Venezuela, le chiese chiedono solidarietà, giustizia e diritti
Dure prese di posizione dopo l’attacco statunitense alla nazione sudamericana
Le chiese evangeliche si esprimono con forza dopo il recente attacco statunitense in Venezuela con il conseguente sequestro del presidente della nazione sudamericana Nicolas Maduro, e di sua moglie.
Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), il pastore Jerry Pillay, ha condannato fermamente i recenti attacchi descrivendo tali azioni come «violazioni incredibilmente flagranti del diritto internazionale».
«Queste azioni – ha proseguito Pillay – costituiscono un precedente pericoloso e un esempio per coloro che cercano di ignorare ogni vincolo all’uso dell’aggressione armata e della forza bruta per raggiungere obiettivi politici». Il segretario del Cec ha chiesto l’immediata cessazione degli attacchi e un rinnovato rispetto dei principi del diritto internazionale e della sovranità degli Stati. Ha inoltre fatto appello agli organismi internazionali affinché agiscano rapidamente, e ha esortato le Nazioni Unite e l’Organizzazione degli Stati americani a intervenire per garantire il rispetto delle carte e delle convenzioni internazionali.
La Comunione Mondiale delle Chiese Riformate (Wcrc) condanna a sua volta «fermamente l’illegale atto di aggressione compiuto dagli Stati Uniti d’America in Venezuela». Esprime inoltre «profonda preoccupazione per le crescenti pressioni politiche, economiche e sociali a cui è sottoposto il Venezuela, inclusa la minaccia di occupazione da parte degli Stati Uniti». Guidata dalla Confessione di Accra, che critica i sistemi di impero, dominio e sfruttamento, la Wcrc ha sottolineato che «la crisi venezuelana non può essere intesa esclusivamente come una questione di politica interna» e chiede di «considerare le implicazioni globali della militarizzazione in generale e dell’aggressione di questi giorni in particolare. Le vaste riserve petrolifere del Paese e la sua importanza strategica lo hanno reso un punto focale nelle lotte di potere globali, aumentando il rischio che coercizione, manipolazione o minacce militari possano essere normalizzate come strumenti per rimodellare gli Stati sovrani. Tali azioni sono un affronto alla dignità umana e una sfida diretta alla giustizia di Dio».
La Wcrc richiama poi i principi vincolanti della Carta delle Nazioni Unite, in particolare l’articolo 2 che stabilisce che le nazioni devono astenersi da minacce o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato. Il rispetto di questi principi è essenziale per una pace basata sulla giustizia.
La Wcrc sottolinea che queste sfide non riguardano solo il Venezuela. Ci viene ricordato che «i sistemi imperialisti che privilegiano l’occupazione, il dominio, il controllo delle risorse e la preservazione dei privilegi globali rispetto alla dignità umana sono sfide teologiche e morali. Non sono neutrali e le comunità religiose sono chiamate a identificarle, a resistervi e a trasformarle.
La Wcrc invita ancora «i governi e gli attori internazionali a rinunciare a strategie coercitive e a perseguire il dialogo e soluzioni multilaterali fondate sul diritto internazionale. Le Chiese di tutto il mondo sono esortate a continuare a contrastare la disinformazione, ad amplificare le voci dei più colpiti, ad accompagnare pastoralmente le comunità e a rendere testimonianza profetica della giustizia di Dio».
In solidarietà con le chiese riformate in Venezuela e con tutti coloro che soffrono paura, sfollamento e incertezza, la Comunione si impegna a pregare e ad agire concretamente per la pace nella giustizia. Chiede inoltre una solidarietà ecumenica duratura con le chiese e il popolo venezuelano. Afferma che la vera sicurezza non può essere costruita attraverso il dominio, né la pace assicurata attraverso il controllo di nazioni o risorse, ma solo attraverso la giustizia, la verità e l’amore costante. Amore che unisce tutti i popoli in Cristo.