La Buona Novella. Una liberazione simbolo
Tra venti di guerra e derive autoritarie Alberto Trentini liberato dopo 423 giorni di ingiusta detenzione.
L’ecatombe mondiale rappresentata dal riarmo, dai nuovi “venti guerra” spesso evocati per scongiurarne – con un ossimoro – l’avvento di altri; le tante guerre in corso, capaci di uccidere e annichilire i diritti e le democrazie del mondo, e ancora, le svolte autoritarie mondiali della politica e le involuzioni autocratiche dei regimi democratici oggi sembrano renderci impotenti, privi di spiragli, soprattutto nel poter trovare (o ricevere) buone notizie.
Eppure, le buone notizie in un modo o nell’altro arrivano sempre. Le buone notizie le produciamo come esseri umani, come credenti, e lo facciamo con le nostre azioni, le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre volontà, le nostre richieste: per un mondo più giusto, più equo. Un mondo che vorremmo potesse riappropriarsi di un sentimento oggi mortificato, dimenticato, inavvertito, di cui Gesù era l’immagine, l’esempio: l’empatia.
Dal 2024, dapprima timidamente, molti di noi, e con empatia, hanno chiesto la liberazione di un cooperante in Venezuela arrestato il 15 novembre di quell’anno. Un nome, allora poco conosciuto, ma vessillo di tanti altri nomi colpiti dall’ingiustizia e dall’arroganza imperante della violenza, spesso arbitraria e profusa in barba ai diritti umani.
Dal giorno dell’incarcerazione di Alberto senza un reale motivo sono state tante le battaglie portate avanti nel suo nome: in primis dalla sua famiglia (e dalla caparbietà della madre), dall’avvocata Alessandra Ballerin; da associazioni, enti, Università, giornalisti, società civile, attrici e attori, accompagnata dai social, una mobilitazione per restituire Alberto un volto, un’identità reale, illuminando così una storia e per illuminare, sempre in suo nome, una battaglia più vasta.
All’alba del 12 gennaio è arrivata la notizia della liberazione del carcere venezuelano di Trentin: «Alberto finalmente è libero! Una notizia che aspettavamo da 423 giorni», ha detto Armanda Colusso, la mamma di Alberto.