Soffiare sulle braci: un Nuovo Testamento ecumenico e letterario

La prima traduzione italiana realizzata insieme da cattolici, ortodossi ed evangelici, per la Società biblica, sarà presentata a Roma il 25 febbraio. Ne parliamo con Mario Cignoni

 

Una fortunata coincidenza, l’uscita, nel 1700° anniversario del Concilio di Nicea, della prima traduzione italiana ecumenica del Nuovo Testamento, promossa dalla Società biblica in Italia (Sbi) e approvata dall’Alleanza biblica universale, con il coinvolgimento di ben diciotto chiese.

Mario Cignoni, segretario generale della Sbi e coordinatore del progetto Tle (traduzione letteraria ecumenica) del Nuovo Testamento, ci spiega infatti che «si tratta di un’opera sostenuta e realizzata per la prima volta insieme da cattolici, ortodossi ed evangelici, nonché la prima traduzione ecumenica e condotta con criteri letterari, di aderenza al testo greco originale».

Quindi un lavoro notevole in sé, per il coinvolgimento di tante realtà diverse: «Ogni libro è stato affidato a due traduttori di confessioni diverse, che hanno prodotto una prima versione. Poi i gruppi di libri omogenei sono stati revisionati a loro volta, congiuntamente, da due revisori. Ogni chiesa ha poi avuto modo di esaminare i testi e fare eventuali osservazioni». In totale, quindici traduttori, sette revisori, altri esperti: 45 persone in tutto.

 

C’è poi il secondo aspetto caratterizzante di questa opera, il suo essere letteraria, che non è sinonimo di letterale: cerchiamo di spiegarlo meglio. «Non si tratta di una versione parola per parola, ma è letteraria perché segue il criterio delle equivalenze formali, cioè tenta di mantenere il più possibile il modo di esprimersi, il giro di frase del testo originale, le forme verbali, come il presente storico. L’obiettivo è proprio che il lettore si renda conto della distanza temporale e culturale tra sé e il testo. L’effetto iniziale può essere un po’ spiazzante, ma poi ci si abitua!».

 

Anche la scelta dei termini non è stato facile: si è cercata una coerenza nella traduzione, ma non è sempre possibile tradurre una parola allo stesso modo; ci sono inoltre, spiega Cignoni, sono state mantenute distinzioni importanti, per esempio tra curare e guarire, risorgere e risuscitare, santuario e tempio: «Ci sono termini problematici, per esempio come tradurre il greco “psyché”? Spesso è stato tradotto con “anima”, in questa traduzione viene spesso scelto “vita”. Inoltre, la traduzione ha cercato di essere attenta alle questioni di genere, pur preservando la mentalità, usi e costumi espressi nel testo. Sono poi presenti note e una piccola appendice che spiegano alcune scelte e presentano alcune traduzioni alternative».

 

Tutto questo è stato fatto cercando di offrire una lettura scorrevole, per l’utilizzo sia personale sia pubblico. In merito a questo, e quindi ai destinatari dell’opera, indubbiamente ci sono due aspetti, quello culturale e quello di fede: va detto innanzitutto che non si tratta di una traduzione confessionale, come ce ne sono state numerosissime nel corso dei secoli, ma di una Bibbia unica, pur mantenendo la pluralità di interpretazioni tra le famiglie confessionali cristiane. Spiega infatti Cignoni: «Essendo una nuova traduzione, si tratta sicuramente di un’operazione culturale, fatta dalle chiese alla società italiana: una traduzione fatta da cristiani, ma non confessionale, per far conoscere il Vangelo nel mondo della scuola, tra la gente comune. Ma l’obiettivo di fede è implicito, anzi esplicito nel testo stesso: fare conoscere ai nostri contemporanei, e in prospettiva alle generazioni future, il Cristo così come è presentato dagli scritti del Nuovo Testamento, le uniche fonti che ce ne tramandano la vicenda. Una parola scritta che può diventare una parola viva, un po’ quando il vento soffia sulle braci semispente, e le riaccende».

 

L’opera sarà presentata martedì 25 febbraio a Roma, alle 17, alla chiesa valdese di piazza Cavour. La presentazione sarà curata da don Luca Mazzinghi della Pontificia Università Gregoriana, presidente della Sbi e Mario Cignoni, Facoltà valdese di Teologia, segretario generale della Sbi. Ci saranno inoltre gli interventi del card. Gualtiero Bassetti, già presidente della Cei, del vescovo Dionysios Papavasileiou della Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia (Patriarcato ecumenico), della diacona Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese, del dr. Lénart de Regt, Alleanza biblica universale.

 

Ci sarà anche un Antico Testamento letterario ed ecumenico? A che punto sono gli altri progetti della Sbi: Bibbia italiana della Riforma, Nuovo Testamento greco-italiano?

Le risposte nell’intervista a Mario Cignoni qui: