Rivoluzione MAGA e nazionalismo cristiano
Il connubio tra immaginario religioso e ideologia
In molti avevano predetto che il presidente Trump si sarebbe mosso come un elefante nella cristalleria, ma ora l’elefante ha iniziato a muoversi e persino a ballare, rivoltando tutto quanto lo circonda. La minaccia di abbandonare l’Ucraina al suo destino, le pretese sulla Groenlandia, la violazione della sovranità venezuelana per acquisire, come candidamente riconosciuto, il controllo sul petrolio, il disprezzo per l’Unione Europea e le Nazioni Unite, il disinvestimento sul Patto atlantico sono solo alcune mosse di una presidenza che, comunque vada a finire, lascerà il segno. La grandezza idealizzata nella formula Maga – Make America Great Again – è quindi un progetto imperialistico, unilateralista e militarista di eccezionale portata, di fronte al quale i sogni europeistici sembrano svanire quasi d’incanto. Così come l’anima democratica e liberale di un Paese in cui il presidente eletto dal popolo ritiene di disporre di un «potere limitato soltanto dalla mia moralità», come affermato il 9 gennaio scorso.
In questo cambiamento “epocale” agisce un altro fattore che l’Europa secolarizzata tende a sottovalutare: quello di una religiosità nazionalistica che celebra il primato spirituale dell’America e intende riaffermare le sue radici cristiane. In questo senso, Trump non è soltanto il commander in chief dell’esercito più importante del mondo, ma anche il sommo sacerdote di un cristianesimo americano, ecumenicamente aperto a cattolici, protestanti e a quanti altri sono pronti ad aderirvi, capace di riunire la Nazione al cospetto di Dio: «One Nation under God», secondo la solenne formula che nel 1954, in piena guerra fredda, il presidente Eisenhower volle inserire nella formula del giuramento alla bandiera.
Per dare forma a questa religiosità della nazione, Trump ha istituito alla Casa Bianca un Faith office, composto da pastori e predicatori quasi tutti riconducibili al fondamentalismo evangelical, presieduto dalla pastora pentecostale Paula White-Cain: «Ovunque io vada, Dio governa – afferma con piena convinzione dei poteri carismatici che Dio le ha donato – Quando cammino sul terreno della Casa Bianca, Dio cammina sul terreno della Casa Bianca».
La predicazione di Paula White può essere ricondotta al cosiddetto Vangelo della prosperità: una teologia che, a partire da alcuni passi della Bibbia che contengono termini come “benessere”, “ricchezza” e “abbondanza”, associa le benedizioni di Dio alla fortuna materiale di ciascuno. Più fede, più soldi, il capitale come misura della fede. «La libertà finanziaria inizia dentro una persona, ed è il desiderio di libertà finanziaria che dà vita a tutti i comportamenti che producono libertà finanziaria», scrive in uno dei suoi best seller, prosaicamente intitolato Money Matters. In questo Vangelo del benessere, i poveri e gli ultimi sono colpevoli della loro condizione perché non hanno creduto in Dio e nella forza delle sue benedizioni. Non stupisce che Trump, alla ricerca di personalità religiose delle quali circondarsi, sia stato folgorato da questa predicatrice della Florida.
L’altro braccio operativo che la Casa Bianca si è data per gestire gli affari religiosi è la Commissione per la libertà religiosa: composta da esponenti del fondamentalismo evangelical, ortodossi, cattolici ed ebrei, non comprende alcuna personalità delle mainline churches, le denominazioni storiche del protestantesimo americano. Obiettivo primario di questo organismo è tutelare quei settori delle comunità religiose che contestano alcune politiche educative e sociali giudicate liberal o immorali: dai servizi per l’interruzione della gravidanza – ormai esclusi dall’intervento federale – ai programmi scolastici in materia di educazione sessuale, creazionismo, diritti Lgbtq+. Come noto, uno dei pilastri del liberalismo americano è il Primo emendamento della Costituzione, che stabilisce la separazione tra l’azione dello Stato e quella delle comunità di fede, impedendo al Congresso di legiferare sulla base di un principio “confessionale”. «Separazione? Non so se c’è separazione – ha commentato Trump in occasione dell’insediamento della Commissione – ma per ora dimenticatevene».
La Commissione, composta anche da personalità vicine al “sionismo cristiano” e pertanto a quella lettura fondamentalista dei testi profetici della Bibbia che prefigura lo scontro finale tra le forze del Bene e quelle del Male nello specifico teatro mediorientale, porterà nuovi argomenti teologici a sostegno della politica già marcatamente filoisraeliana dell’Amministrazione Trump.
Di fronte alla rivoluzione Maga molti restano sorpresi e interdetti, qualcuno persino affascinato. Le chiese si dividono, e una parte di esse aderisce a un ecumenismo reazionario cementato dalle politiche a difesa della famiglia tradizionale, dall’omofobia e dall’islamofobia, dall’ossessione delle migrazioni globali e del sostituzionismo etnico e religioso. È un’ondata che si può contrastare con il coraggio e la creatività di buone politiche ma anche – e non in misura minore – con la forza e la passione di una buona teologia.
Foto: Trump White House Archive