Cristo colma la nostra distanza da Dio
Un giorno una parola – commento a Efesini 2, 12-13
Quelli che egli ha riunito da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, celebrino il Signore per la sua bontà e per i suoi prodigi in favore degli uomini!
Salmo 107, 3; 8
Ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo.
Efesini 2, 12-13
Nel testo che ci viene posposto oggi, l’apostolo Paolo ricorda ai credenti di Efeso (e a noi) la loro condizione passata: “eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo”. È una descrizione forte, che parla di esclusione, disorientamento, perdita di identità. Essere lontani da Dio significa vivere privi di un centro di riferimento, senza una promessa che dia senso al presente e al futuro. Paolo non attenua questa realtà: la distanza è reale, dolorosa, e umanamente insanabile. Ma il testo compie una svolta decisiva con due parole cariche di grazia: “Ma ora”. In Cristo Gesù, quelli che erano lontani sono stati avvicinati. Non per meriti propri, non per sforzi umani, ma “mediante il sangue di Cristo”. Il muro che separava è stato attraversato e abbattuto dall’iniziativa di Dio stesso. La distanza non è più l’ultima parola. Grazie all’intervento di Dio ora anche noi non siamo più “dall’altra parte” ma in comunione. È Cristo stesso che colma la distanza, che trasforma gli estranei in persone di casa, gli esclusi in partecipanti alla promessa.
Questa parola parla anche a noi oggi. Il “Ma ora” ci ricorda che la nostra identità non nasce dall’appartenenza etnica, religiosa o morale, ma dall’essere stati raggiunti e avvicinati da Cristo. E io penso che ci dia anche da pensare come comunità: se Dio ha abbattuto i muri, siamo chiamati a non ricostruirli. La chiesa dovrebbe essere il luogo in cui la lontananza si trasforma in comunione, e sia il luogo in cui si fa memoria della grazia ricevuta così da poter essere accoglienti, umili e grati. Amen.