che musulmani.

Una strategia attenta e dettagliata, che impiega risorse professionali in ambito tecnologico e mediatico per raggiungere i giovani in modo credibile e continuativo: sostegno allo studio, accompagnamento nella ricerca di un lavoro, corsi gratuiti di lingua inglese e, insieme a tutto questo, la testimonianza concreta della speranza del Vangelo. Un esempio potente di come la cura dei giovani possa essere insieme sociale, educativa e spirituale.

 

Connessioni fragili ma reali

L’assenza del referente dei giovani battisti di Israele – impossibilitato a partecipare a causa della situazione di conflitto ancora in corso, che ha portato alla cancellazione del volo – è stata sentita e condivisa. Un segno di quanto le connessioni siano fragili, ma anche di quanto siano preziose.

Perché Connect è anche questo: connessione e condivisione tra mondi che sembrano distanti – talvolta contrapposti – ma che vengono avvicinati dalla misericordia del Signore e dal desiderio comune di servire le nuove generazioni.

 

Uno sguardo al futuro

Il cammino avviato a Connect 2026 non si conclude qui. Il tema proseguirà con un seminario promosso dal Youth and Children Ministry EBF in collaborazione con l’International Baptist Theological Seminary (IBTS). Maggiori dettagli sul seminario saranno disponibili a breve sul sito dell’IBTS (www.ibts.eu).

 

Un appello alle chiese in Italia

Da Connect 2026 emerge con forza un appello che riguarda da vicino anche le chiese in Italia: investire sui giovani e sui bambini delle nostre comunità non è un’opzione, ma una responsabilità evangelica e profetica. Investire significa non solo destinare risorse, ma soprattutto ascoltare. Ascoltare le domande, le inquietudini, le ferite e i desideri dei giovani e dei bambini della nostra società, senza paura di ciò che ci mettono in discussione.

Questo ascolto ci chiama ad accettare la sfida di reinventarci: a rinnovare il nostro modo di predicare la Parola, a ripensare le liturgie perché sappiano parlare anche alle nuove sensibilità e ai linguaggi di oggi, a promuovere una spiritualità capace di dialogare con le nuove generazioni, concreta, incarnata, credibile. Non si tratta di rincorrere mode, ma di tornare all’essenziale del Vangelo, lasciandolo risuonare nelle forme e nei codici del nostro tempo.

Investire sui giovani significa anche creare spazi accoglienti, reali e simbolici, in cui possano sentirsi parte, non ospiti temporanei; luoghi in cui la fede possa essere esplorata senza timore, condivisa senza giudizio, vissuta nella sua dimensione comunitaria e quotidiana.

 

Connect 2026 ci ha ricordato che la Bibbia non è un libro da custodire a distanza, ma una parola da abitare insieme. E che, scegliendo di ascoltare e camminare con le nuove generazioni, le nostre chiese possono continuare a essere laboratori di speranza, di pace e di futuro, anche in tempi complessi come quelli che stiamo vivendo.

 

Da www.ucebi.org