
Il coraggio di chi seppe identificarsi con l’altro
Roma, 16 ottobre 1943, due bambini scampati alla deportazione in un libro per i più piccoli
Il 2 febbraio scorso a Ferrara, nella sala “Aldighieri” dell’Hotel Astra, si è tenuta la presentazione del libro illustrato Se nun era pe’ Francesco (ed. La Carmelina), la cui autrice è Vanessa Rossetti e il cui protagonista, nonché coautore, Gabriele Sonnino. L’incontro è stato mediato dai preziosi interventi di Deborah D’Auria, docente, specializzata in Storia dell’ebraismo e didattica della Shoah. Rossetti, in quanto insegnante di scuola primaria, ha ideato un percorso attraverso il quale condurre bambini e bambine alla conoscenza di una delle vicende più raccapriccianti della storia del XX secolo.
Grazie alle silenziose ma dinamiche illustrazioni di Sofia Capatti, quale modo migliore se non quello di raffigurare sin dalle prime pagine “nonno Gabriele” che, attraversando il ghetto di Roma, ripercorre con gli occhi la triste vicenda del sabato 16 ottobre 1943. I soldati tedeschi continuano a depredare e deportare ebrei. Gabriele ha solo quattro anni quando insieme alla sorella Sara, di sei anni, alla mamma Emma e al papà Eugenio si vede costretto a nascondersi in diversi rifugi per scampare al rastrellamento. Ma, come spiegare a due bambini che in quei giorni bui non c’è spazio per il gioco o per uno sbaglio? È così che Sara, aprendo il portone all’interno del quale erano nascosti, viene afferrata per un braccio da un soldato nazista. Francesco Nardecchia, il lattaio di via Santa Maria del Pianto, mostrando il crocifisso fa intendere al nazista che i bambini sono cattolici. Gabriele e Sara possono finalmente riunirsi con i loro genitori grazie a un uomo che non ebbe paura per la propria incolumità. Il suo gesto, che, senza alcun dubbio è carico di un grande coraggio e umanità, dovrebbe appartenere a ogni essere umano.
Dopo aver letto il libro, ho riflettuto molto sul ritmo del racconto, immaginandolo come una melodia. Nonostante la sua brevità, trovo che si alternino momenti di calma inquieta a picchi drammatici che culminano con la deportazione di migliaia di ebrei romani. Questa drammaticità viene abilmente attenuata nel racconto attraverso una ricercata scelta di parole e un’illustrazione che mostra “il giusto”, affinché i bambini possano comprendere senza essere esposti d’impatto agli orrori della guerra.
La storia di Gabriele è perfetta per essere raccontata a un pubblico più giovane anche per il suo finale. Mostrare ai bambini che qualcuno è scampato, ha fatto ritorno e non è stato inghiottito dall’incubo delle carceri e dei campi di sterminio porta con sé speranza. La “soluzione finale” di Hitler ha purtroppo riguardato milioni di persone ma le loro storie non hanno mai cessato di essere raccontate. Persino il messaggio lasciato cadere da una deportata alla stazione di Ferrara sta a indicare che c’è sempre un modo per ingannare il male e per far arrivare il grido di giustizia oltre muri, fili spinati e sbarre. La vicenda di Gabriele insegna che il bene esiste e risiede in coloro che non hanno paura di immedesimarsi nell’altro. Nessuno di noi appartiene a categorie o minoranze, il cui nome racchiude già la visione di “diverso”, “altro”. Un differente credo, orientamento o caratteristica che ci contraddistingue costituisce semplicemente una diversa interpretazione del mondo che potrebbe da un momento all’altro appartenerci. L’odio risiede nel rifiuto, per paura, di conoscere piccoli mondi interiori a noi ancora sconosciuti.
* V. Rossetti – G. Sonnino, Se nun era pe’ Francesco. Storia del bambino salvato dal lattaio nel ghetto di Roma. Ferrara, La Carmelina edit., 2025, pp. 50, euro 15,00.